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La scienza può spiegare i miracoli?
Pasquale Cannatà
10.12.17 - Circa tre anni fa è stato pubblicato sul “nostro” giornale (come giustamente lo ha definito mio fratello Angelo) un mio articolo su un argomento che mi era venuto in mente mentre mi allenavo e che avevo chiuso con queste parole:

«In un libro che illustra i benefici che la corsa apporta al nostro organismo è spiegato che mentre corriamo produciamo delle endorfine che hanno l’effetto di farci sentire bene anche mentalmente, tanto che (scrive l’autore) “durante la corsa affrontiamo tutti i problemi del mondo e … li risolviamo”: le riflessioni che ho proposto in questo articolo mi sono venute durante gli allenamenti che sto facendo per affrontare le prossime maratone insieme alla “cricca” dei miei amici galatresi, “e il naufragar mi è dolce in questo mare” di pensieri che si accavallano prepotentemente ed incessantemente nella mia testa. Qualcuno potrebbe pensare che ho scritto delle stupidaggini e che quindi la corsa mi fa male, ma questo è un suo problema che risolverò nella prossima seduta di allenamento!»

La conclusione di quell’articolo vale ora come premessa per le riflessioni che vado a proporvi e che sono scaturite durante le corse di allenamento fatte nei giorni scorsi: mi è tornato in mente il primo film di STAR TREK nato nel 1979 dall’omonima serie televisiva iniziata nel 1966, nel quale il capitano Kirk, comandante della nave spaziale Enterprise, si trova a confrontarsi con un’entità aliena che afferma di chiamarsi V’ger e di essere alla ricerca del suo Creatore. Alla fine del film si scopre che l'alieno altri non è che l'antica sonda Voyager 6 partita centinaia di anni prima proprio dalla Terra: il capitano Kirk capisce che l’alieno aveva assunto questo nome perché vede sulla fiancata della sonda la scritta che la identificava e della quale si erano cancellate alcune lettere (VoyaGER6) e che il Creatore con cui V'ger intende riunirsi, in altre parole, è l'umanità stessa, sono anche loro, i componenti dell’equipaggio dell’Enterprise.

La particolarità di questa sonda di ultima generazione era che i computer che la governavano avevano un software che poteva consentirle di poter autoripararsi in caso di guasti, ricorrendo a parti meccaniche o elettroniche proprie o raccolte nello spazio intercettando satelliti abbandonati perché non più funzionanti: questa intelligenza artificiale si era evoluta nel corso dei secoli diventando capace di imparare cose nuove dalle esperienze fatte, di crescere nella conoscenza e nella coscienza di se a tal punto che volendo “creare” una nuova umanità si mette alla ricerca del suo “creatore” perché capisce che lui può trasformare, assemblare, analizzare la materia, ma che la “creazione” di tutta quella materia che lui utilizza è una prerogativa che attiene solo a quello che è stato il suo Creatore, una potenza che in sostanza possiede solo DIO.

Nel film si ipotizza una situazione opposta a quella che avevo illustrato io in un altro scritto dove, per confutare un’affermazione del matematico Piergiorgio Odifreddi, scrivevo:

”se un domani riusciremo a produrre dei computer che con un software adeguato fossero in grado di prendere decisioni autonome, cioè di pensare, e queste capacità aumentassero progressivamente, prima o poi salterebbe fuori un computer che credendosi più "intelligente" degli altri negherebbe la nostra esistenza di creatori di quelle macchine primitive che poi si sono evolute, anche se altri computer più "cretini“ ipotizzeranno l’esistenza di una intelligenza creatrice “esterna rispetto alla loro realtà” basandosi sulla complessità e sulla perfezione dell’architettura del microcip (vero sig. Odifreddi? Se fosse vero, come dice lei, che solo un cretino può dirsi cristiano, significherebbe allora che il fisico Antonino Zichichi è più cretino dell’astronoma Margherita Hack, o che Joseph Ratzinger è più cretino di Gianni Vattimo o di Eugenio Scalfari, e si potrebbe continuare all’infinito).”

