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5.4.12 - Apriamo l'uscio e riprendiamoci la vita
Angelo Cannatà

6.4.12 - Cosa succede alle terme?

7.4.12 - Sabato Santo
Pasquale Cannatà

7.4.12 - Pasqua 2012: Gesù di Nazareth, il realismo di Dio
Michele Scozzarra

10.4.12 - Fenomenologia del fanatico: dal mitico Sessantotto al XXI secolo
Domenico Distilo

13.4.12 - Per Galatro: la politica, la mediazione e la speranza
Angelo Cannatà

21.4.12 - Il pareggio di bilancio in Costituzione

5.5.12 - Brevi considerazioni sul principio del pareggio di bilancio
Maria Francesca Cordiani

13.5.12 - Fruttero e Lucentini per capire l'omofobia
Angelo Cannatà

26.5.12 - Lettera al Sindaco: riflessioni di un galatrese a Winterthur
Domenico Chindamo

28.5.12 - L'ideologia neoliberista: un delirio collettivo, una catastrofe epocale
Domenico Distilo

29.5.12 - Il sindaco ha risposto alle mie domande sull'IMU
Domenico Chindamo

31.5.12 - Il terremoto e la croce
Michele Scozzarra

6.6.12 - Il diritto e il torto
Angelo Cannatà

22.6.12 - Dal manuale del perfetto liberista
Domenico Distilo





(5.4.12) APRIAMO L'USCIO E RIPRENDIAMOCI LA VITA (Angelo Cannatà) - Sono stati tutti condannati all'ergastolo i sei imputati accusati dell'omicidio di Lea Garofalo, “donna simbolo”, calabrese e collaboratrice di giustizia sequestrata, torturata e sciolta in 50 chili di acido. Lo ha deciso la Corte d'Assise di Milano che recentemente - il 30 marzo - ha condannato al carcere a vita l'ex compagno della donna e gli altri 5 imputati.

