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13.7.17 - Caso Consip-Lillo, un attacco vergognoso alla libertà di stampa
Angelo Cannatà

17.7.17 - Sono in totale disaccordo con Angelo Cannatà
Pasquale Simari

22.8.17 - Kant o Weber, il dilemma etico per le Ong
Angelo Cannatà

25.9.17 - Se una sera d'autunno un amico ti spiega la vita
Angelo Cannatà

26.9.17 - Lettera al Sindaco riguardo il pallone in piazza Matteotti
Maria Francesca Cordiani

3.10.17 - Galatro Terme News e la comunità virtuale dei galatresi
Angelo Cannatà





(13.7.17) CASO CONSIP-LILLO, UN ATTACCO VERGOGNOSO ALLA LIBERTA' DI STAMPA (Angelo Cannatà) - Non è cambiato niente. Oggi come 50 anni fa la colpa è sempre dei giornalisti. “Il caso Lillo” è devastante se inquadrato al di là dei dettagli tecnici. Ha ragione Travaglio: “Ora è il momento di uscire dai tecnicismi e alzare lo sguardo. Non siamo né il primo né l’ultimo giornale a pubblicare notizie segrete e a subirne le conseguenze (…) quando si tocca il più intoccabile degli intoccabili – Matteo Renzi – bisogna prepararsi a tutto.” In passato altri giornali sono stati sotto attacco; mi sono occupato - lavorando a La passione dell’etica, Mondadori - dei fatti relativi al tentato colpo di stato del generale De Lorenzo. Può essere utile richiamarli. Il caso esplose nel 1967. Intrighi, complotti, trame: “Il Paese è stato ad un passo dal colpo di Stato militare” (L’Espresso, 14 maggio 1967). Denunce forti. Per i suoi articoli Scalfari, nonostante la richiesta d’assoluzione del pubblico ministero Occorsio, venne condannato. La candidatura al Parlamento gli garantì l’immunità parlamentare. Perché richiamo questi fatti? Perché con tutta evidenza, oggi, siamo di fronte a un altro caso - diverso, certo - di “giornalismo di denuncia” che finisce sotto inchiesta: la penna di un giornalista è, di nuovo, nel mirino.

Marco Lillo e il Fatto Quotidiano sono massacrati per aver rivelato e denunciato lo scandalo Consip. La sintesi perfetta l’ha trovata Vauro: “Caso Consip, perquisito Lillo. “Devo alzare le mani?” “No, chiudere la bocca”. E’ in gioco il diritto all’informazione, questo è il punto, anche se lo si nega con incredibile inversione dei fatti: il giornalista che denuncia diventa il responsabile e passa in secondo piano il fatto denunciato. Giuliano Ferrara scrive, addirittura, che è “Il nostro Watergate”. Paragone assurdo: 1. Nel caso Watergate nessuno attaccò il capo del governo; al contrario: era il Presidente e capo del governo responsabile dell’intrigo e fu proprio lui (Nixon), messo sotto accusa, a doversi dimettere; 2. In America, un giornale libero, il Washington Post, denunciò le trame del Potere. Ormai è storia: Watergate significa: “Un giornale che denuncia e un Presidente che si dimette”. In Italia è il giornalismo a trovarsi sotto accusa. E’ gravissimo. “Perquisizioni, ordini di esibizione, cassetti scassinati, computer e telefonini sequestrati”: la sede del Fatto è stata invasa, maltrattata, umiliata, offesa. Neanche nei primi anni Sessanta, sotto governi autoritari, “L’Espresso” - testata di dura opposizione - subì un trattamento simile. E’ una vergogna!

