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Falsi luoghi comuni:
Galatro nevosa e mangiapreti

Domenico Distilo
L’Esegesi dei luoghi comuni di Léon Bloy è uno dei testi più antiborghesi del Novecento, scritto dopo la conversione dell’autore da anticlericale a cattolico fervente. Non è però il caso di evocare lo spirito di Léon Bloy per sfatare due luoghi comuni su Galatro, uno dei quali di vecchia data, l’altro invece di conio recentissimo.

Quello di vecchia data riguarda l’altitudine e di conseguenza il clima e i fenomeni metereologici frequenti nella valle del Metramo. Non puoi incontrare un amico di Polistena o di Palmi, o anche della vicina Rosarno, in questo periodo dell’anno, senza sentirti apostrofare: “Ce ne sarà di neve a Galatro?!”, oppure, “Eh, voi al freddo di questi giorni ci siete abituati!”.

Hai voglia a chiarire che è tutto un equivoco, che Galatro, inteso come centro abitato, è appena a 158 metri in media sul livello del mare e che, ad esempio, è più verso il livello del mare di Polistena (254 m.), Palmi (228 m.), Taurianova (210 m.) e Cinquefrondi (257 m.). La precisazione viene accolta con un "oh…" di sorpresa o, in alcuni casi, con un moto di trasalimento. Salvo l’anno dopo ricascarci con il solito “Ce ne sarà di neve a Galatro?!” (‘ndavi nivi a Galatru?!, in versione vernacola).

Bene, se al luogo comune sul clima abbiamo fatto il callo e non ci doliamo più di tanto, dell’altro che monta in questi giorni è difficile non dolersi e fare, col tempo, altrettanto il callo. Galatro, città mariana, città di chiese e a suo tempo luogo d’elezione dei padri basiliani, che sul suo territorio fecero sorgere un convento nel quale è a lungo vissuto Barlaam, dotto grecista e maestro di greco di Petrarca e Boccaccio; Galatro che nel Settecento ebbe una chiesa, Santa Maria della Valle, dipendente direttamente dalla basilica romana di Santa Maria Maggiore; Galatro che annovera tra i suoi personaggi più illustri Conia, Martino e Distilo, tutt’e tre, non a caso, sacerdoti, sarebbe diventata, anzi, sarebbe sempre stata, un paese di voraci mangiapreti.

E’ bastata la commedia degli equivoci e dei malintesi nata dalla conclusione anticipata del mandato di parroco di don Giuseppe Calimera per indurre taluni a farsi del presente e del passato un’immagine dozzinale e falsa, al punto di sostenere che nel DNA dei galatresi ci sarebbe l’avversione ai preti. Ma quando mai! Quel che si può dire è che con i preti il nostro paese ha avuto un feeling costante nel tempo, eccezion fatta per qualche episodio circoscritto ed isolato, peraltro di dubbia interpretazione, nato da circostanze particolari e che non può indurre nessuno a parlare di sistematica e storica avversione ai preti, tantomeno alla Chiesa.

Umberto Di Stilo, che in questo campo ha competenze incomparabilmente più grandi di chiunque di noi, ne potrà sicuramente dare atto.

Nelle foto: Galatro innevata e divieto di accesso ai prelati.


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