“Ci sono momenti nella vita di un uomo in cui bisogna decidere da che parte stare.” Cesare Luporini spiega così l’attimo (il momento) il cui Carl Marx, figlio di un avvocato di estrazione borghese, “decise” d’abbandonare la classe di provenienza e il benessere, per schierarsi col proletariato, i meno garantiti, i deboli. Si può non condividere l’utopia comunista, ma, per questa scelta di campo, il filosofo tedesco merita rispetto. Stare dalla parte dei deboli. E’ un insegnamento che resta.
Perché parlo di questo? La verità è che il sacrificio di Maria Concetta Cacciola, Giuseppina Pesce e Lea Garofalo ha scosso molte coscienze. L’iniziativa del “Quotidiano” fa discutere, in Calabria e a Roma, ed io sono rimasto colpito dalle parole di Matteo Cosenza: “Se bisognava stare dalla parte di qualcuno non bisognava avere dubbi: bisognava stare dalla parte dei più deboli. E i più deboli erano quelle donne che, a costo di un travaglio tremendo, alla fine avevano deciso di rompere con le loro famiglie e di scegliere la strada della legalità e della giustizia (…) un cammino di redenzione anche a costo della fine più atroce”.
Sono parole lucide. E tuttavia si ha come l’impressione che il nocciolo duro della società civile calabrese stia ancora “a guardare la partita dagli spalti”, per usare la metafora di Cosenza. L’impressione, la sensazione (il timore, questa è la parola esatta), è che dopo l’otto marzo i riflettori si spengano e tutto finisca nel silenzio assordante di quotidiane collusioni: la Calabria della buona coscienza e della cattiva digestione, dimentica. Questo è il punto.
E allora, è giusto chiedere: cosa deve ancora accadere? Le donne degli inquisiti protestano a Reggio. Hanno il diritto di farlo, d’accordo. Ma la società civile vuole, o no, uscire dal silenzio, dire che non accetta il giudizio sommario sulla magistratura? Ognuno dovrebbe interrogarsi: in questo scontro sulla legalità, io, dove mi colloco? Le donne scendono in campo. Accusano. Altre difendono (l’indifendibile). Sono ore importanti. E’ venuto il momento, per tutti, di decidere.
Mi schiero? Ecco la domanda. Oppure resto nell’ombra. Semiclandestino. In silenzio. Con i miei piccoli desideri frustrati. Mi schiero? Oppure guardo, in questo eterno “stare distante” che è un’agonia lenta, misera (miserabile). Mi schiero? Oppure osservo - si capisce, senza sporcarmi le mani - come finisce il gioco, come soffrono e muoiono gli altri, vicino, sempre più vicino, alla porta, chiusa, della mia esistenza.
Marx aprì la sua porta. Fece entrare l’esistenza degli altri nella sua vita, e ne uscì sconvolto. Ma vivo. Dobbiamo compiere lo stesso gesto: aprire l’uscio di casa e riprenderci la vita. E’ vero: l’abitudine rende sopportabili anche le cose spaventose. Ma viene per tutti il momento di decidere da che parte stare. La Calabria è terra di ‘ndrangheta. E la ‘ndrangheta non dà lavoro, frena lo sviluppo. E’ una cosa che ci riguarda? Non c’è futuro e i nostri figli scappano, i paesi si spopolano. E’ una cosa che ci riguarda? Cosa deve ancora accadere? Cosa? Perché la società civile dica, “adesso basta”, ci riprendiamo le città, il territorio, la vita. Ha ragione Lombardi Satriani: che amore è quello di un padre che fa violenza alla figlia (“Questo è il tuo matrimonio e te lo tieni per tutta la vita”), nel nome della famiglia, dell'onore, del rispetto della parola data, dell'indissolubilità dei legami. Amore? Ma via! Vogliamo dirlo (o no?) che questo è medioevo allo stato puro. Che nel 2012 esistono in Calabria sacche di “cultura” che fanno rabbrividire. Che questa mentalità è alimentata dal silenzio. Dalla paura. Vogliamo dirlo che la nostra terra è una società chiusa. Che non c’è libertà. Che a Rosarno a Gioia Tauro a Reggio, e nei paesi interni e nella Calabria tutta, il voto è sostanzialmente controllato dalla ‘ndrangheta. Che il controllo del voto dà potere. Che il potere dà denaro. Che il denaro – il Dio denaro – è il metro, la misura di tutte le cose: “Ci sono traffici di droga – cazzo – che portano miliardi. Lo vuoi capire. Lo vuoi capire. LO VUOI CAPIRE. Firma questa lettera di ritrattazione. Pentiti di esserti pentita”. Queste parole devono averle sentite mille volte Giuseppina Pesce e Maria Concetta Cacciola e Lea Garofalo. Hanno resistito. Affrontato l’abisso. E la tragedia (“Il suicidio dimostra che ci sono nella vita mali più grandi della morte”). Hanno spezzato l’omertà - queste donne - e rotto con la famiglia di provenienza, rifiutato un destino di odio e violenza. Hanno lottato, sofferto, urlato, aperto un varco, messo in soffitta qualche pagina di Shakespeare (“Fragilità il tuo nome è donna”). Adesso tocca a noi. Il loro coraggio merita infinito rispetto: dice (anche) la nostra codardia e la nostra colpevole innocenza. Dovevamo/dobbiamo indignarci: la calma, a volte, è una vigliaccheria dell’anima.
Come liberarsi? Come?, viene chiesto al nostro giornale: intanto parlandone. Creando dibattito, discussione, opinione, coscienza critica. Cosa deve ancora accadere? Cosa? Per mettere fine a questo lancinante dolore di vite umiliate, offese, spezzate. Quando venne trovato il cadavere di Roberto Calvi, “la Repubblica”, senza attendere le indagini, titolò: “Chi ha ‘suicidato’ Calvi?” (22 giugno1982). Anche noi, oggi, dobbiamo chiederci: Chi ha “suicidato” Maria Concetta Cacciola? Chi ha suicidato Fallara? (se è vero che l’induzione al suicidio è un omicidio). Chi ha ucciso Francesco Fortugno? Chi sono i mandanti? Chi ha commissionato l’omicidio Ligato? Perché? Chi ha ucciso il giudice Scopelliti? Chi ha ucciso centinaia di persone in questo far west che è la Calabria?
Domande che ne richiamano altre: la maggioranza silenziosa vuole dare una mano, o no?, alle poche “associazioni libere”, ai giornali che resistono? I partiti ci sono ancora in questa terra di ‘ndrangheta? Dimostrino di esistere. Ora. Adesso. Subito. Questo propone “il Quotidiano”: “mille fuochi di protesta” e segnali forti.
Ora: negando a chi è in odore di ‘ndrangheta la tessera dei partiti.
Adesso: riducendo - fino a farla scomparire - la ‘ndranghetosità che copre il crimine.
Subito: organizzando una contro-manifestazione in difesa dei processi in corso a Reggio, perché sia chiaro, a tutti, che la società civile sta con i magistrati, i giudici, la legalità: non con le donne degli inquisiti. Ha detto bene Baldessarro: la Calabria è piena di innocenti “dimenticati”, ammazzati dalla 'ndrangheta, che non hanno mai avuto giustizia e che pure avevano madri, mogli, sorelle e figli. “Loro avrebbero più diritto di altri a manifestare. Stiano dunque tranquille quelle donne: se i loro parenti sono innocenti torneranno a casa, come è giusto che sia. Se sono colpevoli sconteranno la loro pena, come è giusto che sia.” Parole sante.

