MAPPA METEO RECAPITI UTILI MERCATINO FOTO CODICE FISCALE PAGINE RADIO GALATRO IERI E OGGI FIRME
Archivi Generali  
< lug-dic 17 Commenti 2018
Gennaio-Giugno
lug-dic 18 >

5.1.18 - Non sono parente con la stilista della sfilata alle Terme
Pino Sorbara

6.1.18 - Mi compiaccio col Vicesindaco (o chi per lui) per la solerzia nella risposta
Francesco Orlando Distilo

18.1.18 - Falsi luoghi comuni: Galatro nevosa e mangiapreti
Domenico Distilo

25.1.18 - Diritto di cronaca e diritto di satira: provo a spiegare
Francesco Orlando Distilo

30.1.18 - Il Sindaco di Maropati: «Sono rimasto sorpreso per il vostro recente articolo»
Fiorenzo Silvestro

1.2.18 - Il voto è vicino, meglio non parlare di trattativa
Angelo Cannatà

4.2.18 - Evoluzione della libertà d'informazione
Maria Francesca Cordiani





(5.1.18) NON SONO PARENTE CON LA STILISTA DELLA SFILATA ALLE TERME (Pino Sorbara) - Nell’articolo intitolato Sfilata di moda fantasma alle Terme, pubblicato il 4 gennaio sul vostro giornale, viene ripresa la clamorosa panzana propinata su una pagina Facebook con il solito obiettivo di denigrare l’amministrazione comunale.

Questa volta ci si è inventata una mia parentela con la stilista che ha organizzato una sfilata di moda presso le Terme lo scorso 29 dicembre, adombrando così favoritismi nella concessione dei locali.

Addirittura, pare che sul post da cui è stata tratta la “notizia criminis” riportata nel vostro articolo, sia stato scritto che anche tutti i partecipanti alla sfilata sarebbero stati miei parenti.

Ora, io non intendo entrare in polemica con chi, dimostrando una vera e propria ossessione nei confronti dell’amministrazione comunale, non fa altro che combattere spettri inesistenti.

Mi limito semplicemente a replicare a chiunque ritenga non si debbano concedere gratuitamente i locali comunali per iniziative promozionali realizzate da artigiani ed imprese locali che noi la pensiamo diversamente e, invece, crediamo che il compito di un’amministrazione pubblica sia anche quello di sostenere le realtà produttive del territorio. Per questo, come del resto avviene da tempo immemorabile senza che ciò abbia mai destato scalpore, continueremo a concedere il patrocinio gratuito e l’uso dei locali comunali (compatibilmente con le necessità istituzionali) a tutti coloro che vorranno organizzare analoghe manifestazioni.

Semmai, il nostro rammarico è di non aver potuto ospitare l’evento nella più accogliente sala convegni dell’Hotel delle Terme, che solo recentemente abbiamo scoperto non essere utilizzabile perché, nella pratica relativa all’autorizzazione antincendi presentata anni fa ai Vigili del Fuoco, l’ex gestore ha dichiarato che il locale non è aperto al pubblico e, per tale motivo, non dispone dei sistemi di sicurezza previsti dalla legge. Magari su questo sarebbe interessante una vostra inchiesta giornalistica, visto che solo poco tempo fa in quella stessa sala si è tenuto un convegno scientifico...

Detto questo, in tutta sincerità ciò che mi ha lasciato con l’amaro in bocca è che nessuno della vostra redazione, prima di pubblicare l’articolo, si sia preoccupato di chiedermi se la stilista in questione è davvero una mia parente di Rosarno. Gli avrei potuto rispondere che non solo non siamo parenti ma che non l’avevo mai vista prima di questa occasione, chiarendogli anche che l’evento non è stato organizzato sotto i miei “auspici” ma che vi ho partecipato solo perché invitato insieme al Sindaco, il quale mi ha poi delegato per il saluto istituzionale quando si è dovuto allontanare per concomitanti impegni.

Peraltro, tale imprecisione, mi ha causato molti problemi perché i miei veri parenti, dopo aver letto la notizia, si sono offesi per non essere stati invitati. E meno male che non l’ho fatto, altrimenti - limitandomi solo a quelli galatresi - il ristorante delle Terme non sarebbe bastato a contenerli tutti.

Grazie per l’ospitalità e buon anno e voi e ai vostri lettori.

Pino Sorbara

* * *

La notizia dell’evento non è una bufala ma, appunto, una notizia, quale che sia la fonte a cui l’abbiamo attinta. In secondo luogo: dov’è che abbiamo scritto che i locali delle terme non vanno concessi per eventi quali sfilate di moda et similia? Siamo d’accordo sull’opportunità di concedere i locali, anche se è auspicabile che la cosa venga regolamentata.

