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5.1.18 - Non sono parente con la stilista della sfilata alle Terme
Pino Sorbara

6.1.18 - Mi compiaccio col Vicesindaco (o chi per lui) per la solerzia nella risposta
Francesco Orlando Distilo

18.1.18 - Falsi luoghi comuni: Galatro nevosa e mangiapreti
Domenico Distilo

25.1.18 - Diritto di cronaca e diritto di satira: provo a spiegare
Francesco Orlando Distilo

30.1.18 - Il Sindaco di Maropati: «Sono rimasto sorpreso per il vostro recente articolo»
Fiorenzo Silvestro

1.2.18 - Il voto è vicino, meglio non parlare di trattativa
Angelo Cannatà

4.2.18 - Evoluzione della libertà d'informazione
Maria Francesca Cordiani

20.2.18 - Il VideoEditoriale, una nuova rubrica
Domenico Distilo

4.3.18 - Per chi votano i giusti?
Angelo Cannatà

16.3.18 - Il rapimento di Aldo Moro e la bandiera rossa ammainata
Domenico Distilo

9.4.18 - I lavori al fiume Metramo non sono ancora completati
Maria Francesca Cordiani

28.4.18 - Bullismo: ridiamo valore agli insegnanti
Angelo Cannatà

31.5.18 - Chi vota Lega e/o Movimento 5 Stelle non ha capito che...
Domenico Distilo

3.6.18 - Una rinascita per l'Italia (con attenzione)
Angelo Cannatà

11.6.18 - Galatro se l'è cambiate le mutande?
Pasquale Cannatà





(5.1.18) NON SONO PARENTE CON LA STILISTA DELLA SFILATA ALLE TERME (Pino Sorbara) - Nell’articolo intitolato Sfilata di moda fantasma alle Terme, pubblicato il 4 gennaio sul vostro giornale, viene ripresa la clamorosa panzana propinata su una pagina Facebook con il solito obiettivo di denigrare l’amministrazione comunale.

Questa volta ci si è inventata una mia parentela con la stilista che ha organizzato una sfilata di moda presso le Terme lo scorso 29 dicembre, adombrando così favoritismi nella concessione dei locali.

Addirittura, pare che sul post da cui è stata tratta la “notizia criminis” riportata nel vostro articolo, sia stato scritto che anche tutti i partecipanti alla sfilata sarebbero stati miei parenti.

Ora, io non intendo entrare in polemica con chi, dimostrando una vera e propria ossessione nei confronti dell’amministrazione comunale, non fa altro che combattere spettri inesistenti.

Mi limito semplicemente a replicare a chiunque ritenga non si debbano concedere gratuitamente i locali comunali per iniziative promozionali realizzate da artigiani ed imprese locali che noi la pensiamo diversamente e, invece, crediamo che il compito di un’amministrazione pubblica sia anche quello di sostenere le realtà produttive del territorio. Per questo, come del resto avviene da tempo immemorabile senza che ciò abbia mai destato scalpore, continueremo a concedere il patrocinio gratuito e l’uso dei locali comunali (compatibilmente con le necessità istituzionali) a tutti coloro che vorranno organizzare analoghe manifestazioni.

Semmai, il nostro rammarico è di non aver potuto ospitare l’evento nella più accogliente sala convegni dell’Hotel delle Terme, che solo recentemente abbiamo scoperto non essere utilizzabile perché, nella pratica relativa all’autorizzazione antincendi presentata anni fa ai Vigili del Fuoco, l’ex gestore ha dichiarato che il locale non è aperto al pubblico e, per tale motivo, non dispone dei sistemi di sicurezza previsti dalla legge. Magari su questo sarebbe interessante una vostra inchiesta giornalistica, visto che solo poco tempo fa in quella stessa sala si è tenuto un convegno scientifico...

Detto questo, in tutta sincerità ciò che mi ha lasciato con l’amaro in bocca è che nessuno della vostra redazione, prima di pubblicare l’articolo, si sia preoccupato di chiedermi se la stilista in questione è davvero una mia parente di Rosarno. Gli avrei potuto rispondere che non solo non siamo parenti ma che non l’avevo mai vista prima di questa occasione, chiarendogli anche che l’evento non è stato organizzato sotto i miei “auspici” ma che vi ho partecipato solo perché invitato insieme al Sindaco, il quale mi ha poi delegato per il saluto istituzionale quando si è dovuto allontanare per concomitanti impegni.

Peraltro, tale imprecisione, mi ha causato molti problemi perché i miei veri parenti, dopo aver letto la notizia, si sono offesi per non essere stati invitati. E meno male che non l’ho fatto, altrimenti - limitandomi solo a quelli galatresi - il ristorante delle Terme non sarebbe bastato a contenerli tutti.

Grazie per l’ospitalità e buon anno e voi e ai vostri lettori.

Pino Sorbara

* * *

La notizia dell’evento non è una bufala ma, appunto, una notizia, quale che sia la fonte a cui l’abbiamo attinta. In secondo luogo: dov’è che abbiamo scritto che i locali delle terme non vanno concessi per eventi quali sfilate di moda et similia? Siamo d’accordo sull’opportunità di concedere i locali, anche se è auspicabile che la cosa venga regolamentata.

Quanto al resto della lettera del vicesindaco, la vicenda in sé, per riferire la quale abbiamo scelto un registro significativamente ironico, è poco più di una quisquilia e non avrebbe meritato una risposta così piccata. Quand’anche Pino Sorbara ne fosse stato, come abbiamo scritto, “auspice”, non sarebbe uno scandalo.

Proprio non capiamo, al riguardo, l’esigenza tanto avvertita di precisare e puntualizzare; così come riguardo ai parenti, che avrebbero tutto il diritto, se tra loro ci fosse una stilista, di utilizzare i locali delle terme.

Infine, non è il caso di fare inchieste su vicende sulle quali non c’è nulla da scoprire ed approfondire.

Ricambiamo cordialmente gli auguri di buon anno da parte nostra e a nome dei nostri lettori.

LA REDAZIONE


Nella foto in alto: il vicesindaco Pino Sorbara.

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(6.1.18) MI COMPIACCIO COL VICESINDACO (O CHI PER LUI) PER LA SOLERZIA NELLA RISPOSTA (Francesco Orlando Distilo) - Mi compiaccio con il Vicesindaco di Galatro (o chi per lui), per la solerzia con la quale ha prontamente smentito la circostanza che la stilista che ha effettuato la sfilata al Ristorante delle Terme fosse una sua parente. Peccato, però, che la stessa solerzia non sia stata usata in altre occasioni ben più pregnanti e di questo, sinceramente, me ne dispiaccio.

Tornando alla sfilata, anche se non vorrei scendere al vostro livello perché mi battereste con l’esperienza, rispiego la satira (critica più o meno mordace - dal sarcasmo alla caricatura - verso aspetti o personaggi tipici della vita contemporanea) utilizzata per far conoscere, a posteriori, ai galatresi un evento che si è svolto presso il ristorante delle Terme.

Quando scrivevo che Lei, signor Vicesindaco, aveva invitato i suoi parenti, e che a loro volta questi avrebbero invitato i rispettivi parenti, era satira (qualcuno di sua conoscenza la chiamerebbe “carretta”), funzionale al fatto che pochi galatresi erano a conoscenza dell’evento. Colpa mia, a volte dimentico che per certe persone la satira è come la biochimica, tanto da confondere come satira gli auguri di pronta guarigione fatti dal sottoscritto al Sindaco.

Naturalmente quando non si hanno argomenti politici da contrapporre viene utilizzato il “Metodo Boffo”, ovvero una campagna diffamatoria basata su illazioni, sia allo scopo di screditare un avversario politico, ma soprattutto per creare un diversivo mediatico con l'obiettivo di spostare l'attenzione dell'opinione pubblica da temi scomodi.

Poi vorrei ricordarLe che è un “Amministratore Pubblico” e, in quanto tale, deve dare conto a tutti gli elettori, a quelli che l'hanno votata ma soprattutto a quelli che non l'hanno votata, della gestione della cosa pubblica (dicasi trasparenza) ed è per questo motivo che Le vorrei fare alcune domande di cui, in quanto Amministratore, dovrebbe conoscere le risposte:

1) Chi era la stilista o l’atelier di moda che ha fatto la sfilata?

2) In quale paese ha la residenza o la sede legale?

3) Perché è stata fatta fare la domanda ad una persona di Galatro che nulla c'entrava con la sfilata?

4) Chi è stato il contatto tra l’Amministrazione comunale e la persona interessata all’uso dei locali termali?

Ne approfitto per farLe, comunque, i complimenti per lo stile di scrittura. Sembrerebbe uno stile tipicamente “legale”.

P.S. - Adottate un campo di grano, forse un giorno potrete vendere farina del vostro sacco.

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(18.1.18) FALSI LUOGHI COMUNI: GALATRO NEVOSA E MANGIAPRETI (Domenico Distilo) - L’Esegesi dei luoghi comuni di Léon Bloy è uno dei testi più antiborghesi del Novecento, scritto dopo la conversione dell’autore da anticlericale a cattolico fervente. Non è però il caso di evocare lo spirito di Léon Bloy per sfatare due luoghi comuni su Galatro, uno dei quali di vecchia data, l’altro invece di conio recentissimo.