Articolo apparso sul Quotidiano della Calabria del 21.02.2012

Nella foto in alto: Angelo Cannatà.


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(6.4.12) COSA SUCCEDE ALLE TERME? - L'Amministrazione Comunale ritorna, tramite un manifesto, a parlare della situazione delle terme. Per visualizzarlo nella sua versione originale, cliccare sul link seguente:

Visualizza il manifesto originale (PDF) 123 KB


COSA SUCCEDE ALLE TERME?

Diceva Goebbels, famigerato Ministro della Propaganda Nazista: ripetete cento, mille, un milione di volte una menzogna e diventerà una verità.
A Galatro, nel nostro piccolo, sta accadendo qualcosa del genere: ci sono alcune persone che continuano, infaticabili, a ripetere le stesse spudorate falsità sui rapporti tra l’Amministrazione Comunale e la “nuova gestione” della Terme Service e qualcuno, a furia di sentirle, sta iniziando a crederci.
Hanno cominciato con la “bufala” della cessione delle quote societarie che il Sindaco, insieme ad alcuni suoi amici, avrebbe preteso dal nuovo gestore con atteggiamento quasi mafioso.
Hanno poi proseguito con la meschina insinuazione secondo cui sarebbe stata l’Amministrazione Comunale a inviare il ricorso anonimo per effetto del quale, nei mesi scorsi, le Terme sono state interessate da ispezioni dell’A.S.P., dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.
Ed infine, adesso, hanno toccato l’apice con l’aperta accusa di complotto che, a loro dire, l’Amministrazione, con in capo il Sindaco, avrebbe ordito in combutta con il responsabile del sito Galatro Terme News, allo scopo di distruggere il buon nome delle Terme attraverso la diffusione di false notizie sulla qualità delle acque.
Naturalmente, gli spargitori di calunnie in servizio permanente non si fanno scrupolo di elencare fatti e situazioni, tutti rigorosamente falsi, che dovrebbero confermare l’autenticità di quanto raccontato e, allo stesso tempo, di omettere quelli veri che smentirebbero le loro malignità.
In un primo momento, avevamo deciso di non dare importanza a queste dicerie, reputandole frutto della fabbrica di “carrette” che, da sempre, ha avuto sede fiorente a Galatro.
Ora, però, si è superato ogni limite e, soprattutto, abbiamo capito che proprio sulla base delle menzogne costruite a tavolino per infangare la reputazione e la credibilità dell’Amministrazione Comunale si sta conducendo un gioco scorretto e spregiudicato, che ha un obiettivo molto chiaro e che vede come incolpevoli protagonisti anche i dipendenti della Terme Service, i quali sono stati indotti a dubitare finanche della effettiva esistenza della dichiarazione di fallimento della Proter Pharma, nonostante sia certificata da una sentenza del Tribunale di Roma.
In un crescendo di assemblee, comunicati, post su facebook, lettere e volantini la gente non riesce più a capire cosa stia davvero accadendo e di chi siano le responsabilità della confusione che regna alle Terme.
Eppure, già duemila anni fa, Seneca aveva scritto che, per capire chi ci fosse dietro un misfatto, occorreva individuare, in primo luogo, chi poteva trarne beneficio.
In questo caso, la domanda che ci poniamo e che poniamo a tutti i cittadini è la seguente: chi può avere interesse a creare ed alimentare un clima di tensione e di sospetto contro l’Amministrazione Comunale e a far apparire qualunque sua azione nei confronti della Terme Service, anche se legittima e giustificata, un atto di prevaricazione e persecuzione?
Lasciamo la risposta all’intelligenza di ciascuno ma, per consentire una valutazione più ponderata dei fatti, è bene che alcune situazioni siano portate a pubblica conoscenza.
Innanzitutto, solo chi versa in malafede può affermare che il Comune non ha mai preteso il rispetto del contratto di affidamento delle Terme prima dell’insediamento della nuova gestione: niente di più falso!
Come può essere facilmente verificato sulla base degli atti assunti al protocollo, il Sindaco e la Giunta di questa Amministrazione hanno contestato anche a Smedile, quando era lui ad amministrare la Terme Service, tutti gli inadempimenti e le irregolarità di cui hanno avuto conoscenza.
