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Quattro domande al Sindaco
Francesco Orlando Distilo
Egregio Signor Sindaco,

capisco che, come uomo politico, per Lei, a dirla con le parole del Procuratore Capo della Procura di Catanzaro, dott. Nicola Gratteri "è importante l'apparire, l'esternazione del potere, il farsi vedere come modello vincente, e quindi è sensibile a quello che 'esce' sulla carta stampata e sul web."1 Capisco anche che, in questo preciso momento storico, Lei e la sua amministrazione non godiate dello stesso consenso popolare che vi ha fatto vincere le ultime elezioni amministrative. E, per questo, capisco che Lei vorrebbe abolire l’art. 21 della Costituzione.

A tal proposito ripropongo uno stralcio di un mio intervento su Galatro Terme news sull’argomento, tanto per rinfrescarle la memoria su alcuni diritti fondamentali previsti dalla nostra Carta Costituzionale e non solo da essa.

L’art. 21 dice: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. La libertà di pensiero implica il diritto di poter manifestare liberamente le proprie idee attraverso i mezzi di diffusione: da quelli tradizionali (televisione, radio, stampa, spettacoli) a quelli più moderni come internet.
Il diritto di critica consiste in una valutazione diretta ad esprimere un giudizio od a manifestare un’opinione su fatti e/o condotte di terzi. Questo in linea teorica, ma la giurisprudenza come delimita il diritto di critica? I limiti cui la critica politica è ammissibile, ha sottolineato la Corte europea dei diritti dell’uomo, sono più ampi di quelli della semplice critica, e perciò in tale ambito la critica può essere esercitata con modalità più nette e vibranti, senza rituali ed ipocriti omaggi a stili e forme espressive. “La critica si sostanzia nell’espressione di giudizi o, più genericamente, di opinioni e che in quanto tale non può pretendersi rigorosamente obiettiva, posto che la critica, per sua natura, non può che essere fondata su un’interpretazione, necessariamente soggettiva, di fatti e di comportamenti (Cass., Sez. V, 27 Giugno 2000, N. 7499)”.
Dall’Europa giunge un importante punto di riferimento per la giurisprudenza laddove si afferma che l’uomo politico “agisce come personaggio pubblico, esponendosi inevitabilmente e coscientemente ad un controllo approfondito da parte dei giornalisti e dei cittadini”; per cui “i politici devono dimostrare grande tolleranza, soprattutto quando rendono dichiarazioni pubbliche che possono suscitare critiche” in quanto “il loro diritto alla protezione della reputazione va bilanciato con l’interesse alla libera discussione delle questioni politiche” (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo).
In tema di diffamazione a mezzo stampa, sussiste l'esimente del diritto di critica, quando le espressioni utilizzate, pur se veicolate nella forma scherzosa e ironica propria della satira, consistano in un'argomentazione che esplicita le ragioni di un giudizio negativo collegato agli specifici fatti riferiti e non si risolve in un'aggressione gratuita alla sfera morale altrui (Sez. 1, Sentenza n. 5695 del 05/11/2014).


Detto questo, mi spieghi signor Sindaco, per quale recondito motivo io non potrei invitare i consiglieri a disertare il Consiglio Comunale chiamato a pronunciarsi sulla proposta di costituzione della società in house? Per quale motivo non avrei diritto a dire ciò che penso? Le vorrei ricordare che, al di là del Consiglio Comunale, né io né Lei siamo dei Giudici. La sua resta sempre e comunque un’opinione personale della quale bisogna dare conto all’ANAC e sarà questo Ente a verificare l’aderenza, in concreto, dei presupposti per l’affidamento in house. L’ANAC, con comunicato del Presidente del 03/08/2016 (pubblicato il 07/09/2016), ha precisato che l’adozione dell’atto predetto da parte dell’Autorità richiede la previa analisi dell’incidenza delle disposizioni del Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica sulla disciplina dei requisiti identificativi dell’istituto dell’in house providing.