Quello di vecchia data riguarda l’altitudine e di conseguenza il clima e i fenomeni metereologici frequenti nella valle del Metramo. Non puoi incontrare un amico di Polistena o di Palmi, o anche della vicina Rosarno, in questo periodo dell’anno, senza sentirti apostrofare: “Ce ne sarà di neve a Galatro?!”, oppure, “Eh, voi al freddo di questi giorni ci siete abituati!”.

Hai voglia a chiarire che è tutto un equivoco, che Galatro, inteso come centro abitato, è appena a 158 metri in media sul livello del mare e che, ad esempio, è più verso il livello del mare di Polistena (254 m.), Palmi (228 m.), Taurianova (210 m.) e Cinquefrondi (257 m.). La precisazione viene accolta con un "oh…" di sorpresa o, in alcuni casi, con un moto di trasalimento. Salvo l’anno dopo ricascarci con il solito “Ce ne sarà di neve a Galatro?!” (‘ndavi nivi a Galatru?!, in versione vernacola).

Bene, se al luogo comune sul clima abbiamo fatto il callo e non ci doliamo più di tanto, dell’altro che monta in questi giorni è difficile non dolersi e fare, col tempo, altrettanto il callo. Galatro, città mariana, città di chiese e a suo tempo luogo d’elezione dei padri basiliani, che sul suo territorio fecero sorgere un convento nel quale è a lungo vissuto
Barlaam, dotto grecista e maestro di greco di Petrarca e Boccaccio; Galatro che nel Settecento ebbe una chiesa, Santa Maria della Valle, dipendente direttamente dalla basilica romana di Santa Maria Maggiore; Galatro che annovera tra i suoi personaggi più illustri Conia, Martino e Distilo, tutt’e tre, non a caso, sacerdoti, sarebbe diventata, anzi, sarebbe sempre stata, un paese di voraci mangiapreti.

E’ bastata la commedia degli equivoci e dei malintesi nata dalla conclusione anticipata del mandato di parroco di don Giuseppe Calimera per indurre taluni a farsi del presente e del passato un’immagine dozzinale e falsa, al punto di sostenere che nel DNA dei galatresi ci sarebbe l’avversione ai preti. Ma quando mai! Quel che si può dire è che con i preti il nostro paese ha avuto un feeling costante nel tempo, eccezion fatta per qualche episodio circoscritto ed isolato, peraltro di dubbia interpretazione, nato da circostanze particolari e che non può indurre nessuno a parlare di sistematica e storica avversione ai preti, tantomeno alla Chiesa.

Umberto Di Stilo, che in questo campo ha competenze incomparabilmente più grandi di chiunque di noi, ne potrà sicuramente dare atto.

Nelle foto: Galatro innevata e divieto di accesso ai prelati.

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(25.1.18) DIRITTO DI CRONACA E DIRITTO DI SATIRA: PROVO A SPIEGARE (Francesco Orlando Distilo) - Le polemiche sorte in questi giorni su Gene Gnocchi, e soprattutto sulle sue giustificazioni (diritto di satira) per aver dato del maiale femmina a Claretta Petacci, mi hanno fornito l’assist, come si suol dire nel gergo calcistico, per provare a spiegare ai tanti giuristi di Galatro, che magari non hanno mai sfogliato un codice o che nella loro personale biblioteca si ritrovano soltanto la prima edizione del Codice Zanardelli, in cosa consiste il diritto di critica e il diritto di satira, anche in virtù dell’articolo apparso il 2 gennaio dal titolo “Secondo e ultimo avviso ai naviganti” ed anche sulle esternazioni del Vicesindaco quando nel suo articolo (o presunto tale) “Non sono parente con la stilista della sfilata alle Terme”, afferma che un post su facebook avrebbe il “solito obiettivo di denigrare l’amministrazione comunale”.

Per cercare di spiegare, non sono un professore di diritto ma un semplice operatore, vorrei partire dalla Costituzione ed esattamente dall’ultimo capoverso delle disposizioni transitorie e finali che dice: “La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato”. Mi sembra che su questo non ci sia nulla da specificare per quanto sia esplicito il suo contenuto.

Poi c’è l’art. 2 della Carta che dice: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Ciò significa che la Repubblica in tutte le sue articolazioni riconosce la preesistenza ad essa dei diritti fondamentali dell'uomo, ne prende atto e si impegna a difenderli, attribuendo ad essi forza primaria. Si evidenzia che lo Stato, in funzione dell'uomo, riconosce i diritti più ampi (primo fra tutti la libertà), e quello della loro inviolabilità, tanto del singolo individuo quanto come membro di formazioni sociali.

È importante sottolineare anche l’art. 3 che al primo comma recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. In pratica l'eguaglianza si può sintetizzare anzitutto nella parità tra tutti i cittadini, inibendo ogni forma di discriminazione.

Poi per ultimo c’è l’art. 21 che dice: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. La libertà di pensiero implica il diritto di poter manifestare liberamente le proprie idee attraverso i mezzi di diffusione: da quelli tradizionali (televisione, radio, stampa, spettacoli) a quelli più moderni come internet.

Fatta questa piccola, ma spero esaustiva, premessa sui diritti “inviolabili” dell’uomo passo a specificare i concetti di “diritto di critica” e “diritto di cronaca”. Il diritto di critica consiste in una valutazione diretta ad esprimere un giudizio od a manifestare un’opinione su fatti e/o condotte di terzi. Questo in linea teorica, ma la giurisprudenza come delimita il diritto di critica? I limiti cui la critica politica è ammissibile, ha sottolineato la Corte europea dei diritti dell’uomo, sono più ampi di quelli della semplice critica, e perciò in tale ambito la critica può essere esercitata con modalità più nette e vibranti, senza rituali ed ipocriti omaggi a stili e forme espressive.

“La critica si sostanzia nell’espressione di giudizi o, più genericamente, di opinioni e che in quanto tale non può pretendersi rigorosamente obiettiva, posto che la critica, per sua natura, non può che essere fondata su un’interpretazione, necessariamente soggettiva, di fatti e di comportamenti (Cass., Sez. V, 27 Giugno 2000, N. 7499)”.

“Il diritto di critica attiene ad un giudizio valutativo che trae spunto da un fatto ed esclude la punibilità di affermazioni lesive dell'altrui reputazione purché le modalità espressive siano proporzionate e funzionali all'opinione o alla protesta espresse, in considerazione degli interessi e dei valori che si ritengono compromessi (Sez. 1, n. 36045 del 13/06/2014)”.

“Il rispetto della verità del fatto assume un rilievo più limitato e necessariamente affievolito rispetto al diritto di cronaca, in quanto la critica, ed ancor più quella politica, quale espressione di opinione meramente soggettiva, ha per sua natura carattere congetturale, che non può, per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva ed asettica (Sez. 5, n. 25518 del 26/09/2016, dep. 23/05/2017)”.

Dall’Europa giunge un importante punto di riferimento per la giurisprudenza laddove si afferma che l’uomo politico “agisce come personaggio pubblico, esponendosi inevitabilmente e coscientemente ad un controllo approfondito da parte dei giornalisti e dei cittadini”; per cui “i politici devono dimostrare grande tolleranza, soprattutto quando rendono dichiarazioni pubbliche che possono suscitare critiche” in quanto “il loro diritto alla protezione della reputazione va bilanciato con l’interesse alla libera discussione delle questioni politiche” (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo).

La satira, per la lingua italiana, è quel genere di composizione poetica a carattere moralistico o comico, che mette in risalto, con espressioni che vanno dall’ironia pacata e discorsiva fino allo scherno e all’invettiva sferzante, costumi o atteggiamenti comuni alla generalità degli uomini, o tipici di una categoria o di un solo individuo. In senso estensivo, tuttavia, oggi vi si comprende la “critica più o meno mordace (dal sarcasmo alla caricatura) verso aspetti o personaggi tipici della vita contemporanea”. Caratteristico di tale genere letterario è il suo carattere polemico, burlesco e moralistico. Anche in questo caso vediamo come la Suprema Corte di Cassazione ha tipicizzato questa esimente penale.

In tema di diffamazione a mezzo stampa, sussiste l'esimente del diritto di critica, quando le espressioni utilizzate, pur se veicolate nella forma scherzosa e ironica propria della satira, consistano in un'argomentazione che esplicita le ragioni di un giudizio negativo collegato agli specifici fatti riferiti e non si risolve in un'aggressione gratuita alla sfera morale altrui (Sez. 1, Sentenza n. 5695 del 05/11/2014).

In tema di diffamazione a mezzo stampa, ai fini del riconoscimento dell'esimente prevista dall'art. 51 c. p., qualora l'articolo contenga una critica formulata con modalità proprie della satira, il giudice, nell'apprezzare il requisito della continenza, deve tener conto del linguaggio essenzialmente simbolico e paradossale dello scritto satirico, rispetto al quale non si può applicare il metro consueto di correttezza dell'espressione, restando, comunque, fermo il limite del rispetto dei valori fondamentali, che devono ritenersi superati quando la persona pubblica, oltre che al ludibrio della sua immagine, sia esposta al disprezzo (Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 27-05-2016) 05-10-2016, n. 41785).