Allo stesso modo, il fatto che solo di recente sia stata rilevata l’inefficacia della fideiussione, benché la società garante fosse fallita già dal 2006, non è una conferma dell’accanimento contro il gestore: solo dal 2011, infatti, la Terme Service ha l’obbligo di pagare l’affitto e unicamente per questo motivo l’anno scorso sono state avviate verifiche sulla operatività della polizza consegnata nel 2001. Peraltro, visto il mancato versamento del canone scaduto da oltre nove mesi, la decisione di pretendere il rinnovo e l’estensione della garanzia si è dimostrata quanto mai oculata e previdente.
Ed ancora, come dimostrabile con documenti alla mano, le analisi sulle acque termali di cui tanto si è parlato non sono state effettuate con intenti vessatori, come qualcuno ha pure dichiarato ma, al contrario, perché quelle precedentemente eseguite dalla Terme Service, il 15 dicembre 2011 sono state consegnate dal c.d. "Direttore Generale" alla Commissione ispettiva dell’A.S.P. pur avendo dato risultati non conformi ai parametri di riferimento. Ed è questo, non le stupidaggini che si sono dette e scritte, che può mettere in pericolo i posti di lavoro.
Come si vede, tutte le “prove” che dovrebbero confermare la teoria della persecuzione in realtà non fanno altro che attestare la serietà e la scrupolosità dell’Amministrazione Comunale, che vigila costantemente affinché la gestione delle Terme avvenga nel rispetto delle leggi e del contratto di affidamento.
E qui vengono le dolenti note.
Perché è sotto l’occhio di tutti come, fino ad oggi, il nuovo “gruppo dirigente” della concessionaria si sia dimostrato molto più esperto in fallimenti e protesti che nella conduzione delle Terme, essendosi distinto per una politica gestionale assolutamente spregiudicata, priva di professionalità e senza un minimo di oculatezza e buon senso ed, in particolare, per il terrorismo psicologico che ha esercitato e sta esercitando nei confronti dei dipendenti.
Ad esempio, tra le tante carenze rilevate, la Commissione ispettiva dell’ASP ha segnalato l’assenza di un medico di guardia durante l’attività giornaliera delle Terme.
E’ TALE INCOMPETENZA ED APPROSSIMAZIONE CHE, IN QUESTO MOMENTO, METTE FORTEMENTE IN PERICOLO IL MANTENIMENTO DELLA CONVENZIONE DELLE TERME CON IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE.
Questo sì che sarebbe un danno irreparabile che comprometterebbe definitivamente il patrimonio più importante del nostro paese e farebbe definitivamente perdere a tutti il posti di lavoro.
E’ PER QUESTO E PER ALTRO ANCORA CHE L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE NON STA A GUARDARE.
Di questo devono preoccuparsi i dipendenti della Terme Service, non delle sciocchezze che vengono loro raccontate da chi, con false accuse, vuole distogliere l’attenzione dai veri problemi, addebitando ad altri il frutto della propria incapacità imprenditoriale e gestionale.
L’Amministrazione Comunale, nonostante lo abbia più volte richiesto formalmente, da oltre un anno è in attesa di conoscere dalla “nuova gestione” quali siano i suoi programmi ed in che modo intenda realizzare gli obiettivi occupazionali e di crescita previsti dal contratto.
Il fatto che, con estrema arroganza, la nuova Amministratrice Unica della Terme Service non si sia mai presentata alle riunioni indette per discutere di questi temi, inviando invece una persona i cui poteri sono fondati su di un documento falsificato, non fa che aumentare le nostre preoccupazioni e ci impone di essere sempre più vigili.
Così come vorremmo che qualcuno ci spiegasse che fine ha fatto Smedile e per quale motivo, pur mantenendo il 50% del capitale sociale, è letteralmente evaporato dopo aver gestito in solitudine le Terme per dieci anni.
SAPPIAMO CHE NESSUNA DELLE NOSTRE DOMANDE TROVERÀ RISPOSTA, MA NONOSTANTE TUTTO QUELLO CHE I MISTIFICATORI ED I PROFESSIONISTI DEL FANGO CONTINUERANNO A DIRE ED A FARE, NOI RESTEREMO CON LA SCHIENA DRITTA A DIFENDERE E TUTELARE GLI INTERESSI DEI CITTADINI CONTRO CHI VORREBBE CHE SI CHIUDESSERO ENTRAMBI GLI OCCHI PER FAR LAVORARE IN PACE IL "BENEFATTORE".

