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Evoluzione della libertà d'informazione
Maria Francesca Cordiani
4.2.18 - Prendo spunto dall’articolo rubricato “Diritto di cronaca e diritto di critica: provo a spiegare” a firma di Francesco Orlando Distilo, pubblicato recentemente su questoo giornale, per redigere a onor di cronaca e proprio perché scopo dell’attività informativa è anche quello di contribuire alla formazione dei cittadini, queste brevi note sulla libertà di manifestazione del pensiero tutelata e garantita, com’è noto, dalla Carta Costituzionale oltre che, tra l’altro, dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo promulgata dalle Nazioni Unite nel 1948 e dalla Carta fondamentale dei diritti dell’Unione Europea emanata dapprima a Nizza nel 2000, successivamente riconfermata nel 2007 a Strasburgo ed in particolare sulla libertà d’informazione, che ne costituisce una forma espressiva.

Orbene, nel corso del tempo essa è stata sottoposta a forme più o meno accentuate di potere. Basti pensare al regime di monopolio statale, cui era sottoposto il sistema radiotelevisivo italiano nel dopoguerra, che solo dagli anni '70 grazie ad alcune sentenze della Corte Costituzionale è stato mitigato dalla nascita di un sistema misto; o alla censura alla quale era sottoposta qualunque forma di comunicazione soprattutto nel periodo fascista; o al sistema di oligopolio che oggi caratterizza il mondo dell’informazione.

Nel passaggio da queste varie modalità di detenzione del potere informativo, la nostra Carta Costituzionale ha avuto un’importanza fondamentale, atteso che ha posto al centro la persona, i suoi diritti ed i suoi doveri. Essa è stata in sostanza l’imput che ha permesso di considerare l’informazione non finalizzata alle ragioni di pochi, ma in funzione dell’uomo e dello sviluppo della sua personalità sia come singolo sia, ed ancor più, nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità.

La tutela coinvolge quindi non solo l’autore, ma anche il destinatario dell’informazione, al quale in tal modo garantisce un’effettiva partecipazione alla vita della comunità. Non a caso, l’art. 2 della legge sulla professione di giornalista così dispone: “E' diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e buona fede”.

Tali principi ribaditi e ulteriormente sviluppati dalla giurisprudenza, che considera legittima la libertà di stampa solo laddove si verifichino le famose tre condizioni, ovvero la verità della notizia, l’interesse pubblico alla sua diramazione, la continenza formale ossia la correttezza del linguaggio utilizzato e sostanziale, per cui la notizia deve essere esposta in maniera obbiettiva. Tali requisiti sono in parte affievoliti, come già affermato nell’articolo sopraindicato, nell’esercizio del diritto di critica, ove l’articolista si limita a commentare un avvenimento. Limite invalicabile di tali diritti è però il rispetto della persona umana e della sua identità personale.

Alla luce di quanto sopra, emerge il ruolo fondamentale dei giornalisti in una società democratica come la nostra, nella quale contribuiscono a garantire il corretto operato delle istituzioni. Esempio emblematico al riguardo è stato l’insigne Dott. Mario Francese, su cui di recente è stato trasmesso un film, che ha scritto del connubio tra la mafia e la politica nella Sicilia degli anni '70.


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