Una vergogna anche il silenzio di molti intellettuali. Sartre: “Lo scrittore è ‘in situazione’ nella sua epoca: ogni parola ha i suoi echi. Ogni silenzio anche. Io ritengo Flaubert e Goncourt responsabile della repressione che seguì la Comune perché non hanno scritto una riga per impedirla. Non era affar loro, si dirà. Ma il processo di Calas era affare di Voltaire? La condanna di Dreyfus era affare di Zola? L’amministrazione del Congo era affare di Gide? Ciascuno di questi autori, in una circostanza particolare della vita, ha misurato la propria responsabilità di scrittore. L’occupazione ci ha insegnato la nostra.” Insomma. L’intellighenzia italiana non ha niente da dire se un giornalista che indaga e denuncia viene intimidito? E’ normale che si perquisiscano - in un Paese libero - le sedi dei giornali? E’ giusto che la libertà di stampa subisca un attacco che ricorda altri tempi? Cosa significa - di cosa è sintomo - il silenzio assordante di opinion leader e giornaloni? “Repubblica” ieri non aveva spazio per l’incursione inaudita in un giornale di opposizione: doveva occuparsi (pag. 23) di un tema decisivo: “La sfida della bresaola”. Ho la massima stima per la magistratura e fiducia nel suo lavoro. Mi limito a dire che il caso Consip non è “il nostro Watergate”; che Marco Lillo non è un mostro; che in Italia, ogni volta che vengono toccati i potenti si apre “un’indagine sull’indagine”. Non è cosa di poco conto. E’ tema serio, soprattutto se cominciano a perquisire le sedi dei giornali. Impossibile non pronunciarsi. Sartre: “Noi non vogliamo perdere niente del nostro tempo; forse ce n’è di meglio, ma è il nostro tempo; non abbiamo che questa vita da vivere” con questi eventi. Intellettuali, scrittori, è davvero possibile tacere senza sentirsi complici – col silenzio – di quanto accade?

Articolo pubblicato da il Fatto Quotidiano e dal sito di
MicroMega (8 luglio 2017)

Nella foto: il libro di Marco Lillo sul caso Consip in cui sono coinvolti Renzi figlio e Renzi padre.

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(17.7.17) SONO IN TOTALE DISACCORDO CON ANGELO CANNATA' (Pasquale Simari) - Come spesso mi accade ultimamente, sono in totale disaccordo con quanto scrive Angelo Cannatà. Premesso che non sono iscritto al PD e, quindi, non ho interessi di parte da difendere, mi pare che nel suo articolo Angelo dimentichi alcuni dettagli importanti.

In primo luogo, è la Procura di Napoli (di cui fa parte quello stesso Woodcock che Travaglio e il Fatto Quotidiano incensano quotidianamente) ad aver disposto la perquisizione a carico di Lillo, anche in considerazione dell'esistenza di telefonate tra il giornalista e Federica Sciarelli, fidanzata del noto magistrato, proprio in concomitanza con la pubblicazione delle notizie segrete.

Tuttavia, quello che fa specie è l'omissione di una circostanza fondamentale: la procura di Roma, retta da Giovanni Pignatone (quello che il Fatto santificava quando ha spianato la strada al M5S per la conquista di Roma con l'indagine su Mafia Capitale) ha scoperto che gli atti di indagine che accusavano il padre di Matteo Renzi, poi utilizzati in una feroce campagna di stampa contro il segretario del PD, erano stati falsificati da un capitano dei carabinieri stretto collaboratore di Woodcock.

Insomma, in questa torbida vicenda più che giornalismo modello Washington Post mi pare di intravedere quello di OP e Mino Pecorelli.

Nella foto: il magistrato Henry John Woodcock.

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(22.8.17) KANT O WEBER, IL DILEMMA ETICO PER LE ONG (Angelo Cannatà) - Si discute da giorni del codice di comportamento per le Ong varato dal governo. Le organizzazioni umanitarie devono obbedire ai vincoli e ai limiti imposti dalla legge? Frequenti i cambi di linea: mentre la Caritas e i cattolici al governo protestano, il Vaticano attraverso il presidente della Cei approva; la politica e la cultura si dividono e personalità di valore - come Erri De Luca e Massimo Cacciari - assumono posizioni contrastanti; urge ragionare senza anatemi (bastano quelli di Salvini) contro le opinioni diverse dalle nostre; il tema apparirà più chiaro se lo si riconduce - filosofia docet - alla sua essenza. Dunque. Di cosa parliamo quando confrontiamo il codice di comportamento di Minniti con la posizione umanitaria di Medici senza frontiere? E’ evidente: ragioniamo in buona sostanza delle critiche di Max Weber a Immanuel Kant.

Si dice da più parti, e con lucidità da Erri De Luca, che le Ong hanno il dovere morale di spingersi oltre il confine stabilito dalla legge (“Il codice? Vogliono bloccare chi salva le persone”); è coerente, lo scrittore, nelle sue argomentazioni: “Aiuterei chi mi chiede aiuto per il semplice principio che farei a un altro quello che vorrei fosse fatto a me in caso di necessità”. Giusto. Tuttavia De Luca è troppo vincolato all’etica dell’intenzione di Kant - delle Ong sottolinea l’intenzione di compiere il bene - e sembra non vedere, o comunque sottovalutare, che la drammaticità dei problemi implica l’assunzione di un’etica della responsabilità. Cacciari è più realista, ribadisce che occorre salvare i migranti - “cerchiamo di non cadere nella più perfetta barbarie” - ma sottolinea che le Ong devono firmare l’intesa: “Se serve a evitare situazioni ambigue, mandiamo a bordo delle navi poliziotti armati”.