****

In conclusione, vorremmo sfatare quella che rischia altrimenti di diventare una vera e propria leggenda metropolitana: non è vero che l’affidamento delle Terme al gruppo Smedile - Sayonara è avvenuto in esito ad una “gara d’appalto ad evidenza pubblica” - come sostiene qualcuno che dovrebbe conoscere i fatti meglio di ogni altro - essendo stato, invece, frutto di una trattativa privata avviata dopo che, per ben due volte, l’offerta presentata dal suddetto gruppo era stata dichiarata “tecnicamente non valida” perché non conforme al bando di gara approvato dal Consiglio Comunale.
Più precisamente, la decisione di aggiudicare le Terme a Smedile-Sayonara sulla base di quelle stesse condizioni che la commissione di gara aveva considerato insufficienti non è stata, ovviamente, assunta dal gruppo consiliare di minoranza dell’epoca, ma dal Responsabile dei Servizi Tecnici su indirizzo della Giunta.
Ed a proposito si rammenta quanto scritto dalla Procura della Repubblica di Palmi nella richiesta di archiviazione del procedimento penale avviato (a seguito di denuncia presentata, a tutela del patrimonio comunale, dal compianto Bruno Marazzita, già Sindaco di Galatro) nei confronti del responsabile dei servizi tecnici e del Sindaco dell’epoca proprio per la vicenda dell’affidamento della gestione delle terme, a proposito di “….incertezze amministrative e zone d’ombra nell’iter procedurale non sufficienti, tuttavia, ad integrare la fattispecie di reato ipotizzata”
(Gazzetta del Sud, 30 gennaio 2004, pag. 25).

Galatro, 5 aprile 2012.
L’Amministrazione Comunale


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(7.4.12) SABATO SANTO (Pasquale Cannatà) - Venerdì Santo, abbiamo ricordato la passione e la morte di Nostro Signore Gesù Cristo: Lui è morto a questa vita terrena nella quale si era inserito come vero uomo, per farci capire che anche noi possiamo vivere una vita diversa dall’essere “homo homini lupus” che era il concetto di vita allora imperante ed aspirare ad essere santi, come lo è stato Lui. Non più prendere agli altri per il nostro vantaggio, ma donare affinchè anche il fratello bisognoso sia sollevato dall’indigenza.
Dobbiamo anche noi morire a questa vita di egoismo e fare in modo che ieri sia stato l’ultimo giorno della nostra vita precedente alla conversione cui siamo chiamati.
Sabato Santo preghiamo per il perdono dei nostri peccati, ed in questo giorno di attesa che ci separa dal Lieto Annuncio saremo purificati e pronti ad iniziare una nuova vita: Pietro e Giuda hanno tradito il Maestro, ma mentre il primo si è pentito ed ha chiesto perdono, uscendone rafforzato nella fede, il secondo non ha avuto fiducia nella Misericordia divina che tutto perdona ed è sprofondato nella disperazione.
Facciamo come Pietro, così che domani, ricordando la Resurrezione di Gesù, anche noi possiamo rinascere a vita nuova, incominciare un cammino diverso da quello percorso in precedenza e fare in modo che la Domenica di Pasqua sia il primo giorno della vita che ci resta da vivere.
Un caro augurio a voi tutti.