Quanto al resto della lettera del vicesindaco, la vicenda in sé, per riferire la quale abbiamo scelto un registro significativamente ironico, è poco più di una quisquilia e non avrebbe meritato una risposta così piccata. Quand’anche Pino Sorbara ne fosse stato, come abbiamo scritto, “auspice”, non sarebbe uno scandalo.

Proprio non capiamo, al riguardo, l’esigenza tanto avvertita di precisare e puntualizzare; così come riguardo ai parenti, che avrebbero tutto il diritto, se tra loro ci fosse una stilista, di utilizzare i locali delle terme.

Infine, non è il caso di fare inchieste su vicende sulle quali non c’è nulla da scoprire ed approfondire.

Ricambiamo cordialmente gli auguri di buon anno da parte nostra e a nome dei nostri lettori.

LA REDAZIONE


Nella foto in alto: il vicesindaco Pino Sorbara.

Torna ai titoli


(6.1.18) MI COMPIACCIO COL VICESINDACO (O CHI PER LUI) PER LA SOLERZIA NELLA RISPOSTA (Francesco Orlando Distilo) - Mi compiaccio con il Vicesindaco di Galatro (o chi per lui), per la solerzia con la quale ha prontamente smentito la circostanza che la stilista che ha effettuato la sfilata al Ristorante delle Terme fosse una sua parente. Peccato, però, che la stessa solerzia non sia stata usata in altre occasioni ben più pregnanti e di questo, sinceramente, me ne dispiaccio.

Tornando alla sfilata, anche se non vorrei scendere al vostro livello perché mi battereste con l’esperienza, rispiego la satira (critica più o meno mordace - dal sarcasmo alla caricatura - verso aspetti o personaggi tipici della vita contemporanea) utilizzata per far conoscere, a posteriori, ai galatresi un evento che si è svolto presso il ristorante delle Terme.

Quando scrivevo che Lei, signor Vicesindaco, aveva invitato i suoi parenti, e che a loro volta questi avrebbero invitato i rispettivi parenti, era satira (qualcuno di sua conoscenza la chiamerebbe “carretta”), funzionale al fatto che pochi galatresi erano a conoscenza dell’evento. Colpa mia, a volte dimentico che per certe persone la satira è come la biochimica, tanto da confondere come satira gli auguri di pronta guarigione fatti dal sottoscritto al Sindaco.

Naturalmente quando non si hanno argomenti politici da contrapporre viene utilizzato il “Metodo Boffo”, ovvero una campagna diffamatoria basata su illazioni, sia allo scopo di screditare un avversario politico, ma soprattutto per creare un diversivo mediatico con l'obiettivo di spostare l'attenzione dell'opinione pubblica da temi scomodi.

Poi vorrei ricordarLe che è un “Amministratore Pubblico” e, in quanto tale, deve dare conto a tutti gli elettori, a quelli che l'hanno votata ma soprattutto a quelli che non l'hanno votata, della gestione della cosa pubblica (dicasi trasparenza) ed è per questo motivo che Le vorrei fare alcune domande di cui, in quanto Amministratore, dovrebbe conoscere le risposte:

1) Chi era la stilista o l’atelier di moda che ha fatto la sfilata?

2) In quale paese ha la residenza o la sede legale?

3) Perché è stata fatta fare la domanda ad una persona di Galatro che nulla c'entrava con la sfilata?

4) Chi è stato il contatto tra l’Amministrazione comunale e la persona interessata all’uso dei locali termali?

Ne approfitto per farLe, comunque, i complimenti per lo stile di scrittura. Sembrerebbe uno stile tipicamente “legale”.

P.S. - Adottate un campo di grano, forse un giorno potrete vendere farina del vostro sacco.

Torna ai titoli


(18.1.18) FALSI LUOGHI COMUNI: GALATRO NEVOSA E MANGIAPRETI (Domenico Distilo) - L’Esegesi dei luoghi comuni di Léon Bloy è uno dei testi più antiborghesi del Novecento, scritto dopo la conversione dell’autore da anticlericale a cattolico fervente. Non è però il caso di evocare lo spirito di Léon Bloy per sfatare due luoghi comuni su Galatro, uno dei quali di vecchia data, l’altro invece di conio recentissimo.