Insomma, che l’azione umanitaria possa, involontariamente, favorire e incrementare lo sfruttamento degli scafisti è grave e bisogna evitarlo (etica della responsabilità). Cacciari si muove sulla scia di Weber; ha ragione il sociologo: l’etica di Kant, che giudica l’intenzione (la volontà buona), non valuta gli effetti delle nostre azioni: di questi invece dobbiamo assumerci la responsabilità. Se collaborare con gli scafisti aumenta il traffico dei nuovi schiavi qualche domanda bisogna porsela. Il codice Minniti è necessario e le leggi vanno rispettate; con realismo anche il Vaticano ne prende atto: “Mai fornire il pretesto di collaborare coi trafficanti di carne umana.”

E allora, risultano davvero incomprensibili alcune argomentazioni del pur lucido testo di Giacomo Costa (il Fatto, 10 agosto). Ne indico una. Il professore argomenta con sottigliezza e dice molte verità, poi osserva: “Gli emigranti clandestini sono ben consapevoli del prezzo monetario e dei rischi. Il rapporto tra emigranti clandestini e scafisti ha una forte analogia con quello tra usurandi e usurai”. Vero. Ma proprio per questo, caro Costa, bisogna spezzarlo; a meno che non voglia sostenere che il rapporto usurandi/usurai, solo perché mosso da reciproco interesse – come quello scafisti/clandestini – abbia legittimità e vada incrementato.

La verità su questi temi è complessa e non si lascia facilmente afferrare. Bisogna tenere insieme dati diversi. Non irrigidirsi. C’è tuttavia una certezza su cui molti concordano: la sinistra non ha una politica coerente sull’immigrazione e insegue a giorni alterni la destra; il Fatto, giovedì, ha mostrato “le 7 giravolte di Renzi sui migranti”: a volte buonista altre cattivista; i giorni dispari “bestia chi non accoglie” quelli pari “Aiutiamoli a casa loro”. Ridicolo. Il problema di Renzi è che le sue tesi non hanno una morale, né dell’intenzione, né della responsabilità. Gli consiglio due libri per l’estate: Critica della ragion pratica e Il significato della avalutatività delle scienze sociologiche ed economiche. Kant e Weber.

Decida, e ci dica qual è la politica (e l’etica) del Partito democratico.

* * *

Articolo pubblicato da il Fatto Quotidiano il 12 agosto 2017


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(25.9.17) SE UNA SERA D'AUTUNNO UN AMICO TI SPIEGA LA VITA (Angelo Cannatà) - La malattia ti distrugge. Ti disintegra. E io negli ultimi anni non ce l’ho fatta più a vedere Ciccillo Distilo spegnersi lentamente. Preferivo ricordarlo sorridente e felice nelle lunghe passeggiate serali in piazza Matteotti. Ho fatto bene? Ho sbagliato? Sono il primo a non saper rispondere a queste domande, “pensiamo di controllare con la ragione i nostri comportamenti, in realtà è sempre un elemento inconscio, inesplorato, a dominarci.”

Di sicuro volevo bene a Ciccillo. D’altronde, era impossibile non nutrire affetto per un uomo disponibile e attento, affidabile e razionale, capace di sorprenderti con una frase che scendeva in profondità, mentre tu - non solo nella politica degli anni Ottanta - navigavi a vista. Un uomo serio. Come quelli di una volta. Se ne vedono pochi, oggi, così.

Ovunque mettesse le mani - lavoro, associazionismo, sport, politica - la sua presenza dava senso e significato; diventava qualcosa per cui ci si poteva spendere. Si chiama carisma. Aveva il timbro della serietà. Era amato da tutti in paese, dai compagni di partito e dagli avversari e da quanti semplicemente avevano ricevuto da lui qualche favore. Non si negava a nessuno. Per il suo lavoro era rispettato, molto, anche fuori Galatro.

Acuto. Professionista. Sicuro di sé. Ma anche umile, pronto al dialogo. Il paese ha perso uno dei suoi uomini migliori. Ricordo discorsi interminabili con Ciccillo nelle sere d’autunno, cominciavano con la politica e – inevitabilmente – arrivavano a toccare la vita. Parole preziose. Importanti. Non le dimenticherò mai. Fu testimone, il 18-8-1985, al mio matrimonio. Erano anni di gioia e serenità che esprimeva con la sua risata aperta e contagiosa. Preferisco ricordarlo così.