Da quanto evidenziato appare evidente che il sinistro di Gene Gnocchi abbia usato, nei confronti di una persona deceduta, espressioni che nulla hanno a che fare con il diritto di satira. Esattamente come alcuni sinistri individui di Galatro che, approfittando della mia assenza, hanno vomitato il loro consueto veleno su fatti che nulla avevano a che vedere con la politica, perché è questo che fanno le persone che non hanno argomenti politici da controbattere: buttano fango sull’avversario.

Al Vicesindaco (o chi per lui) vorrei dire: è denigrare l’amministrazione comunale quanto avete permesso ad un Consigliere di stare seduto in Consiglio fino a quando ha dovuto, sottolineo dovuto e non per dovere morale da consigliere di maggioranza, pagare il debito nei confronti del Comune per il quale aveva un debito pregresso?

È denigrare l’amministrazione comunale quando vi si dice che avete gestito le Terme con una delibera illegittima e che, pur essendo stata segnalata la sua illegittimità, non avete avuto un benché minimo fremito nelle vostre coscienze, così come in quella della Segretaria Comunale che mi ha consigliato di rivolgermi al TAR, come se avessi interessi personali da tutelare?

È denigrare l’amministrazione quando vi si chiede più trasparenza nella gestione pubblica come nella sfilata di moda, che "panzana" non era, vista la premura del Vicesindaco nel prendere le distanze dalla stilista e precisare che nulla aveva a che fare con la sfilata? Egregio signor Vicesindaco (o chi per lei), sicuramente l’Amministrazione comunale di Galatro ed io abbiamo due concetti di legalità e trasparenza divergenti.

Per concludere, la cosa che mi ha ferito di più è stato il ricordo di un giovane universitario che quando tornava da Messina, sua sede universitaria, mi parlava di un certo Solženicyn e di quanto fosse bella la nostra Costituzione, da lui stesso definita “la più bella del mondo”. Però quando questi sinistri personaggi hanno cominciato a buttare fango sulla mia persona e sulla mia famiglia, ha preferito stare in silenzio perché sarebbe stato sconveniente dire la verità; non dico parlare bene, ma dire semplicemente la verità.

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(30.1.18) IL SINDACO DI MAROPATI: «SONO RIMASTO SORPRESO PER IL VOSTRO RECENTE ARTICOLO» (Fiorenzo Silvestro) - Sono rimasto molto sorpreso nel leggere l’articolo dal titolo “Maropati: l’Amministrazione liquida piscina e fondazione Seminara”, apparso qualche giorno addietro su Galatro Terme News, perché dal contenuto dello stesso emerge chiaramente che chi lo ha scritto non è per niente informato (un giornalista serio lo avrebbe prima fatto), così come è del tutto evidente, considerando il tono usato, che l’intenzione non era quella di dare una notizia in modo obiettivo, ma di offendere gratuitamente l’Amministrazione comunale di Maropati ed il sottoscritto in particolare, quasi come se si dovesse dare sfogo ad un risentimento personale.

Con riferimento alla Fondazione Seminara è quanto mai opportuno far sapere che questa Amministrazione, attraverso il bando periferie, ha già ottenuto un finanziamento di 1.438.000,00 euro e che, di questi, ben 500.000,00 euro sono destinati al completamento della nuova sede dell’ente culturale, mentre altri 400.000,00 euro serviranno per la realizzazione di un parco letterario intitolato sempre allo scrittore maropatese. Inoltre, previa autorizzazione del Ministero, contiamo di utilizzare le economie derivanti dal ribasso d’asta per la ristrutturazione della casa rurale di Pescano da destinare a residenza per scrittori.

Con queste risorse (in totale euro 900.000,00) avremmo potuto realizzare altri interventi, sia a Maropati che nella frazione Tritanti, per dare risposte ai tanti e diversi problemi che affliggono la nostra comunità, ma, come si vede, abbiamo voluto destinarne la maggior parte alla Fondazione Seminara. Per quel che riguarda le attività e le iniziative culturali in programma, invece, dal momento che risultano in carica il Presidente, il Consiglio d’Amministrazione (di cui fa parte anche il prof. Umberto Distilo, vostro concittadino) ed il Comitato Scientifico, ritengo doveroso demandare ai suddetti organi ogni utile valutazione in merito ad una eventuale replica.

In relazione alla temporanea chiusura della piscina comunale, ho già provveduto a rendere note le cause attraverso un pubblico manifesto, affisso non solo a Maropati ma anche nei comuni vicini (compreso il vostro), perché ho ritenuto doveroso informare tutti gli utenti. Qualora voleste approfondire i diversi aspetti della vicenda, potrete chiederne copia al competente ufficio del vostro comune. Aspetti che, al contrario di quanto avete fatto voi, ha già approfondito la Prefettura di Reggio Calabria (a cui “di fronte a tanto scempio” chiede di intervenire) che con nota del 15 giugno 2017 a firma del Prefetto Michele Di Bari, dopo aver verificato che l’impianto è sprovvisto del certificato di agibilità così ha concluso: "Al riguardo, si richiama l’attenzione della S.V. sulle disposizioni vigenti in materia per detto impianto e sulla necessità che siano adottati gli urgenti provvedimenti inibitori all’uso della medesima struttura sportiva”.

In ogni caso, volendo mettere da parte le inutili polemiche, vi rappresento che alla data odierna sono stati eseguiti tutti i lavori richiesti dai Vigili del Fuoco per il rilascio del Certificato di Prevenzione Incendi; una volta in possesso del CpI, l’ufficio tecnico comunale potrà rilasciare il Certificato di Agibilità della struttura. Anche sul fronte della gara d’appalto per l’individuazione del nuovo soggetto gestore, abbiamo da tempo espletato ogni incombenza a carico del comune, avendo consegnato il bando alla Stazione Unica Appaltante di Reggio Calabria già in data 5 agosto 2017.

Purtroppo tutto questo ha comportato dei ritardi e la conseguente chiusura temporanea della piscina comunale, ma vorrei che a tutti fosse chiaro un concetto: a pagare i maggiori danni che la sospensione dell’attività ha prodotto è stata soprattutto la nostra comunità. Per questo trovo davvero ridicolo attribuire responsabilità a chi, dopo aver scoperto il disastro, ha lavorato alacremente per dotare l’impianto di tutte le autorizzazioni richieste dalle disposizioni di legge, e non invece a chi questo disastro non solo lo ha creato, attraverso il rilascio di autorizzazioni farlocche, ma è rimasto in colpevole silenzio e con le mani in mano per sedici lunghi anni (e non mi riferisco solo a chi all’epoca ricopriva la carica di Sindaco: a buon intenditor poche parole).

Non era possibile quindi (altrimenti sarei stato il primo a farlo), continuare a tenere aperto l’impianto in assenza di tutte le autorizzazioni previste (Sanitaria, CpI e Agibilità), era necessario e non rinviabile, invece, intervenire attraverso l’immediata sospensione dell’attività per consentire l’esecuzione dei lavori espressamente richiesti dai Vigili del Fuoco. Questo significa, guardando al futuro, da un lato garantire la sicurezza di tutti gli utenti, in modo particolare bambini e disabili, dall’altro creare le migliori condizioni per i potenziali competitors interessati alla gestione, i quali potranno partecipare alla gara con la consapevolezza di investire risorse proprie su impianti sicuri, adeguati alle vigenti norme di legge in materia ed in possesso di tutte le autorizzazioni previste per l’esercizio dell’attività.

Fiorenzo Silvestro
Sindaco di Maropati

* * *

Egregio signor sindaco,

immaginavamo che ci avrebbe scritto adducendo argomentazioni pretestuose per negare l’evidenza. L’evidenza della piscina chiusa e della fondazione Seminara da tempo in sonno non è però così sfumata ed evanescente da farsi facilmente negare, da lei come da chiunque altro.

Nel caso della piscina comunale, non crediamo che i problemi essenzialmente tecnico-burocratici che ella accampa siano inventati; ma come lei stesso asserisce in modo “sapientemente” ellittico, erano noti da tempo, per cui ci si sarebbe aspettati, quantomeno, un tentativo di risolverli volto a scongiurare la “catastrofe” della struttura chiusa a seguito della dichiarazione di inagibilità del Prefetto. Che è giunta in fondo a un iter burocratico che la configura e la rivela per quello che è: un atto dovuto di carattere tecnico-burocratico.

I suoi atti invece, egregio signor sindaco, hanno sì un lato tecnico, com’è inevitabile, ma ne hanno uno, a differenza di quelli del Prefetto, espressamente politico, come dire che lei, al pari dei suoi colleghi di tutta Italia, non è solo ufficiale di governo (cioè rappresentante del governo nel suo Comune) ma anche e soprattutto sindaco, tenuto a preoccuparsi delle possibili ricadute sulla comunità affidata alle sue cure di atti dalla rilevata o preponderante valenza tecnica. Per cui della, speriamo temporanea, chiusura della piscina, lei porta in toto la responsabilità: oggettiva per gli atti omessi o non tempestivamente posti in essere; soggettiva per tutte le scelte discrezionali che hanno messo capo, quali che siano le finalità con cui sono state compiute, al dato incontestabile della piscina comunale chiusa.