Quello di vecchia data riguarda l’altitudine e di conseguenza il clima e i fenomeni metereologici frequenti nella valle del Metramo. Non puoi incontrare un amico di Polistena o di Palmi, o anche della vicina Rosarno, in questo periodo dell’anno, senza sentirti apostrofare: “Ce ne sarà di neve a Galatro?!”, oppure, “Eh, voi al freddo di questi giorni ci siete abituati!”.

Hai voglia a chiarire che è tutto un equivoco, che Galatro, inteso come centro abitato, è appena a 158 metri in media sul livello del mare e che, ad esempio, è più verso il livello del mare di Polistena (254 m.), Palmi (228 m.), Taurianova (210 m.) e Cinquefrondi (257 m.). La precisazione viene accolta con un "oh…" di sorpresa o, in alcuni casi, con un moto di trasalimento. Salvo l’anno dopo ricascarci con il solito “Ce ne sarà di neve a Galatro?!” (‘ndavi nivi a Galatru?!, in versione vernacola).

Bene, se al luogo comune sul clima abbiamo fatto il callo e non ci doliamo più di tanto, dell’altro che monta in questi giorni è difficile non dolersi e fare, col tempo, altrettanto il callo. Galatro, città mariana, città di chiese e a suo tempo luogo d’elezione dei padri basiliani, che sul suo territorio fecero sorgere un convento nel quale è a lungo vissuto
Barlaam, dotto grecista e maestro di greco di Petrarca e Boccaccio; Galatro che nel Settecento ebbe una chiesa, Santa Maria della Valle, dipendente direttamente dalla basilica romana di Santa Maria Maggiore; Galatro che annovera tra i suoi personaggi più illustri Conia, Martino e Distilo, tutt’e tre, non a caso, sacerdoti, sarebbe diventata, anzi, sarebbe sempre stata, un paese di voraci mangiapreti.

E’ bastata la commedia degli equivoci e dei malintesi nata dalla conclusione anticipata del mandato di parroco di don Giuseppe Calimera per indurre taluni a farsi del presente e del passato un’immagine dozzinale e falsa, al punto di sostenere che nel DNA dei galatresi ci sarebbe l’avversione ai preti. Ma quando mai! Quel che si può dire è che con i preti il nostro paese ha avuto un feeling costante nel tempo, eccezion fatta per qualche episodio circoscritto ed isolato, peraltro di dubbia interpretazione, nato da circostanze particolari e che non può indurre nessuno a parlare di sistematica e storica avversione ai preti, tantomeno alla Chiesa.

Umberto Di Stilo, che in questo campo ha competenze incomparabilmente più grandi di chiunque di noi, ne potrà sicuramente dare atto.

Nelle foto: Galatro innevata e divieto di accesso ai prelati.

Torna ai titoli


(25.1.18) DIRITTO DI CRONACA E DIRITTO DI SATIRA: PROVO A SPIEGARE (Francesco Orlando Distilo) - Le polemiche sorte in questi giorni su Gene Gnocchi, e soprattutto sulle sue giustificazioni (diritto di satira) per aver dato del maiale femmina a Claretta Petacci, mi hanno fornito l’assist, come si suol dire nel gergo calcistico, per provare a spiegare ai tanti giuristi di Galatro, che magari non hanno mai sfogliato un codice o che nella loro personale biblioteca si ritrovano soltanto la prima edizione del Codice Zanardelli, in cosa consiste il diritto di critica e il diritto di satira, anche in virtù dell’articolo apparso il 2 gennaio dal titolo “Secondo e ultimo avviso ai naviganti” ed anche sulle esternazioni del Vicesindaco quando nel suo articolo (o presunto tale) “Non sono parente con la stilista della sfilata alle Terme”, afferma che un post su facebook avrebbe il “solito obiettivo di denigrare l’amministrazione comunale”.

Per cercare di spiegare, non sono un professore di diritto ma un semplice operatore, vorrei partire dalla Costituzione ed esattamente dall’ultimo capoverso delle disposizioni transitorie e finali che dice: “La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato”. Mi sembra che su questo non ci sia nulla da specificare per quanto sia esplicito il suo contenuto.

Poi c’è l’art. 2 della Carta che dice: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Ciò significa che la Repubblica in tutte le sue articolazioni riconosce la preesistenza ad essa dei diritti fondamentali dell'uomo, ne prende atto e si impegna a difenderli, attribuendo ad essi forza primaria. Si evidenzia che lo Stato, in funzione dell'uomo, riconosce i diritti più ampi (primo fra tutti la libertà), e quello della loro inviolabilità, tanto del singolo individuo quanto come membro di formazioni sociali.