Nella foto: Ciccillo Distilo.


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(26.9.17) LETTERA AL SINDACO RIGUARDO IL PALLONE IN PIAZZA MATTEOTTI (Maria Francesca Cordiani) - Gentile Direttrice,
nel congratularmi con Lei, con i componenti della Redazione ed i collaboratori di codesto giornale on-line per gli ottimi risultati conseguiti, Le trasmetto una lettera inviata nei giorni scorsi dalla scrivente al nostro esimio Primo Concittadino, che veniva trasmessa per conoscenza anche all’insigne Capogruppo di minoranza, al pregiatissimo Prefetto ed al Comando Stazione Carabinieri, affinché lo stesso provveda all’emanazione di un’ordinanza ad hoc, per eliminare o almeno regolamentare il gioco del pallone in Piazza G. Matteotti.

Ciò perché la situazione, che com’è noto si protrae da anni è divenuta ormai insostenibile, tenendo conto soprattutto dei nuovi fabbricati ed esercizi commerciali esistenti nella zona. Mi auguro che il suddetto atto venga emesso e che con esso siano conciliati entrambi gli interessi, sia quello dei ragazzi ad avere spazi più idonei al gioco (ad es. il cortile della scuola di via Regina Margherita), sia quello degli utenti del predetto luogo a poter usufruire con tranquillità di tale area pubblica.

Il sopraindicato provvedimento comunque avrebbe anche un’alta valenza educativa, atteso che contribuirebbe a far comprendere ai giovanissimi, che le proprie libertà sono limitate dalla necessità di tutela dei diritti altrui. Il rispetto e l’amore per il prossimo dovrebbero, com’è risaputo, costituire del resto i valori ed i principi fondamentali su cui si basa ogni società civile e cristiana. A questo punto, “lasciatemi gridare”, come recitava il testo di una famosa canzone : ma dov’è finito il buon senso?

Vi lascio con questo interrogativo e colgo infine l’occasione per porgere a tutti Voi ed ai lettori i miei più cordiali saluti.

In basso il testo integrale della lettera.

* * *

Maria Francesca Cordiani
Via La Longa n° 19
89054 Galatro
Tel/fax 0966/903493

  Al Sindaco
SEDE

e p.c.

Al Capogruppo di Minoranza
SEDE

Al Prefetto di Reggio Calabria
Via Miraglia, 10
89125 REGGIO CALABRIA

Al Comando Stazione Carabinieri di Galatro
Via Regina Margherita
89054 GALATRO

Oggetto: Richiesta di emissione ordinanza per debellare o quantomeno disciplinare il gioco del pallone in Piazza G. Matteotti.

Con la presente la scrivente, in qualità di cittadina galatrese, intende sottoporre alla Sua attenzione un fenomeno, che è ormai, com’è noto, divenuto allarmante e preoccupante, ovvero il gioco del pallone in Piazza Giacomo Matteotti.

I ragazzi infatti, giocando, inibiscono sovente alle persone soprattutto anziane di ivi sostare e transitare serenamente e tranquillamente, rappresentando un serio e reale pericolo per la pubblica incolumità.

Essi, difatti, con le violente pallonate spesso sfiorano coloro che sostano nel suddetto luogo ed i passanti, oltre a causare talvolta danni ad alcuni edifici ed esercizi commerciali esistenti nella zona, come la rottura di vetri, bottiglie, bicchieri e quant’altro.

A volte il gioco diviene fonte di incomprensione e perfino motivo di scherno e derisione nei confronti degli adulti. La suddetta pratica sportiva, inoltre, costituisce un grave pericolo anche per i giovanissimi, che talvolta si riversano nelle strade adiacenti la piazza per recuperare il pallone, nonché per gli utenti di tali vie quali automobilisti, motociclisti ecc. più volte costretti a frenare bruscamente, per evitare di provocare lesioni ai giocatori.

La situazione quindi è sempre più insostenibile e contraria ai valori del vivere civile.

Pertanto la sottoscritta chiede alla S. V. di voler con solerzia adottare i provvedimenti ritenuti più opportuni, al fine di debellare o per lo meno regolamentare il fenomeno, ciò a tutela della sicurezza urbana, della quiete e del pubblico decoro.

In attesa di Suo cortese e sollecito riscontro Le porge i suoi più cordiali saluti.


Maria Francesca Cordiani


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Nella foto in alto: piazza Giacomo Matteotti a Galatro.