Quanto alla Fondazione, non se ne sente parlare da tempo. Delle cose che lei ci dice, di finanziamenti e progetti in gestazione o in fase di esecuzione, prendiamo atto nella speranza che si concretizzino di qui a poco. Infine, non capiamo e non giustifichiamo il tono risentito della sua lettera: la critica si basa su fatti incontrovertibili ed evidenti, non è una denigrazione gratuita. Anche perché con lei, ce ne potrà dare sicuramente atto, non abbiamo nulla di personale.

Saluti ed auguri per lei e la sua amministrazione e per tutti i cittadini di Maropati da parte di Galatro Terme News.

LA REDAZIONE


Nella foto: in alto Fiorenzo Silvesto, sindaco di Maropati; in basso la casa di Pescano dello scrittore Fortunato Seminara.

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(1.2.18) IL VOTO E' VICINO, MEGLIO NON PARLARE DI TRATTATIVA» (Angelo Cannatà) - Non c’è spazio in prima pagina per il processo di Palermo. C’era da aspettarselo. Quando Nino Di Matteo titolò il suo libro Collusi, Rizzoli, aveva in mente (anche) i comportamenti di certa stampa che oggi quasi ignora i 90 anni di carcere richiesti dai pm per Mori, Dell’Utri, Mancino… nonostante dicano molto sul 47% di astenuti: la gente non va a votare anche per il ribrezzo prodotto dalla politica collusa con la mafia.

In aula Di Matteo è stato chiaro: “Hanno detto che ci siamo mossi per finalità eversive, nessuno ci ha difeso. Abbiamo cercato solo la verità”. È questo il punto. La verità fa paura. Nel libro ricorda l’incontro col collaboratore di giustizia Cancemi: “Ho scoperto allora – dice – il vero volto della mafia”: la sua potenza sta nel legame con la politica. Ecco. Quel legame ora è mostrato in tribunale con documenti, testimonianze, intercettazioni, ma non basta ai giornaloni per uno scatto d’indignazione. A marzo si vota.

La verità è che sulla trattativa Stato-mafia è stato creato un clima ostile (“Ancora questa trattativa!...”). Subito dopo le stragi “sembrava iniziata una rivolta contro la mafia, a tutti i livelli”. Adesso c’è un riflusso “una sorta di fastidio nei confronti delle indagini” (pp. 23-24). La strada è piena d’ostacoli: troppe liste con impresentabili e mafiosi. Poi, però, sempre pronti a partecipare ai funerali dei morti ammazzati. L’ipocrisia è dominante.

Anche dopo le richieste di condanna della procura di Palermo, si fa finta di nulla. Nel libro Di Matteo afferma: “La condotta che contestiamo ai politici è di aver assunto il ruolo di cinghia di trasmissione tra Cosa Nostra e il governo…concorrendo al ricatto della mafia” (p. 109). Oggi, dopo 210 udienze tenute dalla Corte d’assise di Palermo, queste accuse sono prove e documenti sottoposti alla corte giudicante; vedremo se la verità processuale s’avvicinerà alla verità storica: il coraggio dei giudici ha sempre un peso nei processi, ancor più quando si tratta di giudicare pezzi dello Stato. Restano vere le parole di Di Matteo: “Cosa Nostra non verrà sconfitta fino a quando ci sarà anche un solo mafioso che trova nella politica la disponibilità al compromesso” (p. 114). Quanti compromessi, oggi, alla vigilia delle elezioni? Di Forza Italia meglio non dire: amoreggia con l’illegalità. Fanno impressione i candidati Pd in Campania: “Piero De Luca, imputato per bancarotta fraudolenta; Del Basso De Caro, indagato per tentata concussione e voto di scambio; Avossa, imputata per abuso d’ufficio; Marrazzo, imputato per peculato; D’Agostino, imputato per presunte mazzette; Alfieri, definito da De Luca ‘uomo delle clientele come Cristo comanda’…”. È questo il punto. Si continua a pensare che i voti non puzzino ma il tanfo si sente.

Senza pudore molti giornalisti la definiscono ancora la “cosiddetta” Trattativa, sono cauti mentre sbattono la faccia ogni giorno sugli infiniti accordi tra mafia e politica. Va detto con chiarezza: la Trattativa degli anni 90 è stata possibile per i legami storici tra mafia e politica; la Trattativa è figlia di un rapporto perverso – antico e permanente – che è sotto gli occhi di tutti: in Sicilia i dem preferiscono il nipote del boss al dirigente vittima della mafia. Non si vuol vedere che inciuciare con la mafia significa legittimare la violenza: “Abbiamo ricostruito il puzzle – dice Teresi – e alcune tessere erano sporche di sangue”. Si può andare a votare senza tenere in mente questa vergogna? Sebastiano Messina, sempre attento ad anteporre l’aggettivo “cosiddetta” alla parola Trattativa, è molto preoccupato (Repubblica, 30 gennaio) della purezza perduta dei 5Stelle, non sopporta l’orribile frase di Di Maio: “I cittadini nelle istituzioni e al governo del Paese”. Chiedo, al cavaliere della nobile coscienza, “il nipote del boss Navarra al governo del Paese” va meglio?

Articolo apparso su "Il Fatto Quotidiano" del 31-1-2018


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(4.2.18) EVOLUZIONE DELLA LIBERTA' D'INFORMAZIONE» (Maria Francesca Cordiani) - Prendo spunto dall’articolo rubricato “Diritto di cronaca e diritto di critica: provo a spiegare” a firma di Francesco Orlando Distilo, pubblicato recentemente su questoo giornale, per redigere a onor di cronaca e proprio perché scopo dell’attività informativa è anche quello di contribuire alla formazione dei cittadini, queste brevi note sulla libertà di manifestazione del pensiero tutelata e garantita, com’è noto, dalla Carta Costituzionale oltre che, tra l’altro, dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo promulgata dalle Nazioni Unite nel 1948 e dalla Carta fondamentale dei diritti dell’Unione Europea emanata dapprima a Nizza nel 2000, successivamente riconfermata nel 2007 a Strasburgo ed in particolare sulla libertà d’informazione, che ne costituisce una forma espressiva.

Orbene, nel corso del tempo essa è stata sottoposta a forme più o meno accentuate di potere. Basti pensare al regime di monopolio statale, cui era sottoposto il sistema radiotelevisivo italiano nel dopoguerra, che solo dagli anni '70 grazie ad alcune sentenze della Corte Costituzionale è stato mitigato dalla nascita di un sistema misto; o alla censura alla quale era sottoposta qualunque forma di comunicazione soprattutto nel periodo fascista; o al sistema di oligopolio che oggi caratterizza il mondo dell’informazione.

Nel passaggio da queste varie modalità di detenzione del potere informativo, la nostra Carta Costituzionale ha avuto un’importanza fondamentale, atteso che ha posto al centro la persona, i suoi diritti ed i suoi doveri. Essa è stata in sostanza l’imput che ha permesso di considerare l’informazione non finalizzata alle ragioni di pochi, ma in funzione dell’uomo e dello sviluppo della sua personalità sia come singolo sia, ed ancor più, nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità.

La tutela coinvolge quindi non solo l’autore, ma anche il destinatario dell’informazione, al quale in tal modo garantisce un’effettiva partecipazione alla vita della comunità. Non a caso, l’art. 2 della legge sulla professione di giornalista così dispone: “E' diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e buona fede”.

Tali principi ribaditi e ulteriormente sviluppati dalla giurisprudenza, che considera legittima la libertà di stampa solo laddove si verifichino le famose tre condizioni, ovvero la verità della notizia, l’interesse pubblico alla sua diramazione, la continenza formale ossia la correttezza del linguaggio utilizzato e sostanziale, per cui la notizia deve essere esposta in maniera obbiettiva. Tali requisiti sono in parte affievoliti, come già affermato nell’articolo sopraindicato, nell’esercizio del diritto di critica, ove l’articolista si limita a commentare un avvenimento. Limite invalicabile di tali diritti è però il rispetto della persona umana e della sua identità personale.

Alla luce di quanto sopra, emerge il ruolo fondamentale dei giornalisti in una società democratica come la nostra, nella quale contribuiscono a garantire il corretto operato delle istituzioni. Esempio emblematico al riguardo è stato l’insigne Dott. Mario Francese, su cui di recente è stato trasmesso un film, che ha scritto del connubio tra la mafia e la politica nella Sicilia degli anni '70.

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(20.2.18) IL VIDEOEDITORIALE: UNA NUOVA RUBRICA (Domenico Distilo) - Con questo intervento di Domenico Distilo parte oggi una nuova rubrica: il VideoEditoriale. Il nostro editore si intrattiene sulla situazione politica generale in vista delle elezioni politiche del prossimo 4 marzo. Si tratta del primo di una serie di interventi in video su vari argomenti ai quali auspichiamo partecipino, oltre ai nostri vari collaboratori, anche altri lettori che vogliano esprimere le loro opinioni.

