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Il Calvario parzialmente
invisibile dal centro abitato


Un elemento caratteristico e imprescindibile del panorama di Galatro, sin da quando è stato collocato, negli ultimi decenni dell’Ottocento, in cima alla collinetta che incombe sul rione Montebello, è il “calvario”, un monumento sormontato da tre croci lignee, fattura dell’artigianato locale, che suole fare da sfondo alla celebrazione di alcune fasi cruciali della Passione di Cristo nel pomeriggio del Venerdì santo.

La notizia è che da qualche mese, a causa di arbusti e altra varia vegetazione innalzatisi nello spazio antistante, il manufatto non è più visibile per intero dal centro abitato, con conseguenze non certo piacevoli per chi da sempre, volgendosi verso Montebello, era abituato a vedere il “Calvario” e, senza neppure farci caso, a considerarlo un tutt’uno col paesaggio naturale. Esattamente come avveniva, fino a qualche anno fa, con il traliccio del vecchio ripetitore Rai installato da Mico Simari negli anni Sessanta e abbattuto da una tempesta di vento.

Non vedere ciò che si è sempre visto, o come lo si è sempre visto, lo sappiamo, ha un effetto estraniante in grado di indurre un senso di anomia e di perdita d’identità, che non è un’astrazione ma la sintesi di come ci si percepisce, di come percepiamo e di come ci percepiscono gli altri e, infine, di come percepiamo lo spazio circostante con quello che contiene. Non si può spostare una variabile senza scombinare tutte le altre, con effetti, specie quando si è raggiunta una certa età, potenzialmente devastanti.

Ripristinare la visibilità del “Calvario” non è un’impresa improba e non manda in rovina le finanze comunali. Dunque: cosa si aspetta?


Nelle foto: il Calvario di Montebello parzialmente invisibile.


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