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Una rinascita per l'Italia (con attenzione)
Angelo Cannatà
3.6.18 - Cronisti. Opinionisti. Politologi. Giuristi. Filosofi. Eccetera. I giornali autorevoli e importanti hanno una pluralità di voci, perché la realtà è complessa e non è facile interpretarla; spesso a sbagliare le previsioni sono proprio i giornalisti più bravi (“Un governo Lega-5Stelle non si farà mai”). Eppure si andava – tra mille difficoltà – in questa direzione. Facile dirlo oggi. In verità, alcune voci di questo giornale l’hanno scritto e argomentato con largo anticipo (“Governo M5S-Lega: forse è il male minore, il Fatto, 16-3-18).

Non esisteva un Pd dialogante. Renzi bloccava tutto. L’idealismo era costretto a lasciare spazio al realismo: “temo – spero di sbagliarmi – che le aspettative vadano temperate dal sano realismo… Dunque, valutazione dei rapporti di forza. I 5Stelle da soli non possono governare ma non debbono nemmeno, col 33%, lasciare la regia a B. per inciuci indicibili. Sartre, ne Le mani sporche, affronta molti temi, uno ci riguarda da vicino: in momenti difficili è possibile allearsi con un avversario se le circostanze storiche lo richiedono?” Non solo è possibile, qualche volta è necessario: “se la Lega abbandonasse certi slogan, se attenuasse i toni razzisti, se concordasse un programma coi 5Stelle – attenzione ai deboli, eccetera – una convergenza sarebbe il male minore.”


Sì, era possibile prevedere e spingere in direzione di un accordo Di Maio-Salvini. Assumendosi la responsabilità di dirlo: “Quella che fino a ieri sembrava una pura ipotesi, comincia ad apparire una tesi da valutare. Urge ‘sporcarsi le mani’… e mandare a casa quanti il concetto di responsabilità l’invocano solo quando coincide coi loro interessi.” Ora però, fatto il governo, bisogna evidenziare - e questa volta è facile esser profeti - che non tutto sarà semplice: a) le forze politiche alleate sono molto diverse; b) Salvini ministro dell’Interno creerà problemi; c) Sarà necessario trovare tra i ministri il punto di mediazione tra opinioni opposte. Attenti alla faciloneria: “c’è il contratto, basta applicarlo”. Non sarà così semplice: molte voci sono generiche e, in fase di stesura delle leggi, saranno necessari compromessi. La parola va rivalutata: compromessi chiari, alti, alla luce del sole.

Governare in fondo è questo: mediare tra interessi e spinte divergenti. Quando il ministro dell’Interno parlerà d’immigrazione sarà necessario mediare (frenare “Salvini xenofobo”); quando Di Maio s’occuperà di reddito di cittadinanza occorrerà controllare i conti. Pesi e contrappesi tra posizioni opposte: può venir fuori qualcosa d’interessante. Bisogna provarci. Cercare “il giusto mezzo” è cosa saggia; trovarlo è compito dei politici.

Infine. Alcuni ministri sono tecnici. Lascio ad altri la facile obiezione: avete contestato i tecnici adesso eccoli al governo. Mi interessa un altro aspetto: i tecnici sono necessari perché di economia, soprattutto, deve occuparsi chi sa fare i conti. Ciò detto, esiste una direzione politica. Il ministro dell’Economia, Tria, vicino a Brunetta, va bene per le competenze ma l’indirizzo politico - ecco il punto - non sia smarrito. Verificare le scelte, le priorità, le “dimenticanze”, la coerenza tra i principi e i fatti sarà compito dei giornali: quando era premier Renzi bisognava far le pulci al suo governo; oggi che governano Conte, Di Maio e Salvini è giusto criticarli le volte che sarà necessario. Questo fa un giornale libero.

Il Fatto di ieri: “Il governo c’è, ora fateci vedere il cambiamento”. Lasciamo il compito di giornale-partito a chi difende un’area politica e fa il cane da guardia quando a governare sono “gli altri”. Un giornale libero esercita il diritto di critica. Sempre. Anche nei confronti del presidente della Repubblica. Altra cosa è l’impeachment. Una richiesta sproporzionata: il Fatto l’ha subito evidenziato. Ma ora basta col passato. Buon lavoro ai ministri e al premier Conte che tranquillizza gli operai di Fedex-Tnt e buon lavoro al Capo dello Stato: che “questa” Festa della Repubblica sia una nuova rinascita per l’Italia.

Articolo apparso su Il Fatto Quotidiano il 2 giugno 2018

Nella foto: il nuovo governo assieme al Presidente della Repubblica dopo il giuramento.


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