È importante sottolineare anche l’art. 3 che al primo comma recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. In pratica l'eguaglianza si può sintetizzare anzitutto nella parità tra tutti i cittadini, inibendo ogni forma di discriminazione.

Poi per ultimo c’è l’art. 21 che dice: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. La libertà di pensiero implica il diritto di poter manifestare liberamente le proprie idee attraverso i mezzi di diffusione: da quelli tradizionali (televisione, radio, stampa, spettacoli) a quelli più moderni come internet.

Fatta questa piccola, ma spero esaustiva, premessa sui diritti “inviolabili” dell’uomo passo a specificare i concetti di “diritto di critica” e “diritto di cronaca”. Il diritto di critica consiste in una valutazione diretta ad esprimere un giudizio od a manifestare un’opinione su fatti e/o condotte di terzi. Questo in linea teorica, ma la giurisprudenza come delimita il diritto di critica? I limiti cui la critica politica è ammissibile, ha sottolineato la Corte europea dei diritti dell’uomo, sono più ampi di quelli della semplice critica, e perciò in tale ambito la critica può essere esercitata con modalità più nette e vibranti, senza rituali ed ipocriti omaggi a stili e forme espressive.

“La critica si sostanzia nell’espressione di giudizi o, più genericamente, di opinioni e che in quanto tale non può pretendersi rigorosamente obiettiva, posto che la critica, per sua natura, non può che essere fondata su un’interpretazione, necessariamente soggettiva, di fatti e di comportamenti (Cass., Sez. V, 27 Giugno 2000, N. 7499)”.

“Il diritto di critica attiene ad un giudizio valutativo che trae spunto da un fatto ed esclude la punibilità di affermazioni lesive dell'altrui reputazione purché le modalità espressive siano proporzionate e funzionali all'opinione o alla protesta espresse, in considerazione degli interessi e dei valori che si ritengono compromessi (Sez. 1, n. 36045 del 13/06/2014)”.

“Il rispetto della verità del fatto assume un rilievo più limitato e necessariamente affievolito rispetto al diritto di cronaca, in quanto la critica, ed ancor più quella politica, quale espressione di opinione meramente soggettiva, ha per sua natura carattere congetturale, che non può, per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva ed asettica (Sez. 5, n. 25518 del 26/09/2016, dep. 23/05/2017)”.

Dall’Europa giunge un importante punto di riferimento per la giurisprudenza laddove si afferma che l’uomo politico “agisce come personaggio pubblico, esponendosi inevitabilmente e coscientemente ad un controllo approfondito da parte dei giornalisti e dei cittadini”; per cui “i politici devono dimostrare grande tolleranza, soprattutto quando rendono dichiarazioni pubbliche che possono suscitare critiche” in quanto “il loro diritto alla protezione della reputazione va bilanciato con l’interesse alla libera discussione delle questioni politiche” (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo).

La satira, per la lingua italiana, è quel genere di composizione poetica a carattere moralistico o comico, che mette in risalto, con espressioni che vanno dall’ironia pacata e discorsiva fino allo scherno e all’invettiva sferzante, costumi o atteggiamenti comuni alla generalità degli uomini, o tipici di una categoria o di un solo individuo. In senso estensivo, tuttavia, oggi vi si comprende la “critica più o meno mordace (dal sarcasmo alla caricatura) verso aspetti o personaggi tipici della vita contemporanea”. Caratteristico di tale genere letterario è il suo carattere polemico, burlesco e moralistico. Anche in questo caso vediamo come la Suprema Corte di Cassazione ha tipicizzato questa esimente penale.

In tema di diffamazione a mezzo stampa, sussiste l'esimente del diritto di critica, quando le espressioni utilizzate, pur se veicolate nella forma scherzosa e ironica propria della satira, consistano in un'argomentazione che esplicita le ragioni di un giudizio negativo collegato agli specifici fatti riferiti e non si risolve in un'aggressione gratuita alla sfera morale altrui (Sez. 1, Sentenza n. 5695 del 05/11/2014).

In tema di diffamazione a mezzo stampa, ai fini del riconoscimento dell'esimente prevista dall'art. 51 c. p., qualora l'articolo contenga una critica formulata con modalità proprie della satira, il giudice, nell'apprezzare il requisito della continenza, deve tener conto del linguaggio essenzialmente simbolico e paradossale dello scritto satirico, rispetto al quale non si può applicare il metro consueto di correttezza dell'espressione, restando, comunque, fermo il limite del rispetto dei valori fondamentali, che devono ritenersi superati quando la persona pubblica, oltre che al ludibrio della sua immagine, sia esposta al disprezzo (Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 27-05-2016) 05-10-2016, n. 41785).

