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Diatribe ecclesiastiche

20.6.17 - Erano decenni, perlomeno dai tempi delle due parrocchie, che l’attenzione e l’interesse dei galatresi (o almeno di una parte di essi) non venivano calamitati dalle cose ecclesiastiche. Questa volta però non si tratta di uno scontro tra campanili con le opposte fazioni allineate e coperte dietro i rispettivi parroci, bensì di opinioni divergenti – espresse essenzialmente sui social - sull’adeguatezza di due figure chiave, il vescovo monsignor Francesco Milito e il parroco don Giuseppe Calimera.

A dar fuoco alle polveri la famiglia Scozzarra con un post di Michele Scozzarra, contenente espressioni fortemente critiche su monsignor Milito prendendo spunto dalla recente visita del presule nella nostra parrocchia in occasione delle cresime. A seguire alcuni commenti pro e contro, con lo stesso Michele Scozzarra a ribadire le proprie tesi in altri post e il fratello Luigi Scozzarra e la moglie dottoressa Carmelina Massara a fornire argomenti di rincalzo alle opinioni del congiunto.

Secondo Michele Scozzarra – questo, in soldoni, il suo punto di vista - per responsabilità ed inadeguatezza delle due figure gerarchiche, a Galatro in particolare e in generale nella diocesi, si sarebbe perso il senso dell’essere chiesa. Da qui l’invito, rivolto soprattutto al vescovo, a cambiare stile di guida riavvicinandosi al popolo di Dio per condividerne le sofferenze, lenirle e attenuarne il disagio. Chi sta al timone della barca di Pietro - sostiene Scozzarra - non può rinchiudersi come in una torre d’avorio, avendo il preciso dovere di essere popolo con il popolo.

Non è possibile, allo stato, misurare la reale entità del disagio e del conseguente dissenso di cui Michele Scozzarra vorrebbe essere interprete e la sua appare, al momento, una battaglia isolata.

La chiesa locale, non diversamente da quella nazionale, deve vedersela, nonostante papa Francesco, con una crescente disaffezione che assottiglia sempre più i ranghi del cattolicesimo militante e praticante. Le difficoltà non nascono dalla peraltro controversa inadeguatezza del presbiterato e della gerarchia, ma semmai la precedono e l’amplificano.

Puntare il dito contro vescovo e parroco può così rappresentare solo un diversivo, un modo di distogliere l’attenzione dalla responsabilità che investe ogni singolo cristiano.

A cinquantadue anni dalla chiusura del Concilio Vaticano II, i cattolici debbono constatare che spesso il mondo va da una parte dalla quale essi non possono inseguirlo, pur mettendoci tutta la buona volontà. E che ci sono, in effetti, problemi che trascendono le singole figure e persone, i cui limiti, del tutto umani, sono fatti maggiormente risaltare dalla dimensione smisurata in cui si trovano ad affrontarli.

Nella foto: Mons. Milito attorniato da figure istituzionali e popolo plaudenti.


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