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A beautiful mind e il mito della
caverna: illusione o realtà?

Pasquale Cannatà
13.10.17 - Ho rivisto pochi giorni fa il bellissimo film di Ron Howard che racconta in forma romanzata la storia della vita del matematico e premio nobel John Forbes Nash, interpretato da Russel Crowe: a parte i personaggi e i particolari inventati per motivi cinematografici, Nash e i suoi familiari dovettero davvero convivere con la schizofrenia per più di trent’anni ed il premio nobel dichiarò di non aver più fatto uso di farmaci antipsicotici a partire dal 1970 giungendo a sostanziale guarigione negli anni novanta solo con la ragione e la forza di volontà, riuscendo a convivere con le proprie allucinazioni fino a ignorarle, tornando così all’attività accademica.

Per più di trent’anni un grande scienziato non è riuscito a distinguere tra illusione e realtà, e solo la ragione lo ha aiutato a guarire facendogli capire quali erano le cose reali e quindi decidere di seguire solo quelle!

Già Platone aveva affrontato il tema della difficoltà (nel caso da lui illustrato si tratterebbe di impossibilità) nel distinguere tra illusione e realtà, ma mentre nel mito della caverna il prigioniero riesce a conoscere la realtà con l’aiuto esterno perchè viene liberato dalle catene che lo tenevano chiuso dentro la grotta, e uscendo fuori può vedere gli oggetti di cui prima scorgeva solo le ombre attribuendo loro valore di cose reali, in A beautiful mind come in Matrix e in The Truman show sono i protagonisti che con la ragione e con le loro forze raggiungono la verità.

Non crediate che i casi di Platone e dei film che ho citato siano rari o inventati: ognuno di noi ha le proprie ombre che scambia per realtà! E molto spesso è proprio la ragione che ci spinge a credere che le ombre che vediamo siano oggetti reali.

La Ragione scientifica e/o filosofica porta a dover scegliere tra due posizioni: vero o falso; una cosa o è dura o è tenera, o è chiara o è scura, una legge fisica sperimentata per situazioni e oggetti che tocchiamo con mano deve essere valida anche per oggetti estremamente piccoli o eccessivamente grandi.

Non è così. Scoperte scientifiche accettate e verificate, perfettamente applicate nella realtà quotidiana sono state superate da successivi approfondimenti, vedi geometria euclidea e gravità newtoniana corrette dalla relatività di Einstein e dalla meccanica quantistica necessarie per lavorare con entità piccolissime o grandissime.

Un esempio di lavoro realizzato con dimensioni infinitesime sono i computers e gli smartphones che funzionano grazie ai microchip prodotti tenendo conto delle stranezze della fisica quantistica che dice che a livello subatomico non c’è alcuna differenza tra onda (immateriale) e particella (materiale): un oggetto che teniamo in mano e con cui lavoriamo, un oggetto concreto, è fatto di onde che si materializzano in particelle solo perché (lo dice la fisica quantistica e lo sperimentiamo quotidianamente!) sono “osservate” e manipolate dalle macchine utensili create dall’intelligenza umana per produrlo (senza considerare che anche le suddette macchine sono fatte di elettroni che a livello subatomico sono contemporaneamente onde e particelle).

Questa ragione basata sull’aut-aut, su una visione del mondo limitata a ciò che si vede e si tocca, spinge gli atei a negare quello che invece la fede cristiana propone come verità e che lo scrittore Vittorio Messori indica come “la logica enigmatica del cristianesimo”, che è sempre quella del et-et non quella dell’aut-aut.

Per il cristiano, Dio è Uno, ma anche tre Persone; la bibbia è di ispirazione divina, ma è scritta da uomini con il loro linguaggio e la cultura del loro tempo (non è immutabile da applicare alla lettera in ogni tempo come il corano, si può interpretare mantenendone però lo spirito); Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo così come la materia fatta di elettroni è onda e particella; la Chiesa è santa in quanto sposa di Cristo e anche peccatrice in quanto composta da fragili uomini.

L’ombra della realtà spirituale proiettata sul muro della ragione materialista fa si che gli atei la scambino per realtà concreta e credano solo nella materia, negando lo spirito immortale che dà origine a quell’illusione e facendosi gloria di aver sconfitto le religioni con l’uso della ragione: ma questa è una ragione monca, priva di una delle due gambe necessarie per camminare bene sulla via della conoscenza, di una delle due mani necessarie per poterla afferrare con forza, di una delle due ali necessarie per volare spediti e toccare le vette più alte del sapere umano per scoprirne le verità più belle e sconvolgenti che portano all’Amore.

Una ragione libera dalle ombre illusorie del materialismo consente invece all’uomo di credere anche a ciò che la ragione umana non sa spiegare: per dirla con le parole dello scrittore G.K. Chesterton “il credente è un uomo che (pur vivendo nel mondo concreto, fatto di cose tangibili) accetta il miracolo se a questo lo obbliga l’evidenza; il non credente è un signore che non accetta neppure di discutere di miracoli perché a questo lo obbliga la dottrina che professa (la religione materialista) e che non può smentire”.

Ancora: secondo Messori, il cristiano, con il suo et-et vuole tutto, possiede tutto, non è costretto a scegliere (tra materia e spirito, tra ciò che potrebbe sembrare illusione e la realtà concreta che si vede e si tocca)!

Anch’io gioco la mia esistenza sull’et-et e personalmente non credo a quanto affermano i materialisti, secondo i quali “siamo ciò che mangiamo”, ma sono sicuro che ognuno di noi è ciò che pensa durante tutto il giorno: ognuno di noi è spirito e materia, e se la propria ragione accetta la parte spirituale della sua persona ne avrà la forza per uscire dalla caverna dove si vedono realtà illusorie e vivere una vita piena e proiettata verso un mondo migliore.

Spirito e materia, illusione e realtà sembrano inconciliabili tra loro e destinati a non incontrarsi mai, così come infinitesimi e infiniti di cui ho parlato in un mio precedente articolo, che sembrerebbero separati da distanze incolmabili, ma che invece si incontrano nella luce inaccessibile abitata da Dio.

Nella foto: l'attore Russel Crowe in una scena del film "A beautiful mind".


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