Da quanto evidenziato appare evidente che il sinistro di Gene Gnocchi abbia usato, nei confronti di una persona deceduta, espressioni che nulla hanno a che fare con il diritto di satira. Esattamente come alcuni sinistri individui di Galatro che, approfittando della mia assenza, hanno vomitato il loro consueto veleno su fatti che nulla avevano a che vedere con la politica, perché è questo che fanno le persone che non hanno argomenti politici da controbattere: buttano fango sull’avversario.

Al Vicesindaco (o chi per lui) vorrei dire: è denigrare l’amministrazione comunale quanto avete permesso ad un Consigliere di stare seduto in Consiglio fino a quando ha dovuto, sottolineo dovuto e non per dovere morale da consigliere di maggioranza, pagare il debito nei confronti del Comune per il quale aveva un debito pregresso?

È denigrare l’amministrazione comunale quando vi si dice che avete gestito le Terme con una delibera illegittima e che, pur essendo stata segnalata la sua illegittimità, non avete avuto un benché minimo fremito nelle vostre coscienze, così come in quella della Segretaria Comunale che mi ha consigliato di rivolgermi al TAR, come se avessi interessi personali da tutelare?

È denigrare l’amministrazione quando vi si chiede più trasparenza nella gestione pubblica come nella sfilata di moda, che "panzana" non era, vista la premura del Vicesindaco nel prendere le distanze dalla stilista e precisare che nulla aveva a che fare con la sfilata? Egregio signor Vicesindaco (o chi per lei), sicuramente l’Amministrazione comunale di Galatro ed io abbiamo due concetti di legalità e trasparenza divergenti.

Per concludere, la cosa che mi ha ferito di più è stato il ricordo di un giovane universitario che quando tornava da Messina, sua sede universitaria, mi parlava di un certo Solženicyn e di quanto fosse bella la nostra Costituzione, da lui stesso definita “la più bella del mondo”. Però quando questi sinistri personaggi hanno cominciato a buttare fango sulla mia persona e sulla mia famiglia, ha preferito stare in silenzio perché sarebbe stato sconveniente dire la verità; non dico parlare bene, ma dire semplicemente la verità.

Torna ai titoli


(30.1.18) IL SINDACO DI MAROPATI: «SONO RIMASTO SORPRESO PER IL VOSTRO RECENTE ARTICOLO» (Fiorenzo Silvestro) - Sono rimasto molto sorpreso nel leggere l’articolo dal titolo “Maropati: l’Amministrazione liquida piscina e fondazione Seminara”, apparso qualche giorno addietro su Galatro Terme News, perché dal contenuto dello stesso emerge chiaramente che chi lo ha scritto non è per niente informato (un giornalista serio lo avrebbe prima fatto), così come è del tutto evidente, considerando il tono usato, che l’intenzione non era quella di dare una notizia in modo obiettivo, ma di offendere gratuitamente l’Amministrazione comunale di Maropati ed il sottoscritto in particolare, quasi come se si dovesse dare sfogo ad un risentimento personale.

Con riferimento alla Fondazione Seminara è quanto mai opportuno far sapere che questa Amministrazione, attraverso il bando periferie, ha già ottenuto un finanziamento di 1.438.000,00 euro e che, di questi, ben 500.000,00 euro sono destinati al completamento della nuova sede dell’ente culturale, mentre altri 400.000,00 euro serviranno per la realizzazione di un parco letterario intitolato sempre allo scrittore maropatese. Inoltre, previa autorizzazione del Ministero, contiamo di utilizzare le economie derivanti dal ribasso d’asta per la ristrutturazione della casa rurale di Pescano da destinare a residenza per scrittori.

Con queste risorse (in totale euro 900.000,00) avremmo potuto realizzare altri interventi, sia a Maropati che nella frazione Tritanti, per dare risposte ai tanti e diversi problemi che affliggono la nostra comunità, ma, come si vede, abbiamo voluto destinarne la maggior parte alla Fondazione Seminara. Per quel che riguarda le attività e le iniziative culturali in programma, invece, dal momento che risultano in carica il Presidente, il Consiglio d’Amministrazione (di cui fa parte anche il prof. Umberto Distilo, vostro concittadino) ed il Comitato Scientifico, ritengo doveroso demandare ai suddetti organi ogni utile valutazione in merito ad una eventuale replica.