Il VideoEditoriale può essere visualizzato cliccando sull'immagine in basso.


Per visualizzare il VideoEditoriale cliccare sull'immagine


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(4.3.18) PER CHI VOTANO I GIUSTI? (Angelo Cannatà) - Una delle poesie più belle di Jorge Luis Borges è Los justos (I giusti). Tocca un tema importante con la delicatezza, l’esattezza e la profondità che appartengono solo alla grande poesia. Chi sono i giusti? Le persone semplici e sensibili - dice Borges - che non si conoscono tra di loro, ma insieme stanno salvando il mondo. E’ giusto “un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire”, “chi accarezza un animale addormentato”, “chi scopre con piacere un’etimologia”, “chi è contento che sulla terra esista la musica”. E’ giusto – dice – “il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace” e “chi vuole giustificare un male che gli hanno fatto”.

Jorge Luis Borges mostra che a salvare il mondo non sono i grandi eroi della Storia, ma persone semplici (“il ceramista che intuisce un colore e una forma”) che quotidianamente, con dedizione, svolgono il proprio lavoro. La lista non è completa, Borges inserisce tra i giusti - ed è sublime - “chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson”; ognuno, pensandoci, può continuare l’elenco e forse questo è uno dei suggerimenti impliciti del poeta a tutti noi. Dunque. Chi sono i giusti, oggi, in Italia?

Io dico giusto “chi è contento che il Paese abbia una Costituzione antifascista”, “chi, col passare del tempo, non dimentica”. L’esercizio della memoria è importante e consente di non cadere - mi scuso per il passaggio dalla poesia alla prosa - negli inganni della campagna elettorale. Accadono cose terribili in Italia. B. spiega, a reti unificate, che i rigurgiti fascisti non sono preoccupanti, che (non si sottovaluti) “il vero pericolo sono gli antifascisti”. Un uomo così, che calpesta un principio fondante della Costituzione, andrebbe indicato dai media al pubblico disprezzo; invece è un continuo osanna allo Statista garante in Europa contro il populismo.

L’Italia non ha memoria - questo è il punto - dimentica le falsità e le promesse non mantenute in 25 anni dal Caimano; dimentica la corruzione, gli intrighi, gli interessi, le leggi ad personam; dimentica l’immoralità emersa – con plastica evidenza – nel caso “Ruby nipote di Mubarak”. Marco Travaglio ha scritto B. Come Basta!, Paper First, affinché nessuno abbia un alibi e possa dire non sapevo, non ricordavo. “Giusto è chi non dimentica”. Il libro non lascia spazio a dubbi: il secondo capitolo (“Il delinquente naturale”), mostra le sue frodi fiscali, le tangenti, i falsi in bilancio, le mazzette, la corruzione dei testimoni, i rapporti con la mafia (concorso esterno e riciclaggio di denaro sporco, pp. 198-210).

E’ un quadro desolante e ben si comprende l’amarezza dell’autore: “a chiunque altro, al posto di B., basterebbe una sola delle sue sentenze per essere catapultato fuori dal consesso civile”, invece il Caimano punta ancora alla leadership (“se si vota nel 2019 mi candido”). In che paese viviamo? Perché un uomo con questo passato è vezzeggiato dai media? Dice molto (anche dell’Italia) questa “storia di crimine e consenso”. B. Come basta! è una miniera d’informazioni. Imperdibili i capitoli “Il ballista” e “Lo Statista” (pp.249-313) dove davvero le sue bugie farebbero anche ridere se non sopraggiungesse una dolorosa tristezza per le sorti del Paese.

Siamo alla vigilia delle elezioni, mai come in questi giorni è importante l’esercizio della memoria: è bene tirare giù dagli scaffali anche due numeri monografici di MicroMega (2011) - con testi di Flores d’Arcais, Nogaro, Camilleri, Travaglio, Caselli, Scalfari, Mauro, Fo, Padellaro, Colombo, Spinelli… mi fermo qui - intitolati Berlusconismo e fascismo, sono molto utili ora che il Caimano, lo dicevo, torna ad affermare che il pericolo è l’antifascismo. Il pericolo? L’antifascismo è un valore assoluto, nonostante l’ottusità di chi picchia un carabiniere indifeso.

Infine. Nella poesia di Borges c’è un verso – bellissimo – che ho lasciato per ultimo: è giusto “chi preferisce che abbiano ragione gli altri”. Parole eccelse. Osservando il mondo dalle vette della poesia, è così: impossibile non condividere. Ma nella vita di tutti i giorni, diciamo la verità, ci piacerebbe che per una volta chi bara e ruba - e collude con la mafia e testimonia il falso - abbia torto e sia punito il 4 marzo nel segreto della cabina elettorale. Giusto, direbbe oggi Borges, è anche chi ha buona memoria.

* * *

Articolo apparso con altro titolo sul sito di
MicroMega il 25-2-2018

Nella foto: lo scrittore Jorge Luis Borges.

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(16.3.18) IL RAPIMENTO DI ALDO MORO E LA BANDIERA ROSSA AMMAINATA (Domenico Distilo) - Mattina del 16 marzo 1978, un giovedì, sono all’università di Messina, al secondo piano della facoltà di lettere, riservato a noi studenti del corso di laurea in filosofia. Mancano pochi minuti alle 10 quando ci comunicano che il prof di teoretica, la cui lezione dovrebbe iniziare giusto alle 10, è indisposto. La notizia inizia a circolare in più versioni: le Bierre hanno rapito Moro; lo hanno rapito con l’intera scorta; hanno tentato di rapirlo: è rimasto ferito ed è ricoverato al Gemelli; lo hanno effettivamente rapito mentre andava alla Camera per il dibattito sulla fiducia al governo Andreotti e hanno massacrato la scorta.

Una piccola radio a transistor che sbuca dalla tasca di Silvio, uno dei bidelli, conferma in onde medie quello che all’inizio nessuno crede, che poi alcuni credono, che infine tutti credono: un fatto inaudito, straordinario, eccezionale e terribilmente vero, accaduto appena mezz’ora fa. Un applauso tenta di levarsi in un androne che pullula di gente (non tutti studenti) ma presto abortisce mentre guadagno rapidamente l’uscita per telefonare a casa. Il consiglio della mamma è un ordine perentorio: devi venirtene subito, qua ci hanno fatti uscire di scuola e anche Massimo è già tornato dal liceo. Non si sa cosa potrebbe succedere!

M’imbarco subito, anche perché le reazioni galatresi al fattaccio m’interessano più di quelle messinesi. Nel salone della nave crocchi di persone parlano del sequestro e del massacro dei cinque agenti della scorta. Un tizio che conosco di vista perché lo incontro sempre tra stazione e imbarco, essendo lui pendolare da Villa San Giovanni a Messina, pretende di dedurre da un articolo di giornale il sequestro e il massacro della scorta. Perciò declama che i giornalisti sapevano del fatto prima che accadesse, dunque sono complici delle Bierre e dovrebbero arrestarli (“tutti”, precisa). Si tratta, con ogni evidenza, di uno sprovveduto. Ma sul pullman delle autolinee Foresta vengo in chiaro che non è l’unico ascoltando dal GR2 uno slogan della sinistra extraparlamentare scandito sotto la sede romana de il Giornale di Montanelli: “I mandanti son sempre quelli: Andreotti e Montanelli!”. Il guaio, mi vien fatto di pensare, è che si dovrebbe pagare dazio per le scemenze che si dicono.

Arrivato a Galatro, appena sceso dal pullman qualcuno mi informa che con la partecipazione di tutte le forze politiche (MSI compreso e PSI inopinatamente escluso, o autoescluso), sindacali e delle istituzioni (leggi: l’amministrazione comunale) ci sarà, alle 17, una manifestazione presso il monumento ai caduti della Villa Comunale. Democristiani e comunisti insieme sanciranno, anche nella Valle del Metramo, il compromesso storico, col sangue di una tragedia inenarrabile. I socialisti partecipano scettici ad un gioco guidato da don Gildo, che ha già indossato i sacri paramenti quando prende ad additare l’enorme bandiera rossa sormontata da falce e martello della locale sezione del PCI che sta ritta in prossimità del monumento acconciato ad altare.

Il segretario della sezione, orgogliosamente in piedi accanto alla bandiera la cui asta tiene saldamente in pugno, realizza che il sacerdote lo sta apostrofando: gli ingiunge di ammainare (più di quanto già non lo sia) la bandiera, altrimenti non inizierà a celebrare. Carmelo Sorrentino, dopo aver scambiato uno sguardo d’intesa con l’ingegnere Sollazzo, accoglie l’ “invito”. La bandiera viene messa da parte, il rito può cominciare. Tra pesanti ironie socialiste pronunciate sottovoce prima, durante e dopo il comizio (tenuto dai soli rappresentanti di DC e PCI) di condanna che seguirà in piazza Matteotti.

Nelle foto: in alto titolo di Repubblica sul rapimento Moro, in basso bandiera del PCI.