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(3.10.17) GALATRO TERME NEWS E LA COMUNITA' VIRTUALE DEI GALATRESI (Angelo Cannatà) - Galatro si è caratterizzata in passato per le attività culturali, sociali e politiche. Molte. Interessanti. Partecipate. Occorre ammettere tuttavia che nessuna iniziativa - i giornali, i gruppi, i circoli più significativi nati nell’universo cattolico o nel variegato mondo della sinistra - ha avuto la continuità e, direi, l’importanza di Galatro Terme News. E’ così. Bisogna dare a Domenico il giusto riconoscimento.

E’ una testata giornalistica che, da quasi due decenni, ragiona, informa e pungola – com’è giusto che sia per un giornale che si rispetti – l’opinione pubblica e il potere locale sui temi più importanti che interessano la Comunità.

Non solo. Funge da collante e punto di riferimento per quanti non vivono più a Galatro ma sentono di farne parte. Ci sono state tensioni e incomprensioni negli anni? Inevitabile. Ma non al punto da compromettere l’informazione dei numerosi utenti. Questo conta. Che il nostro giornale online abbia raggiunto
un milione di contatti e sia apprezzato da quanti vivono lungo il Metramo o a Torino, Milano, Perugia, Brescia, Bolzano, Roma - e in Germania, Svizzera, Francia, Inghilterra, Argentina, Australia, eccetera - e amano informarsi e sapere e partecipare, sia pure via internet, alle vicende della propria Comunità.

Ecco. C’è una Comunità virtuale che legge. E ha interesse per ciò che riguarda, in senso stretto, il paese: “Che starà facendo il sindaco Panetta? La questione Terme è davvero risolta? Ci sono intoppi? Adesso m’informo, apro galatroterme.it e leggo le ultime novità”.

Ma c’è interesse (anche) - ed è importante - per ogni festa o lutto, per la marcialonga, le sagre, le elezioni, i temi religiosi e le dispute tra fedeli… per tutto ciò che riguarda la Comunità e, in generale, i galatresi: “E’ bello il libro di Greta Sollazzo, hai letto? Ho visto sul sito e l’ho comprato, è molto interessante”. “E il libro di Alfredo?” “Hai ascoltato l’ultimo CD di Nicola Sergio? La musica è intrigante, sono contento che si stia affermando a Parigi.” La Comunità virtuale galatrese dialoga. Si confronta. E apprezza. Contesta. Ama. Rifiuta. Giudica: “Umberto Distilo è insuperabile: Bozzetti galatresi descrive, come meglio non si potrebbe, l’anima della nostra Comunità”.

Galatro Terme News rende possibile e fa esistere la Comunità virtuale dei galatresi; che continua poi a dialogare su facebook, mail, sms, whatsapp, ma è nel sito ormai “ufficiale” (per importanza e durata) che s’informa e sempre più - è una speranza - parla e propone. Insomma, se il paese boccheggia e attraversa difficoltà, la Comunità virtuale lo sostenga con testimonianze e fatti del passato (sempre utili al presente) e annotazioni, racconti, ricordi, idee: “Parla parola, parla e non tremare”.

Un milione di contatti è un fatto importante: il sito è patrimonio della Comunità; il traguardo raggiunto sia un nuovo inizio: scrivano i giovani tesi verso il futuro; e gli anziani che “possiedono” il passato e i fatti ascoltati in piazza Matteotti: c’è una piazza virtuale che vi attende. Parlino/raccontino anche gli amici della diaspora: ho molti impegni ma m’interessano le parole - e troverei il tempo per leggerle - di Melo Ocello e Rocco Callà e Pasquale Secli e Giacomo Manduci e Michele Lucia e tanti che non nomino per non farla lunga. Una comunità virtuale, certo, ma più reale – pensateci – di tanti luoghi amorfi dove non circolano passioni e idee: è qui che ascolti/incroci, per dire, l’ottimo videoclip di Marazzita; qui leggi di Nata sotto il segno del cancro del sostituto procuratore Cosentino.

In un giornale online ci si incontra: ritornino quanti hanno lasciato: “superare le incomprensioni è segno d’intelligenza”. E’ giusto che la testata diventi (sempre più) palestra d’opinioni diverse: nel confronto si cresce, nel chiuso di facebook - dove quattro amici ti danno sempre ragione - s’appassisce.

Auguri a Galatro Terme News, per il milione di contatti; e alla grande Comunità di galatresi: saprà conservare - sono sicuro - questa piazza virtuale che ci tiene “miracolosamente” insieme. Tutti, nessuno escluso.

Nell'immagine: comunità virtuale intorno a Galatro.

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