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Chi vota Lega e/o Movimento
5 Stelle non ha capito che...

Domenico Distilo
1) L’Italia non è sola nel mondo e non può attuare qualsiasi politica senza tenere conto del contesto internazionale, dei mercati, dei sistemi di alleanze. Teoricamente, certo, potrebbe farlo. Poi però dovrebbe accettarne le prevedibili conseguenze, che non sono poste sotto la sua sovranità.

2) Il default del debito pubblico significa che: nessuno comprerà più i titoli di Stato italiani, non avremo più come finanziare le spese statali e non ci saranno più i soldi per pagare pensioni e stipendi. O potranno pure esserci, ma in una moneta fittizia (quale sarebbe la nuova lira), cioè priva di qualsiasi credito e il cui valore sarebbe minore di quello della carta su cui è stampata. Così chiuderebbero scuole, ospedali, tribunali e tutto ciò che è pubblico verrebbe dismesso. La morte dello Stato.

3) I 5 Stelle da anni non parlano d’altro che di stipendi dei parlamentari e di vitalizi. Facendo la tara della demagogia, non hanno torto. Sarà il caso, prima o poi, di dare una cospicua sforbiciata. Ma è il caso, altresì, di non farsi illusioni: quand’anche eliminassimo del tutto indennità e vitalizi la nostra situazione non cambierebbe di molto, anzi, per dirla tutta, non cambierebbe per nulla. Il bilancio dello Stato nel suo complesso è infatti molto, molto più grande di quello delle Camere, e ancora più grandi del bilancio dello Stato sono il debito pubblico e il Pil.

4) Se si istituisse il vincolo di mandato, magari, visto che ci siamo, con la contestuale abolizione totale o parziale dell’immunità parlamentare, si sopprimerebbe perciò stesso la libertà dei parlamentari, dunque del Parlamento. Il che equivarrebbe, sic et simpliciter, all’abolizione della democrazia. Un sistema che finora, nel mondo moderno, è stato sempre basato sulla rappresentanza. Con che cosa sostituiremmo la rappresentanza (e con essa la democrazia), con la piattaforma Rousseau? Suvvia!

5) Si dice: nell’attuale UE prevalgono gli interessi tedeschi. E’ vero: chi scrive ha inquadrato l’attuale politica tedesca nel contesto di una generale questione (storica) tedesca che può essere fatta risalire a Lutero e alla Riforma. Ma chiediamoci: fuori dell’UE, col suo, perfino auspicabile, asse franco-tedesco, dove finiremmo? Nel peggiore dei casi nell’orbita dei Putin e degli Erdogan; nel migliore a fare da complemento, da vagone aggiunto, nel gruppo di Visegrad. E’ questo che vogliamo?

6) L’ondata populista avanza in tutto il mondo. Lo stesso Trump ne è un prodotto e gli Stati Uniti non costituiscono più, purtroppo, quel “solido ancoraggio atlantico” che sono stati fino a qualche decennio fa. Il motto “America first” racchiude una tendenza all’isolazionismo che rischia di aprire la corsa a chi riempie prima il vuoto che l’America potrebbe lasciare. Corsa nella quale sono favoriti paesi e popoli per la loro storia a vocazione imperiale, in primis la Russia. Rebus sic stantibus, col rischio incombente di dover ridefinire il nostro profilo strategico, chiediamoci se sia il caso di farlo sotto la premiership di Gigetto o di Matteo o di Gigetto e Matteo.

7) I partner europei di 5 Stelle e Lega sono Farage e la Le Pen, dichiaratamente nazionalisti e deliberatamente di destra. Avremmo perciò un governo che non farebbe riferimento alle grandi famiglie della politica europea –popolari, socialisti, liberali- e ai valori che esse incarnano, ma a un’ideologia, peraltro molto confusa, dell’identità e della sovranità. Definire tutto questo pericoloso avventurismo è sbagliato, esagerato o invece assolutamente realistico?

8) 5 Stelle e Lega dovrebbero pensare a formare il personale politico, magari con apposite scuole e immaginando una riforma che sarebbe dai costi molto contenuti se non a costo zero: azzerare tutte le riforme della scuola e dell’università degli ultimi vent’anni per far tornare i ragazzi a studiare sul serio, di modo che chi sceglie di dedicarsi alla politica lo faccia con un retroterra di conoscenze indispensabili per evitare tutte le gaffe che gli esponenti di 5 Stelle e Lega infilano in sequenza ogni volta che parlano di Costituzione. Sul fronte scuola e cultura, però, a parte alcune sibilline enunciazioni, il silenzio è assordante.

9) L’alleanza Lega- 5 Stelle non è nata nelle urne e non è l’espressione della volontà popolare. E’ il frutto, come dicono i critici del parlamentarismo, di “alchimie parlamentari” . Dunque, a parte ogni altra considerazione, nella scelta del presidente Mattarella di non nominare ministro Paolo Savona non c’è nessun “tradimento del mandato degli elettori”, per la semplice ragione che nessun mandato c’è mai stato. Semmai c’era il mandato opposto, avendo le due forze in questione ripetutamente dichiarato in campagna elettorale che non si sarebbero mai alleate.

10) Le due forze de quibus incarnano ed esprimono la miscela di idealismo astratto e ribellismo plebeo – non popolare, plebeo- che ha spesso segnato la storia d’Italia, connotandone il peggio. Durante la prima repubblica i partiti, in primis il PCI a cui va riconosciuto di aver compiuto una straordinaria azione pedagogica delle masse tentando di espungerne plebeismo e ribellismo, hanno tenuto a freno queste tendenze che ora esplodono sui social. Quando capiremo che si deve votare con la testa e non con la pancia sarà forse troppo tardi.


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