A proposito dell’essere più o meno intelligenti e di credere o non credere ad un Creatore, ad Albert Einstein viene attribuita questa considerazione che adesso vi riassumo: si può studiare il calore di cui si è calcolata una unità di misura, ma non si può studiare il freddo che è assenza di calore e quindi non esiste, non avendo una sua propria consistenza; si può studiare la luce, ma non il buio che non esiste di per se, ma come assenza di luce; allo stesso modo non è stato creato il male in nessuna delle sue manifestazioni, ma esso si concretizza quando in noi manca l’amore per gli altri e per la natura. Dio ha creato l'uomo razionale e libero, e perciò stesso si è sottoposto al suo giudizio, per cui noi uomini gli chiediamo conto di ogni cosa che accade, dimenticandoci che in altri tempi ed in tanti modi avevamo deciso di fare a meno di Lui.

Tornando a Star Trek e a Odifreddi, il computer di voyager 6 era “intelligente” o si è dimostrato “cretino” ritenendosi capace solo di trasformare e assemblare le cose e non di crearle?

V’ger ha capito che tutto ciò che esiste e che lui utilizza per averlo trovato nel suo girovagare per l’universo non può prodursi da se (nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma diceva lo scienziato/filosofo Lavoisier), altrimenti dovrebbe agire prima di esistere, il che è assurdo! Ha intuito che quindi ci deve essere una causa esterna creatrice di tutto l’universo, attraverso il big bang o in qualsiasi modo Egli abbia voluto fare: questo “ente necessario” che V’ger cercava nel suo “creatore” noi lo chiamiamo Dio.

Nel rapporto tra computer e uomo non c’è la stessa relazione che esiste tra uomo e Dio, tra creatura e Creatore?

Per dirla con Dante potremmo affermare che V’ger non ha voluto “viver come bruto” accontentandosi di esistere solo materialmente, ma ha cercato di “seguir virtute e conoscenza” facendo di tutto per ricongiungersi al suo “creatore”.

Infatti, sul piano spirituale virtù è non solo il comportarsi in maniera eticamente corretta verso il proprio prossimo, ma anche indirizzare il proprio sguardo verso realtà sopranaturali, e conoscenza è la ricerca della verità riguardo alle suddette realtà “altre”.

L’uomo, cercando di perseguire virtute e conoscenza può percorrere una strada a spirale che porta ad un diverso livello di coscienza e che gli consente di “realizzare strutture di pensiero più avanzate per mezzo delle quali può giungere ad una sintesi culturale ad un livello più alto”: possiamo dire che virtute + conoscenza = coscienza più profonda e discriminante. Senza la virtute, la sola conoscenza nel suo significato di cultura letteraria e/o filosofica trattiene l’uomo quasi sempre allo stesso livello di coscienza.

Avere acquisito la coscienza dell’esistenza di un Dio creatore che è Amore, spinge il credente a cercare di mettersi in contatto con lui e lo può fare attraverso la preghiera che l’aiuta a far aumentare la sua fede e quindi a farlo diventare Suo figlio.

La fisica quantistica, se vagliata e meditata su un piano ‘filosofico’ e teologico, potrebbe far giungere alla conclusione che un pensiero concentrato, altruista e puro può alterare il flusso di onde e particelle elementari a livello sub-atomico.

Un pensiero concentrato, altruista e puro, una coscienza pura che si esprime nella forma di preghiera può cambiare il corso naturale degli eventi: una coscienza pura può trasformare la persona orante in un ‘osservatore e misuratore dei quanti‘ che secondo la fisica quantistica è capace di far si che le famose onde di cui abbiamo parlato a suo tempo si trasformino in particelle di un certo tipo piuttosto che di un altro. Può cioè far si che alcune cellule, tessuti, ecc. del corpo della persona per cui si prega che sono ammalati si trasformino in organi sani.

In sostanza, non sarebbe temerario affermare che la scienza più avanzata potrebbe aver spiegato i miracoli!


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