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(7.4.12) PASQUA 2012: GESU' DI NAZARETH, IL REALISMO DI DIO (Michele Scozzarra) - Come ogni anno anche in questa Pasqua voglio scrivere, cercando di mettere in risalto il “cuore” dei grandi momenti della nostra tradizione cristiana.
Nell’omelia della Messa Crismale del 5 aprile scorso, Benedetto XVI ha detto: “Diversi pastori, in base alla loro esperienza, hanno parlato di un analfabetismo religioso che si diffonde in mezzo alla nostra società così intelligente. Gli elementi fondamentali della fede, che in passato ogni bambino conosceva, sono sempre meno noti. Ma per poter vivere ed amare la nostra fede, per poter amare Dio e quindi diventare capaci di ascoltarLo in modo giusto, dobbiamo sapere che cosa Dio ci ha detto; la nostra ragione ed il nostro cuore devono essere toccati dalla sua parola".
Le parole del Papa mi hanno fatto venire in mente una lettera ad una madre di famiglia di un vescovo russo del secolo scorso, Michail Gribanovskij, che oltre ad avere un indubbio significato per noi tutti, ci indica indirettamente quali sono i fermenti e le urgenze che animano oggi la Chiesa nel suo bisogno più vivo…
Buona lettura e buona Pasqua a tutti.