In relazione alla temporanea chiusura della piscina comunale, ho già provveduto a rendere note le cause attraverso un pubblico manifesto, affisso non solo a Maropati ma anche nei comuni vicini (compreso il vostro), perché ho ritenuto doveroso informare tutti gli utenti. Qualora voleste approfondire i diversi aspetti della vicenda, potrete chiederne copia al competente ufficio del vostro comune. Aspetti che, al contrario di quanto avete fatto voi, ha già approfondito la Prefettura di Reggio Calabria (a cui “di fronte a tanto scempio” chiede di intervenire) che con nota del 15 giugno 2017 a firma del Prefetto Michele Di Bari, dopo aver verificato che l’impianto è sprovvisto del certificato di agibilità così ha concluso: "Al riguardo, si richiama l’attenzione della S.V. sulle disposizioni vigenti in materia per detto impianto e sulla necessità che siano adottati gli urgenti provvedimenti inibitori all’uso della medesima struttura sportiva”.

In ogni caso, volendo mettere da parte le inutili polemiche, vi rappresento che alla data odierna sono stati eseguiti tutti i lavori richiesti dai Vigili del Fuoco per il rilascio del Certificato di Prevenzione Incendi; una volta in possesso del CpI, l’ufficio tecnico comunale potrà rilasciare il Certificato di Agibilità della struttura. Anche sul fronte della gara d’appalto per l’individuazione del nuovo soggetto gestore, abbiamo da tempo espletato ogni incombenza a carico del comune, avendo consegnato il bando alla Stazione Unica Appaltante di Reggio Calabria già in data 5 agosto 2017.

Purtroppo tutto questo ha comportato dei ritardi e la conseguente chiusura temporanea della piscina comunale, ma vorrei che a tutti fosse chiaro un concetto: a pagare i maggiori danni che la sospensione dell’attività ha prodotto è stata soprattutto la nostra comunità. Per questo trovo davvero ridicolo attribuire responsabilità a chi, dopo aver scoperto il disastro, ha lavorato alacremente per dotare l’impianto di tutte le autorizzazioni richieste dalle disposizioni di legge, e non invece a chi questo disastro non solo lo ha creato, attraverso il rilascio di autorizzazioni farlocche, ma è rimasto in colpevole silenzio e con le mani in mano per sedici lunghi anni (e non mi riferisco solo a chi all’epoca ricopriva la carica di Sindaco: a buon intenditor poche parole).

Non era possibile quindi (altrimenti sarei stato il primo a farlo), continuare a tenere aperto l’impianto in assenza di tutte le autorizzazioni previste (Sanitaria, CpI e Agibilità), era necessario e non rinviabile, invece, intervenire attraverso l’immediata sospensione dell’attività per consentire l’esecuzione dei lavori espressamente richiesti dai Vigili del Fuoco. Questo significa, guardando al futuro, da un lato garantire la sicurezza di tutti gli utenti, in modo particolare bambini e disabili, dall’altro creare le migliori condizioni per i potenziali competitors interessati alla gestione, i quali potranno partecipare alla gara con la consapevolezza di investire risorse proprie su impianti sicuri, adeguati alle vigenti norme di legge in materia ed in possesso di tutte le autorizzazioni previste per l’esercizio dell’attività.

Fiorenzo Silvestro
Sindaco di Maropati

* * *

Egregio signor sindaco,

immaginavamo che ci avrebbe scritto adducendo argomentazioni pretestuose per negare l’evidenza. L’evidenza della piscina chiusa e della fondazione Seminara da tempo in sonno non è però così sfumata ed evanescente da farsi facilmente negare, da lei come da chiunque altro.

Nel caso della piscina comunale, non crediamo che i problemi essenzialmente tecnico-burocratici che ella accampa siano inventati; ma come lei stesso asserisce in modo “sapientemente” ellittico, erano noti da tempo, per cui ci si sarebbe aspettati, quantomeno, un tentativo di risolverli volto a scongiurare la “catastrofe” della struttura chiusa a seguito della dichiarazione di inagibilità del Prefetto. Che è giunta in fondo a un iter burocratico che la configura e la rivela per quello che è: un atto dovuto di carattere tecnico-burocratico.

I suoi atti invece, egregio signor sindaco, hanno sì un lato tecnico, com’è inevitabile, ma ne hanno uno, a differenza di quelli del Prefetto, espressamente politico, come dire che lei, al pari dei suoi colleghi di tutta Italia, non è solo ufficiale di governo (cioè rappresentante del governo nel suo Comune) ma anche e soprattutto sindaco, tenuto a preoccuparsi delle possibili ricadute sulla comunità affidata alle sue cure di atti dalla rilevata o preponderante valenza tecnica. Per cui della, speriamo temporanea, chiusura della piscina, lei porta in toto la responsabilità: oggettiva per gli atti omessi o non tempestivamente posti in essere; soggettiva per tutte le scelte discrezionali che hanno messo capo, quali che siano le finalità con cui sono state compiute, al dato incontestabile della piscina comunale chiusa.