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(9.4.18) I LAVORI AL FIUME METRAMO NON SONO ANCORA COMPLETATI (Maria Francesca Cordiani) - Qualche tempo fa, nella qualità di cittadina galatrese, inoltravo formale istanza di accesso civico generalizzato a mezzo lettera raccomandata al Commissario Straordinario Delegato per la realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico per la Regione Calabria, al RUP - Responsabile Unico del Procedimento -, ( il quale dichiarava in un secondo tempo di aver per errore inteso la richiesta quale domanda di accesso documentale), nonché, successivamente, al Responsabile della corruzione e della trasparenza della Città Metropolitana di Reggio Calabria, al fine di ottenere il rilascio di copia del progetto esecutivo relativo all’intervento denominato “Completamento degli interventi di messa in sicurezza dei fiumi Metramo e Fermano”.

La richiesta è sorta dalla constatazione delle condizioni in cui a tutt’oggi versa il Metramo.

Difatti,i lavori per la messa in sicurezza del fiume sono ormai da tempo terminati, ma esso è ancora invaso da vegetazione di varia specie ed i suoi argini non sono stati rafforzati, ma solo in parte sopraelevati.

Le opere previste per tale corso d’acqua nel progetto esecutivo relativo all’intervento denominato “Completamento degli interventi di messa in sicurezza dei fiumi Metramo e Fermano”, difatti, non sembrano essere state totalmente completate.

Tale atto, infatti, prevedeva, tra l’altro, oltre alla pulizia di parte dell’alveo, interventi di sopralzo arginale per un’estensione pari a circa 900 m, sia nella sinistra, che nella destra idrografica in corrispondenza del centro abitato galatrese.

Numerosi dubbi, però, sorgono in merito alla completa realizzazione di quanto originariamente previsto.

In ogni caso, sono da considerarsi stabili i muri di contenimento innalzati sui vetusti argini?

Sicuramente la denominazione dell’intervento lasciava presumere e sperare in un’effettiva ultimazione dei lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria necessari per mettere in sicurezza il fiume.

In vero la necessità di tali interventi emerge a chiare lettere nel sopradescritto atto, in cui viene tra l’altro messa in evidenza la presenza di “sponde soggette a fenomeni di sedimentazione e di franamento delle scarpate fluviali congiunti a scarsa manutenzione con presenza di aree vegetate, che producono situazioni di sovralluvionamento ed in alcuni casi anche di forte intasamento della sezione utile al deflusso idrico”.

“Tutto ciò" - si legge poi nel progetto - "contribuisce ad un aggravio progressivo delle condizioni di pericolosità idrogeologica, che si sommano alla già inefficiente officiosità idraulica del corso d’acqua”.

Ed ancora: “Il progetto individua le opere necessarie alla riduzione del rischio idraulico della fiumara Metramo in alcuni tratti maggiormente critici. Tali interventi si rendono necessari in quanto alcuni eventi eccezionali hanno progressivamente portato al degrado di alcuni elementi, quali porzioni di argini e briglie, normalmente deputati al contenimento della piena ed alla dissipazione dell’energia delle acque”.

“L'alveo del fiume, allo stato attuale, non ha una capacità di portata sufficiente per garantire un regolare deflusso delle portate di piena, anche in occasione di eventi riferiti a tempi di ritorno non elevato. Ciò comporta una condizione di rischio esistente che rende necessario un intervento di messa in sicurezza idraulica del bacino del fiume e dei suoi affluenti principali”.

Nonostante ciò la situazione è solo parzialmente mutata.

Il Metramo, quindi, visti anche i cambiamenti climatici, a cui da anni assistiamo, continua a costituire un potenziale pericolo, non solo per il centro galatrese, ma per molti borghi della Piana.

Al momento, nelle more del collaudo definitivo, occorrerà sollecitare la Città Metropolitana di Reggio Calabria, in qualità di ente committente ad effettuare al più presto le opportune verifiche.

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Altri articoli sull'argomento:
2.12.2017 -
Metramo: un fiume che affascina e preoccupa
13.11.2014 - Galatro esempio di mancata prevenzione del rischio idrogeologico
6.6.2013 - Situazione del Metramo: i cittadini scrivono al Ministero dell'Ambiente
19.4.2013 - La diga sul Metramo: una fonte potenziale di pericolo
13.11.2011 - E la storia si ripete…

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(28.4.18) BULLISMO: RIDIAMO VALORE AGLI INSEGNANTI (Angelo Cannatà) - Merita una riflessione l’episodio del prof bullizzato a Lucca e la violenza sempre più diffusa a scuola. Il bullismo dilaga: dopo Lucca è esploso il caso Velletri: “Ti faccio sciogliere nell’acido, professore”. Aspetti comuni: idiozia, rozzezza e “genialità” di postare l’impresa in rete autodenunciandosi. L’importante è esser “visti”, anche in situazioni non edificanti, conta avere molte visualizzazioni. Effetti perversi di una terribile sinergia: imbecillità e tecnologia. Ma non vengono bullizzati solo i prof: nel nord est una ragazza esasperata dagli insulti s’è gettata dalla finestra. Il fenomeno riguarda anche i licei e gli strati sociali medio alti, checché ne dica Michele Serra nella sua amaca incredibilmente classista (Repubblica, 20 aprile).

La mia memoria va a uno studente giovanissimo, apparentemente tranquillo, di buona famiglia - madre docente, padre ingegnere - viso d’angelo, sveglio, ma praticamente un “demonio”; a vederlo, non dimostrava la perfidia, simulava, e la scena la attraversava senza il passo spavaldo degli spacconi. Sembrava mite e questo lo rendeva più pericoloso. Fu la collega di Fisica a parlarmene: un ragazzo viene costretto a fare cose sconce nei bagni. Ma al di là dei dettagli. Il dato è che in un liceo, luogo deputato all’istruzione, un alunno di famiglia benestante, torturava un coetaneo per sentirsi forte. Quali modelli educativi lo ispiravano? Quali erano gli ideali di riferimento? Si dice: la colpa è della scuola che non trasmette valori. Ma quando i ragazzi arrivano così, in classe, con giudizi (e pregiudizi), ben definiti, con turbe mentali e immondizia televisiva/modaiola/Kitsch ben radicata, è davvero possibile alla scuola fare qualcosa? Mi è capitato a volte di assistere alla mia sconfitta, quando, per dire, anche i film più noti sul bullismo scolorivano di fronte alla cruda realtà che avevo di fronte.

E’ una vecchia questione, Don Milani (adorabile) ha la sua “responsabilità”. Sono davvero troppe le situazioni di bullismo a scuola; ho visto anch’io prof molto deboli derisi dagli alunni. E comunque è vero la scuola è un ginepraio in cui accade di tutto, vero specchio della nostra società in crisi. Perché il docente di Lucca non ha reagito? I docenti hanno strumenti adeguati? E le famiglie, non peccano forse di giustificazionismo?

Quante volte abbiamo assistito a genitori che aggrediscono i docenti? Ci vorrebbero più interventi d’informazione e formazione culturale, per alunni, docenti e famiglie. Molti pensano ancora, davvero, che il bullismo sia – lo definiscono così – “un rito di passaggio”. Espressione vecchia. Non dice nulla. Nasconde. Il bullismo non sarà sconfitto fino a quando i valori fondamentali - tolleranza e solidarietà - non penetreranno nella coscienza di tutti. Mi chiedo - senza avere una risposta che convinca me stesso - il bullismo dilaga anche perché troppi tacciono? E’ un’ipotesi. Non ci si spende più per gli altri, per difendere un prof preparato ma debole; un compagno di classe fragile. Anzi si tace. Si ride. Si prende il telefonino e si filma.

Perché il ragazzo che ha bullizzato il prof di Lucca non è stato bloccato dai compagni? Capisco la paura, ma entro certi limiti: odio gli indifferenti, diceva Gramsci. Il dialogo coi genitori è essenziale, decisivo il rapporto “scuola-famiglia”. E tuttavia c’è anche un problema di programmi, di educazione civica alla responsabilità: senza rispetto delle regole non c’è convivenza civile. E c’è il problema di ridare dignità – anche economica – al docente: aumentare lo stipendio dei prof significa (anche) aumentarne l’autorevolezza in una società in cui il denaro domina. C’è ancora molto da fare. Intanto, alunni e prof continuano ad essere bullizzati mentre i benpensanti tacciono. “Dio ci guardi dalla cosiddetta gente per bene”. E’ una frase di Benedetto Croce. Sapeva quel che diceva. Il bullismo non è una caratteristica del popolo, degli ultimi, è presente anche tra i borghesi ai Parioli; Michele Serra è andato davvero fuori tema. Urgono piuttosto risposte adeguate: nuovi programmi didattici; dignità economica per i docenti. La politica, passate queste infinite consultazioni, batta un colpo.

Articolo apparso su Il Fatto Quotidiano il 21 aprile 2018

Nella foto: bullismo contro prof.


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(31.5.18) CHI VOLTA LEGA E/O MOVIMENTO 5 STELLE NON HA CAPITO CHE... (Domenico Distilo) -
1) L’Italia non è sola nel mondo e non può attuare qualsiasi politica senza tenere conto del contesto internazionale, dei mercati, dei sistemi di alleanze. Teoricamente, certo, potrebbe farlo. Poi però dovrebbe accettarne le prevedibili conseguenze, che non sono poste sotto la sua sovranità.