Gesù di Nazareth il realismo di Dio
di Michail Gribanovskij

Cara A.F., attualmente tutto il mio lavoro consiste nel cercare di ricostruire la vita e il carattere di Cristo. Pensi, quello che mi ha maggiormente colpito, - a parte, naturalmente, le sue doti di grandezza e di purezza – è l’assoluta mancanza di fantasticheria, l’assenza di qualsiasi propensione per l’immaginario e la finzione. Cristo è il più grande realista. Non fa altro che vedere e portare a compimento l’opera che trova a portata di mano. Non cerca affatto di espandersi alla superficie, ma lavora in profondità su quanti si trovano nelle sue immediate vicinanze. Mai una parola artificiosa o un luogo comune: ogni parola risponde al caso concreto che gli si presenta immediatamente.
Non troviamo un solo paragone artificiale; tutti sono ricavati dalle circostanze in cui si trova in quel preciso istante. Se è seduto a mensa, i suoi paragoni vengono da là. Se si trova nei campi, le immagini che usa vengono da là. Se ci sono delle nuvole in cielo, se ne serve. Se il sole sta per tramontare e la notte per scendere, applica questa situazione a se stesso. C’è veramente da stupirsi: decisamente non troviamo in Lui niente di artificiale e di costruito, nessuna finzione nelle parole, nei sentimenti e nemmeno nei gesti. Ad ogni passo percepisce l’ambiente reale, le circostanze reali di quelli che gli stanno attorno; e agisce su di loro immediatamente e con pienezza.
Noi, invece, viviamo sempre in qualche altro luogo, pensiamo e sogniamo sempre qualche altra cosa che si colloca nel passato, o nell’avvenire. Il presente, in qualche modo, scivola sopra di noi. Per noi non è che un elemento tra tanti, non ci assorbe mai interamente e va come alla deriva lontano da noi. Per Cristo non è affatto così. Egli agisce con pienezza sul presente. In Lui non c’è nessuna tendenza verso ciò che non è oggettivo, non c’è la benché minima nota d’insoddisfazione. Benché abbia il mondo intero ai suoi piedi, Egli agisce su un ambiente ristretto, respinto da tutti, incompreso da tutti, eppure agisce con una soddisfazione che è intera e infinita. Persino l’avvenire per Lui non è affatto un gioco d’immagini, un sogno dolce e amaro, ma un presente ineluttabile, una realtà stabilita da Dio. E ne parla ai suoi discepoli semplicemente come di un fatto che deve accadere.
Questa mancanza di vane riflessioni, di sogni, di impulsi, di insoddisfazione per il presente è di aspirazione verso qualcosa che deve venire, la mancanza di tutto quanto deriva dall’immaginazione e dall’artificio è, a mio avviso, uno dei miracoli più grandi, se non il più grande in assoluto.
Questa assenza stupisce in modo particolare noi, uomini di questa epoca non realista, noi che continuiamo a sognare, a riflettere, a scervellarci ma non siamo capaci di vivere la vita vera e reale, noi che non lavoriamo su quello che abbiamo a portata di mano nel momento presente, che non siamo soddisfatti di nessun lavoro perché tutto ci sembra vano e meschino. Benché un filo d’erba possa contenere l’infinito, noi non saremmo soddisfatti neppure dell’intero universo.
Noi viviamo continuamente e di grandi slanci. La sofferenza? E’ sempre la sofferenza del mondo; ma se accanto a noi vive un infelice, non gli concediamo uno sguardo, una parola d’amore. La morale? E’ la morale in senso assoluto; ma noi ci avvoltoliamo, ci insozziamo nei sentimenti cattivi e non ce ne accorgiamo neppure.
Se scrivo tutto questo, è perché l’ho veduto e continuo a vedere, perché ad ogni frase potrei citare degli esempi, e perché vedo in me stesso questa aspirazione diabolica. Questi sogni, questo slancio verso qualcosa di diverso, sono un raggiro diabolico, grazie al quale le nostre energie se ne vanno, se ne va la nostra capacità di applicarsi al compito reale che ci viene proposto nel momento presente, in questo preciso istante, e che sollecita la nostra fatica, i nostri sacrifici, il nostro amore. Se aspiriamo a ciò che è lontano è perché non sappiamo agire per ciò che è vicino. Se sogniamo l’amore universale è perché non sappiamo, amare effettivamente quelli che ci stanno accanto. Se viviamo nel futuro è perché non sappiamo vivere nel presente. Ed è per questo che il presente se ne va alla deriva, si allontana da noi, mediocre come era venuto; noi non l’abbiamo migliorato col nostro amore, con la nostra fatica. Quelli che ci circondano non avvertono la nostra luce e noi, servitori pigri e indolenti, ci consoliamo pure a qualcosa ma, ahimè, si tratta di immaginazione, cioè di vanità.
Mia cara, voglia bene a mia figlia Liza. Le stia molto vicina: è un’opera reale per eccellenza, santa per eccellenza. Non si lasci trascinare verso altre cose. In realtà sono delle illusioni che le tolgono le energie reali. Legga ciò che la può aiutare, lei e il suo compito effettivo. Faccia attenzione, c’è di che riempire centinaia di vite: Liza crescerà, lei deve orientare tutto il suo amore e far sì che le sue energie spirituali e fisiche fioriscano in modo vero; che meraviglia e che bellezza, quante conoscenze, quanti sacrifici e quanta abnegazione ci vogliono. Il mondo intero non vale un’anima. E quest’anima è sotto la sua tutela, sotto la sua influenza.
Oh, questa immaginazione! Non mi suscita altro che orrore. E’ il peggiore dei nemici. Continuiamo a disperderci, a lasciarci trascinare, ma quello che abbiamo a portata di mano se ne va senza il nostro amore, senza i nostri sacrifici.- No, mia cara, combatta anche lei, in nome di Dio, contro questa sete di slanci vani. Il realismo, il più grande realismo è il messaggio che ci viene da Cristo, e noi dobbiamo sottometterci, dobbiamo spezzarci, costi quel che costi. E’ inutile sognare, immaginarsi altro. Bisogna indirizzare il nostro amore e il nostro lavoro su ciò che abbiamo sotto gli occhi e a portata di mano, è qui che bisogna concentrare il meglio delle nostre forze.

Nella foto: icona di Cristo.