Quanto alla Fondazione, non se ne sente parlare da tempo. Delle cose che lei ci dice, di finanziamenti e progetti in gestazione o in fase di esecuzione, prendiamo atto nella speranza che si concretizzino di qui a poco. Infine, non capiamo e non giustifichiamo il tono risentito della sua lettera: la critica si basa su fatti incontrovertibili ed evidenti, non è una denigrazione gratuita. Anche perché con lei, ce ne potrà dare sicuramente atto, non abbiamo nulla di personale.

Saluti ed auguri per lei e la sua amministrazione e per tutti i cittadini di Maropati da parte di Galatro Terme News.

LA REDAZIONE


Nella foto: in alto Fiorenzo Silvesto, sindaco di Maropati; in basso la casa di Pescano dello scrittore Fortunato Seminara.

Torna ai titoli


(1.2.18) IL VOTO E' VICINO, MEGLIO NON PARLARE DI TRATTATIVA» (Angelo Cannatà) - Non c’è spazio in prima pagina per il processo di Palermo. C’era da aspettarselo. Quando Nino Di Matteo titolò il suo libro Collusi, Rizzoli, aveva in mente (anche) i comportamenti di certa stampa che oggi quasi ignora i 90 anni di carcere richiesti dai pm per Mori, Dell’Utri, Mancino… nonostante dicano molto sul 47% di astenuti: la gente non va a votare anche per il ribrezzo prodotto dalla politica collusa con la mafia.

In aula Di Matteo è stato chiaro: “Hanno detto che ci siamo mossi per finalità eversive, nessuno ci ha difeso. Abbiamo cercato solo la verità”. È questo il punto. La verità fa paura. Nel libro ricorda l’incontro col collaboratore di giustizia Cancemi: “Ho scoperto allora – dice – il vero volto della mafia”: la sua potenza sta nel legame con la politica. Ecco. Quel legame ora è mostrato in tribunale con documenti, testimonianze, intercettazioni, ma non basta ai giornaloni per uno scatto d’indignazione. A marzo si vota.

La verità è che sulla trattativa Stato-mafia è stato creato un clima ostile (“Ancora questa trattativa!...”). Subito dopo le stragi “sembrava iniziata una rivolta contro la mafia, a tutti i livelli”. Adesso c’è un riflusso “una sorta di fastidio nei confronti delle indagini” (pp. 23-24). La strada è piena d’ostacoli: troppe liste con impresentabili e mafiosi. Poi, però, sempre pronti a partecipare ai funerali dei morti ammazzati. L’ipocrisia è dominante.

Anche dopo le richieste di condanna della procura di Palermo, si fa finta di nulla. Nel libro Di Matteo afferma: “La condotta che contestiamo ai politici è di aver assunto il ruolo di cinghia di trasmissione tra Cosa Nostra e il governo…concorrendo al ricatto della mafia” (p. 109). Oggi, dopo 210 udienze tenute dalla Corte d’assise di Palermo, queste accuse sono prove e documenti sottoposti alla corte giudicante; vedremo se la verità processuale s’avvicinerà alla verità storica: il coraggio dei giudici ha sempre un peso nei processi, ancor più quando si tratta di giudicare pezzi dello Stato. Restano vere le parole di Di Matteo: “Cosa Nostra non verrà sconfitta fino a quando ci sarà anche un solo mafioso che trova nella politica la disponibilità al compromesso” (p. 114). Quanti compromessi, oggi, alla vigilia delle elezioni? Di Forza Italia meglio non dire: amoreggia con l’illegalità. Fanno impressione i candidati Pd in Campania: “Piero De Luca, imputato per bancarotta fraudolenta; Del Basso De Caro, indagato per tentata concussione e voto di scambio; Avossa, imputata per abuso d’ufficio; Marrazzo, imputato per peculato; D’Agostino, imputato per presunte mazzette; Alfieri, definito da De Luca ‘uomo delle clientele come Cristo comanda’…”. È questo il punto. Si continua a pensare che i voti non puzzino ma il tanfo si sente.