2) Il default del debito pubblico significa che: nessuno comprerà più i titoli di Stato italiani, non avremo più come finanziare le spese statali e non ci saranno più i soldi per pagare pensioni e stipendi. O potranno pure esserci, ma in una moneta fittizia (quale sarebbe la nuova lira), cioè priva di qualsiasi credito e il cui valore sarebbe minore di quello della carta su cui è stampata. Così chiuderebbero scuole, ospedali, tribunali e tutto ciò che è pubblico verrebbe dismesso. La morte dello Stato.

3) I 5 Stelle da anni non parlano d’altro che di stipendi dei parlamentari e di vitalizi. Facendo la tara della demagogia, non hanno torto. Sarà il caso, prima o poi, di dare una cospicua sforbiciata. Ma è il caso, altresì, di non farsi illusioni: quand’anche eliminassimo del tutto indennità e vitalizi la nostra situazione non cambierebbe di molto, anzi, per dirla tutta, non cambierebbe per nulla. Il bilancio dello Stato nel suo complesso è infatti molto, molto più grande di quello delle Camere, e ancora più grandi del bilancio dello Stato sono il debito pubblico e il Pil.

4) Se si istituisse il vincolo di mandato, magari, visto che ci siamo, con la contestuale abolizione totale o parziale dell’immunità parlamentare, si sopprimerebbe perciò stesso la libertà dei parlamentari, dunque del Parlamento. Il che equivarrebbe, sic et simpliciter, all’abolizione della democrazia. Un sistema che finora, nel mondo moderno, è stato sempre basato sulla rappresentanza. Con che cosa sostituiremmo la rappresentanza (e con essa la democrazia), con la piattaforma Rousseau? Suvvia!

5) Si dice: nell’attuale UE prevalgono gli interessi tedeschi. E’ vero: chi scrive ha inquadrato l’attuale politica tedesca nel contesto di una
generale questione (storica) tedesca che può essere fatta risalire a Lutero e alla Riforma. Ma chiediamoci: fuori dell’UE, col suo, perfino auspicabile, asse franco-tedesco, dove finiremmo? Nel peggiore dei casi nell’orbita dei Putin e degli Erdogan; nel migliore a fare da complemento, da vagone aggiunto, nel gruppo di Visegrad. E’ questo che vogliamo?

6) L’ondata populista avanza in tutto il mondo. Lo stesso Trump ne è un prodotto e gli Stati Uniti non costituiscono più, purtroppo, quel “solido ancoraggio atlantico” che sono stati fino a qualche decennio fa. Il motto “America first” racchiude una tendenza all’isolazionismo che rischia di aprire la corsa a chi riempie prima il vuoto che l’America potrebbe lasciare. Corsa nella quale sono favoriti paesi e popoli per la loro storia a vocazione imperiale, in primis la Russia. Rebus sic stantibus, col rischio incombente di dover ridefinire il nostro profilo strategico, chiediamoci se sia il caso di farlo sotto la premiership di Gigetto o di Matteo o di Gigetto e Matteo.

7) I partner europei di 5 Stelle e Lega sono Farage e la Le Pen, dichiaratamente nazionalisti e deliberatamente di destra. Avremmo perciò un governo che non farebbe riferimento alle grandi famiglie della politica europea –popolari, socialisti, liberali- e ai valori che esse incarnano, ma a un’ideologia, peraltro molto confusa, dell’identità e della sovranità. Definire tutto questo pericoloso avventurismo è sbagliato, esagerato o invece assolutamente realistico?

8) 5 Stelle e Lega dovrebbero pensare a formare il personale politico, magari con apposite scuole e immaginando una riforma che sarebbe dai costi molto contenuti se non a costo zero: azzerare tutte le riforme della scuola e dell’università degli ultimi vent’anni per far tornare i ragazzi a studiare sul serio, di modo che chi sceglie di dedicarsi alla politica lo faccia con un retroterra di conoscenze indispensabili per evitare tutte le gaffe che gli esponenti di 5 Stelle e Lega infilano in sequenza ogni volta che parlano di Costituzione. Sul fronte scuola e cultura, però, a parte alcune sibilline enunciazioni, il silenzio è assordante.

9) L’alleanza Lega- 5 Stelle non è nata nelle urne e non è l’espressione della volontà popolare. E’ il frutto, come dicono i critici del parlamentarismo, di “alchimie parlamentari” . Dunque, a parte ogni altra considerazione, nella scelta del presidente Mattarella di non nominare ministro Paolo Savona non c’è nessun “tradimento del mandato degli elettori”, per la semplice ragione che nessun mandato c’è mai stato. Semmai c’era il mandato opposto, avendo le due forze in questione ripetutamente dichiarato in campagna elettorale che non si sarebbero mai alleate.

10) Le due forze de quibus incarnano ed esprimono la miscela di idealismo astratto e ribellismo plebeo – non popolare, plebeo- che ha spesso segnato la storia d’Italia, connotandone il peggio. Durante la prima repubblica i partiti, in primis il PCI a cui va riconosciuto di aver compiuto una straordinaria azione pedagogica delle masse tentando di espungerne plebeismo e ribellismo, hanno tenuto a freno queste tendenze che ora esplodono sui social. Quando capiremo che si deve votare con la testa e non con la pancia sarà forse troppo tardi.

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(3.6.18) UNA RINASCITA PER L'ITALIA (CON ATTENZIONE) (Angelo Cannatà) - Cronisti. Opinionisti. Politologi. Giuristi. Filosofi. Eccetera. I giornali autorevoli e importanti hanno una pluralità di voci, perché la realtà è complessa e non è facile interpretarla; spesso a sbagliare le previsioni sono proprio i giornalisti più bravi (“Un governo Lega-5Stelle non si farà mai”). Eppure si andava – tra mille difficoltà – in questa direzione. Facile dirlo oggi. In verità, alcune voci di questo giornale l’hanno scritto e argomentato con largo anticipo (“Governo M5S-Lega: forse è il male minore, il Fatto, 16-3-18).

Non esisteva un Pd dialogante. Renzi bloccava tutto. L’idealismo era costretto a lasciare spazio al realismo: “temo – spero di sbagliarmi – che le aspettative vadano temperate dal sano realismo… Dunque, valutazione dei rapporti di forza. I 5Stelle da soli non possono governare ma non debbono nemmeno, col 33%, lasciare la regia a B. per inciuci indicibili. Sartre, ne Le mani sporche, affronta molti temi, uno ci riguarda da vicino: in momenti difficili è possibile allearsi con un avversario se le circostanze storiche lo richiedono?” Non solo è possibile, qualche volta è necessario: “se la Lega abbandonasse certi slogan, se attenuasse i toni razzisti, se concordasse un programma coi 5Stelle – attenzione ai deboli, eccetera – una convergenza sarebbe il male minore.”


Sì, era possibile prevedere e spingere in direzione di un accordo Di Maio-Salvini. Assumendosi la responsabilità di dirlo: “Quella che fino a ieri sembrava una pura ipotesi, comincia ad apparire una tesi da valutare. Urge ‘sporcarsi le mani’… e mandare a casa quanti il concetto di responsabilità l’invocano solo quando coincide coi loro interessi.” Ora però, fatto il governo, bisogna evidenziare - e questa volta è facile esser profeti - che non tutto sarà semplice: a) le forze politiche alleate sono molto diverse; b) Salvini ministro dell’Interno creerà problemi; c) Sarà necessario trovare tra i ministri il punto di mediazione tra opinioni opposte. Attenti alla faciloneria: “c’è il contratto, basta applicarlo”. Non sarà così semplice: molte voci sono generiche e, in fase di stesura delle leggi, saranno necessari compromessi. La parola va rivalutata: compromessi chiari, alti, alla luce del sole.

Governare in fondo è questo: mediare tra interessi e spinte divergenti. Quando il ministro dell’Interno parlerà d’immigrazione sarà necessario mediare (frenare “Salvini xenofobo”); quando Di Maio s’occuperà di reddito di cittadinanza occorrerà controllare i conti. Pesi e contrappesi tra posizioni opposte: può venir fuori qualcosa d’interessante. Bisogna provarci. Cercare “il giusto mezzo” è cosa saggia; trovarlo è compito dei politici.

Infine. Alcuni ministri sono tecnici. Lascio ad altri la facile obiezione: avete contestato i tecnici adesso eccoli al governo. Mi interessa un altro aspetto: i tecnici sono necessari perché di economia, soprattutto, deve occuparsi chi sa fare i conti. Ciò detto, esiste una direzione politica. Il ministro dell’Economia, Tria, vicino a Brunetta, va bene per le competenze ma l’indirizzo politico - ecco il punto - non sia smarrito. Verificare le scelte, le priorità, le “dimenticanze”, la coerenza tra i principi e i fatti sarà compito dei giornali: quando era premier Renzi bisognava far le pulci al suo governo; oggi che governano Conte, Di Maio e Salvini è giusto criticarli le volte che sarà necessario. Questo fa un giornale libero.

