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Kant o Weber, il dilemma etico per le Ong
Angelo Cannatà
22.8.17 - Si discute da giorni del codice di comportamento per le Ong varato dal governo. Le organizzazioni umanitarie devono obbedire ai vincoli e ai limiti imposti dalla legge? Frequenti i cambi di linea: mentre la Caritas e i cattolici al governo protestano, il Vaticano attraverso il presidente della Cei approva; la politica e la cultura si dividono e personalità di valore - come Erri De Luca e Massimo Cacciari - assumono posizioni contrastanti; urge ragionare senza anatemi (bastano quelli di Salvini) contro le opinioni diverse dalle nostre; il tema apparirà più chiaro se lo si riconduce - filosofia docet - alla sua essenza. Dunque. Di cosa parliamo quando confrontiamo il codice di comportamento di Minniti con la posizione umanitaria di Medici senza frontiere? E’ evidente: ragioniamo in buona sostanza delle critiche di Max Weber a Immanuel Kant.

Si dice da più parti, e con lucidità da Erri De Luca, che le Ong hanno il dovere morale di spingersi oltre il confine stabilito dalla legge (“Il codice? Vogliono bloccare chi salva le persone”); è coerente, lo scrittore, nelle sue argomentazioni: “Aiuterei chi mi chiede aiuto per il semplice principio che farei a un altro quello che vorrei fosse fatto a me in caso di necessità”. Giusto. Tuttavia De Luca è troppo vincolato all’etica dell’intenzione di Kant - delle Ong sottolinea l’intenzione di compiere il bene - e sembra non vedere, o comunque sottovalutare, che la drammaticità dei problemi implica l’assunzione di un’etica della responsabilità. Cacciari è più realista, ribadisce che occorre salvare i migranti - “cerchiamo di non cadere nella più perfetta barbarie” - ma sottolinea che le Ong devono firmare l’intesa: “Se serve a evitare situazioni ambigue, mandiamo a bordo delle navi poliziotti armati”.

Insomma, che l’azione umanitaria possa, involontariamente, favorire e incrementare lo sfruttamento degli scafisti è grave e bisogna evitarlo (etica della responsabilità). Cacciari si muove sulla scia di Weber; ha ragione il sociologo: l’etica di Kant, che giudica l’intenzione (la volontà buona), non valuta gli effetti delle nostre azioni: di questi invece dobbiamo assumerci la responsabilità. Se collaborare con gli scafisti aumenta il traffico dei nuovi schiavi qualche domanda bisogna porsela. Il codice Minniti è necessario e le leggi vanno rispettate; con realismo anche il Vaticano ne prende atto: “Mai fornire il pretesto di collaborare coi trafficanti di carne umana.”

E allora, risultano davvero incomprensibili alcune argomentazioni del pur lucido testo di Giacomo Costa (il Fatto, 10 agosto). Ne indico una. Il professore argomenta con sottigliezza e dice molte verità, poi osserva: “Gli emigranti clandestini sono ben consapevoli del prezzo monetario e dei rischi. Il rapporto tra emigranti clandestini e scafisti ha una forte analogia con quello tra usurandi e usurai”. Vero. Ma proprio per questo, caro Costa, bisogna spezzarlo; a meno che non voglia sostenere che il rapporto usurandi/usurai, solo perché mosso da reciproco interesse – come quello scafisti/clandestini – abbia legittimità e vada incrementato.

La verità su questi temi è complessa e non si lascia facilmente afferrare. Bisogna tenere insieme dati diversi. Non irrigidirsi. C’è tuttavia una certezza su cui molti concordano: la sinistra non ha una politica coerente sull’immigrazione e insegue a giorni alterni la destra; il Fatto, giovedì, ha mostrato “le 7 giravolte di Renzi sui migranti”: a volte buonista altre cattivista; i giorni dispari “bestia chi non accoglie” quelli pari “Aiutiamoli a casa loro”. Ridicolo. Il problema di Renzi è che le sue tesi non hanno una morale, né dell’intenzione, né della responsabilità. Gli consiglio due libri per l’estate: Critica della ragion pratica e Il significato della avalutatività delle scienze sociologiche ed economiche. Kant e Weber.

Decida, e ci dica qual è la politica (e l’etica) del Partito democratico.

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Articolo pubblicato da il Fatto Quotidiano il 12 agosto 2017


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