Senza pudore molti giornalisti la definiscono ancora la “cosiddetta” Trattativa, sono cauti mentre sbattono la faccia ogni giorno sugli infiniti accordi tra mafia e politica. Va detto con chiarezza: la Trattativa degli anni 90 è stata possibile per i legami storici tra mafia e politica; la Trattativa è figlia di un rapporto perverso – antico e permanente – che è sotto gli occhi di tutti: in Sicilia i dem preferiscono il nipote del boss al dirigente vittima della mafia. Non si vuol vedere che inciuciare con la mafia significa legittimare la violenza: “Abbiamo ricostruito il puzzle – dice Teresi – e alcune tessere erano sporche di sangue”. Si può andare a votare senza tenere in mente questa vergogna? Sebastiano Messina, sempre attento ad anteporre l’aggettivo “cosiddetta” alla parola Trattativa, è molto preoccupato (Repubblica, 30 gennaio) della purezza perduta dei 5Stelle, non sopporta l’orribile frase di Di Maio: “I cittadini nelle istituzioni e al governo del Paese”. Chiedo, al cavaliere della nobile coscienza, “il nipote del boss Navarra al governo del Paese” va meglio?

Articolo apparso su "Il Fatto Quotidiano" del 31-1-2018


Torna ai titoli


(4.2.18) EVOLUZIONE DELLA LIBERTA' D'INFORMAZIONE» (Maria Francesca Cordiani) - Prendo spunto dall’articolo rubricato “Diritto di cronaca e diritto di critica: provo a spiegare” a firma di Francesco Orlando Distilo, pubblicato recentemente su questoo giornale, per redigere a onor di cronaca e proprio perché scopo dell’attività informativa è anche quello di contribuire alla formazione dei cittadini, queste brevi note sulla libertà di manifestazione del pensiero tutelata e garantita, com’è noto, dalla Carta Costituzionale oltre che, tra l’altro, dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo promulgata dalle Nazioni Unite nel 1948 e dalla Carta fondamentale dei diritti dell’Unione Europea emanata dapprima a Nizza nel 2000, successivamente riconfermata nel 2007 a Strasburgo ed in particolare sulla libertà d’informazione, che ne costituisce una forma espressiva.

Orbene, nel corso del tempo essa è stata sottoposta a forme più o meno accentuate di potere. Basti pensare al regime di monopolio statale, cui era sottoposto il sistema radiotelevisivo italiano nel dopoguerra, che solo dagli anni '70 grazie ad alcune sentenze della Corte Costituzionale è stato mitigato dalla nascita di un sistema misto; o alla censura alla quale era sottoposta qualunque forma di comunicazione soprattutto nel periodo fascista; o al sistema di oligopolio che oggi caratterizza il mondo dell’informazione.

Nel passaggio da queste varie modalità di detenzione del potere informativo, la nostra Carta Costituzionale ha avuto un’importanza fondamentale, atteso che ha posto al centro la persona, i suoi diritti ed i suoi doveri. Essa è stata in sostanza l’imput che ha permesso di considerare l’informazione non finalizzata alle ragioni di pochi, ma in funzione dell’uomo e dello sviluppo della sua personalità sia come singolo sia, ed ancor più, nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità.

La tutela coinvolge quindi non solo l’autore, ma anche il destinatario dell’informazione, al quale in tal modo garantisce un’effettiva partecipazione alla vita della comunità. Non a caso, l’art. 2 della legge sulla professione di giornalista così dispone: “E' diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e buona fede”.

Tali principi ribaditi e ulteriormente sviluppati dalla giurisprudenza, che considera legittima la libertà di stampa solo laddove si verifichino le famose tre condizioni, ovvero la verità della notizia, l’interesse pubblico alla sua diramazione, la continenza formale ossia la correttezza del linguaggio utilizzato e sostanziale, per cui la notizia deve essere esposta in maniera obbiettiva. Tali requisiti sono in parte affievoliti, come già affermato nell’articolo sopraindicato, nell’esercizio del diritto di critica, ove l’articolista si limita a commentare un avvenimento. Limite invalicabile di tali diritti è però il rispetto della persona umana e della sua identità personale.

Alla luce di quanto sopra, emerge il ruolo fondamentale dei giornalisti in una società democratica come la nostra, nella quale contribuiscono a garantire il corretto operato delle istituzioni. Esempio emblematico al riguardo è stato l’insigne Dott. Mario Francese, su cui di recente è stato trasmesso un film, che ha scritto del connubio tra la mafia e la politica nella Sicilia degli anni '70.

Torna ai titoli

INDIETRO

Copyright @ Associazione Culturale del Metramo 1999 -