Ribadisco che la giurisprudenza della Corte di Giustizia sul cd. requisito della «attività prevalente» ha indicato quale elemento necessario per la sussistenza della relazione in house che l’ente controllato «realizzi la parte più importante della propria attività con l'ente o con gli enti locali che la controllano» (sentenza Teckal,18 novembre 1999, in C-107/98, par. 50 ).2

Successivamente, il requisito in questione è stato oggetto di un ulteriore chiarimento da parte della Corte di Giustizia nella sentenza cd. Carbotermo, 11 maggio 2006, in C-340/04,3 che ha precisato che “si può ritenere che l'impresa in questione svolga la parte più importante della sua attività con l'ente locale che la detiene, ai sensi della menzionata sentenza Teckal, solo se l'attività di detta impresa è principalmente destinata all'ente in questione e ogni altra attività risulta avere solo un carattere marginale”. Per verificare se la situazione sia in questi termini il giudice competente deve prendere in considerazione tutte le circostanze del caso di specie, sia qualitative sia quantitative. Qualora non bastasse, si studi la recente sentenza, a dire il vero un tantino complessa, del Consiglio di Stato Sez. V, Sent., (ud. 27-09-2018) 16-11-2018, n. 6459.

Relativamente a quanto espresso nel suo intervento, nella parte in cui afferma che avrei obiettivi reconditi, visto che mi sarei pubblicamente proposto come intermediario per l’affidamento delle Terme ad imprenditori di mia conoscenza pur sapendo che la richiesta è giuridicamente irricevibile (perché quel tipo di concessione può essere assegnata a privati solo previa gara pubblica di evidenza europea), vorrei ricordarLe che, avendo a cuore le sorti delle Terme e dei Galatresi che si aspettano da queste una occupazione, e sapendo che le Terme di Antonimina hanno effettuato una manifestazione di interesse per la gestione delle Terme che, pare, sia andata deserta, e considerata la vostra incapacità, mi sono offerto per dare una possibilità all’Amministrazione da Lei guidata, per salvare il salvabile.

Non ho amici da sistemare, non ho interessi personali da tutelare, non sono un lobbysta. Per la cronaca, i miei amici imprenditori che, eventualmente, avrebbero manifestato un interesse in caso di gara pubblica ad evidenza europea, sono già nel settore termale e non hanno bisogno delle Terme di Galatro per aumentare i propri profitti. Lo avrebbero fatto conoscendo la mia integrità morale a garanzia di nessun condizionamento di tipo mafioso e di tipo politico. A conferma di questo ricorderà che le condizioni erano: nessuna tangente e la governance non galatrese, mentre tutti i dipendenti, previo possesso dei requisiti, sarebbero stati di Galatro. Non ritengo doverLe dedicare altro tempo, ma vorrei che Lei rispondesse ai seguenti quesiti:

- è vero che parte del soffitto della hall delle terme è crollato, che vi sono delle infiltrazioni di acqua e che nessuna manutenzione, ordinaria o straordinaria, è stata ancora avviata?

- è vero che aveva (ha) un accordo di massima con dei professionisti forestieri per avviare un progetto di ristrutturazione delle Terme?

- lei è a conoscenza che un Ente Locale che si avvale di consulenze esterne, pur avendo nel proprio organico il personale idoneo ad adempiere al tipo di consulenza richiesta, commette un danno erariale?

- lei è a conoscenza che inserire in bilancio dei crediti inesigibili costituisce un danno erariale?


Certo è che il suo intervento è il sintomo di una confusione politica-amministrativa e di un nervosismo senza pari che non promette niente di buono per le Terme e per i Galatresi.

NOTE
1 https://www.agi.it/cronaca/ndrangheta_gratteri_mafie_intervista-3830255/news/2018-04-29

2 A questo proposito, conformemente all'art. 1, lett. a), della direttiva 93/36, basta, in linea di principio, che il contratto sia stato stipulato, da una parte, da un ente locale e, dall'altra, da una persona giuridicamente distinta da quest'ultimo. Può avvenire diversamente solo nel caso in cui, nel contempo, l'ente locale eserciti sulla persona di cui trattasi un controllo analogo a quello da esso esercitato sui propri servizi e questa persona realizzi la parte più importante della propria attività con l'ente o con gli enti locali che la controllano (sentenza Teckal, 18 novembre 1999, in C-107/98, paragrafo 50).

3 In applicazione di detti principi, si può ritenere che l'impresa in questione svolga la parte più importante della sua attività con l'ente locale che la detiene, ai sensi della menzionata sentenza Teckal, solo se l'attività di detta impresa è principalmente destinata all'ente in questione e ogni altra attività risulta avere solo un carattere marginale (Carbotermo, 11 maggio 2006, in C-340/04, paragrafo 63).

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Articoli di riferimento precedenti
24.03.2019 - Basta fake news sulle terme!
17.03.2019 - Società "in house" per le terme: una presa in giro?


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