Il Fatto di ieri: “Il governo c’è, ora fateci vedere il cambiamento”. Lasciamo il compito di giornale-partito a chi difende un’area politica e fa il cane da guardia quando a governare sono “gli altri”. Un giornale libero esercita il diritto di critica. Sempre. Anche nei confronti del presidente della Repubblica. Altra cosa è l’impeachment. Una richiesta sproporzionata: il Fatto l’ha subito evidenziato. Ma ora basta col passato. Buon lavoro ai ministri e al premier Conte che tranquillizza gli operai di Fedex-Tnt e buon lavoro al Capo dello Stato: che “questa” Festa della Repubblica sia una nuova rinascita per l’Italia.

Articolo apparso su Il Fatto Quotidiano il 2 giugno 2018

Nella foto: il nuovo governo assieme al Presidente della Repubblica dopo il giuramento.


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(11.6.18) GALATRO SE L'E' CAMBIATE LE MUTANDE? (Pasquale Cannatà) - Ho già scritto in altre occasioni di alcuni aneddoti legati allo studio della lingua latina al liceo: questa volta mi sono ricordato di quello studente che dovendo tradurre dal “de bello civili” di Giulio Cesare l’espressione “mutatis mutandis”, invece del corretto “dopo aver cambiato le cose che si dovevano cambiare”, per la fretta ha tradotto “cambiatosi le mutande”.

La guerra civile esplode quando Cesare il 1º gennaio 49 a.C., inviate lettere al Senato e viste respinte le sue proposte per comporre pacificamente le divergenze politiche con il Senato stesso e con Pompeo, decide di marciare su Roma e attraversa con il suo esercito il fiume Rubicone (che segnava il confine oltre il quale non ci si poteva avvicinare a Roma in armi) pronunciando la famosa frase “alea iacta est”, che tradotto significa “il dado è tratto”, cioè lanciato, e quindi voleva dire che si giocava il suo destino e non poteva più tornare indietro.

Cesare comincia a rimettere amministrativamente in ordine Roma, occupandosi dei problemi di chi era debitore (e dei relativi creditori), della situazione elettorale creata dalla legge di Pompeo (Lex Pompeia de ambitu che istituiva un tribunale speciale per i brogli dal 70 a.C. in poi) e quindi, “mutatis mutandis” riparte per le sue missioni di guerra.

Per una strana associazione di idee, ricordando queste cose, mi è sorta spontanea una domanda:

Galatro se l’è cambiate le mutande?

A Galatro, cioè, nel corso degli anni e col succedersi delle varie amministrazioni, sono state cambiate le condizioni che hanno frenato lo sviluppo del paese? Sono state poste le premesse per creare nuovi posti di lavoro e migliorare l’economia e le condizioni di vita delle famiglie?

Da quello che leggo sul nostro giornale on line e dai commenti che fanno i nostri concittadini su facebook, la situazione generale non sembra ottima nonostante gli sforzi fatti dall’amministrazione comunale e dalle varie associazioni che si prodigano per migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei residenti: io, e come me molti galatresi che abitano in altre città lontane dal luogo di nascita, abbiamo sempre aspettato di trovare delle novità ad ogni nostro ritorno al paese, ma visto che i miglioramenti vanno a rilento, oggi voglio attraversare il mio Rubicone dopo aver gettato il mio dado, per portare al nostro comune delle mutande nuove da aggiungere a quelle senz’altro più utili e preziose portate da altri.

Fuor di metafora, vorrei offrire agli amministratori ed ai componenti dei partiti all’opposizione (ho amici in ambedue gli schieramenti, e comunque il bene del paese non ha colorazioni politiche!), alle varie associazioni ed a tutti i cittadini che vorranno coglierle, alcune idee che ho più volte enunciato in privato a qualche amico e che secondo me aiuterebbero a smuovere le acque della nostra economia al momento stagnanti: io mi metto in gioco e da Padova mi impegno a dare il massimo contributo possibile, ma c’è bisogno di chi da Galatro faccia la sua parte.

  • La prima cosa che si potrebbe fare è quasi, per così dire, gratis et amore Dei. A casa mia la radio-sveglia è sintonizzata su “radio Maria” attraverso le cui onde ogni mattina alle ore 7,30 trasmettono la Messa da una città diversa: la cosa che per noi è interessante riguarda il fatto che ad inizio collegamento viene fatta una presentazione del luogo da cui trasmettono. Potete immaginare quanta pubblicità gratuita otterrebbero le nostre terme se con l’interessamento del parroco e dei gruppi che collaborano con lui si riuscisse a far trasmettere una Messa da Galatro! Umberto Distilo, Domenico, Michele Scozzarra o qualche altra persona di cultura (a Galatro non ne mancano di certo!) potrebbero preparare il testo di presentazione da leggere, enfatizzando le bellezze naturali ed artistiche della città: io conosco personalmente il responsabile di radio Maria per la provincia di Padova e potrei farmi spiegare come realizzare la cosa, se da Galatro chi di dovere si mettesse al lavoro perché questa idea non resti solo sulla carta.

  • Se il numero delle presenze di durata almeno settimanale aumentasse anche per effetto di questa particolare spinta pubblicitaria, si potrebbe finalmente vedere l’operatività della struttura termale a pieno regime, se non addirittura (nella previsione più ottimistica) il ritorno alla vecchia tradizione dell’affitto di camere per i “bagnanti” da parte di privati cittadini (anche a casa mia una volta si ospitavano bagnanti da giugno a settembre) nella versione moderna del “bed & breakfast” la cui licenza sarebbe concessa da parte del comune a richiesta di chi voglia impegnarsi in questa attività ricettiva.

  • Ogni anno a Galatro si svolge a cura dell’associazione A.D.O.S. e del gruppo di appassionati podisti che partecipano a varie maratone, la bellissima corsa “5 ponti” che attira molti atleti: purtroppo la manifestazione si svolge in un solo pomeriggio e porta pochissimi vantaggi economici al paese. Sarebbe possibile fare un ulteriore sforzo da parte di tutti per allungare il percorso fino a farne una mezza maratona con partenza alle 8,30 / 9 di mattina e quindi “obbligare” gli atleti a fare almeno un pernottamento a Galatro? Da parte mia potrei contattare gli organizzatori della maratona di Padova per proporre un gemellaggio ed un supporto logistico: sono disponibile per distribuire volantini alla maratona di Treviso (metà marzo), a quella di Padova (fine aprile) e lo stesso si potrebbe fare alla 5 ponti da tenere tra fine maggio e metà giugno, così da avere un buon numero di iscrizioni per la “mezza maratona delle terme di Galatro” da fare tra metà giugno e fine settembre. Per il supporto organizzativo ci si potrebbe rivolgere anche alla vicina “6 ore di Curinga”: io avrei qualche idea per il percorso e per l’organizzazione.

  • Perché i turisti che necessitano di cure termali dovrebbero scegliere Galatro piuttosto che Abano, Recoaro ecc. ? A Galatro il turista, finite le cure, se non è venuto in macchina dalle vicinanze e quindi ritorna a casa, si annoia a morte, mentre da Abano, per esempio, propongono dei contenuti extra a pagamento, tipo oggi una gita a Venezia, domani a Verona o Bassano del Grappa o i colli Euganei: e noi non potremmo proporre Reggio con i suoi bronzi e lo stretto di Messina, le serre e Fabrizia, Tropea, l’aria pulita e le passeggiate sui sentieri che partono dalle vecchie terme verso le sorgenti del fiume Fermano? Il mercatino nel rione Montebello, il palio gastronomico e le altre notevoli manifestazioni serali di solito organizzati dall’A.D.O.S. più altri eventi come musica e teatro a cura dei nostri artisti galatresi si potrebbero tenere più volte durante la stagione estiva (almeno due attrazioni diverse per settimana a rotazione) per allietare le serate nostre e dei turisti.

  • Sarò un inguaribile ottimista, ma se le cose procedessero per il meglio ci sarebbe bisogno di ristoranti e pizzerie; una volta risvegliato lo spirito imprenditoriale dei nostri professionisti, si potrebbe creare qualche piccola fabbrica di conservazione e/o trasformazione della nostra produzione agricola (l’esempio di Orazio Curinga con il suo olio è incoraggiante) magari lanciando il marchio d.o.c. “città delle rondini”.

  • Spero che su queste idee possa nascere un dibattito all’interno dei gruppi politici o delle varie associazioni del paese, e che dopo le analisi di fattibilità si possa passare alla loro realizzazione così che entro un anno se ne possano già cogliere alcuni frutti: potrebbe altresì aprirsi un confronto pubblico su questo sito, ma se qualcuno volesse parlarne direttamente con me al fine di approfondire alcuni aspetti riguardanti le idee su esposte, io dovrei essere a Galatro per le vacanze estive dal 30/7 al 16/8. Chi volesse contattarmi ancora prima, può chiedere il mio indirizzo e-mail alla redazione del nostro giornale o usare il mio profilo facebook: se ci saranno sinergie e voglia di mettersi in gioco potremmo cambiare le mutande al nostro paese, altrimenti ci teniamo la biancheria che abbiamo usato fino ad oggi e quello che ho sopra descritto resterà ancora nell’album dei sogni.


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