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(10.4.12) FENOMENOLOGIA DEL FANATICO: DAL MITICO SESSANTOTTO AL XXI SECOLO (Domenico Distilo) - Negli anni Settanta è marxista-leninista e crede nella contestazione, nella critica, nel collettivo, nella classe operaia, nella lotta di classe, nella rivoluzione e nel comunismo. Le sue certezze sono, o perlomeno appaiono, granitiche. Siccome è convinto di sapere dove va la storia, si mostra sicuro di sé e intollerante nei confronti di chiunque manifesti il minimo dubbio, la minima remora. Spesso passa a vie di fatto per un nonnulla, non potendo concepire che qualcuno non creda, a meno di non essere in malafede o stupido, nelle leggi necessarie del materialismo storico e dialettico o storico-dialettico. Legge con passione i libri editi da Samonà e Savelli, le varie Officine, Feltrinelli e ostenta con sussiego, avendo cura di piegarli in modo che la testata sormonti sempre la tasca dell’eskimo per essere ben visibile, giornali di gruppi e movimenti rigorosamente a sinistra del PCI, da Lotta Continua al maoista Servire il Popolo.
Col passare degli anni rivede queste posizioni. Al tempo della prigionia di Moro, poiché non sta né con lo Stato né con le Brigate Rosse, è trattativista, cioè favorevole alla trattativa Stato-BR. La trattativa per liberare Moro nella sua mente ha però secondi fini: serve a scardinare il fronte della fermezza DC-PCI, a scongiurare l’odiato compromesso storico. E’ così che diventa naturaliter craxiano, lascia i gruppetti e prende la tessera socialista, vedendo nel PSI il solo partito che possa dar voce a una sua non meglio identificata “anima libertaria”. Anima che, ovviamente, non esiste, non avendo nulla a che fare il libertarismo col leninismo, col maoismo e, in fondo, neppure col marxismo, anzi, essendone addirittura l’antitesi. Ma tant’è!
Siccome l’avversione al PCI fa premio su tutto il resto, non parla più se non male del PCI imputandogli tutte le nefandezze e le nequizie del Paese. E’ lui “l’ottimista dall’aria vagamente socialista” che “poi e poi non sbaglia mai” di cui canta Antonello Venditti. Così senza accorgersene, giorno dopo giorno, a furia di martellare sui comunisti in nome di una “modernità” di cui non ha idea e sempre conservando la solita arroganza – un elemento strutturale, ontologico della personalità - scivola a destra, sempre più a destra. Fino al giorno in cui arrestano Mario Chiesa.
L’esplosione di Mani pulite lo coglie di sorpresa. Il primo moto, di stizza e di ripulsa (finte), sarebbe di abiurare il craxismo. Poi ci ripensa e si prende una vacanza, una pausa di riflessione. Nel frattempo Craxi va ad Hammamet e lui, dopo un breve flirt con Di Pietro, è folgorato dalla discesa in campo dell’uomo di Arcore. Diventa pasdaran del berlusconismo e ne abbraccia i presunti valori, tra i quali fanno spicco il liberismo, il mercatismo, la predilezione per quello che Hegel chiamava “mondo animale dello Spirito”, cioè gli spiriti animali del capitalismo.
La rivoluzione che negli anni Settanta voleva fare da sinistra, contro il capitale, adesso la vuole fare da destra, contro lo Stato che a suo dire comprime e soffoca quella libertà del capitale contro cui, trent’anni prima, aveva istigato molti suoi ingenui compagni ad impugnare le armi, abbracciando il terrorismo ed entrando in clandestinità.
Pontifica di liberalizzazioni, di drastica riduzione del Welfare, di flessibilità del lavoro, di competitività, di inefficienze del sistema sanitario, di riforma delle pensioni, tutto in nome della sostenibilità e dell’indispensabile, improcrastinabile abbattimento della spesa e del debito pubblico.
Si tratta di fronti sui quali il governo Berlusconi non combina praticamente nulla, coniugando alla filosofia dei tagli inefficienza, spreco, ulteriore aumento della spesa e del debito. Il Nostro però fa finta di non accorgersene, tira dritto imputando agli avversari di Berlusconi quanto questi fa (di male) e non fa (di bene).
Travolto Berlusconi dalla crisi dello spread e dal discredito internazionale, compie l’ennesima piroetta: diventa tecnicista, affiancando Monti come ascoltato consigliere se non addirittura come ministro. Ora si preoccupa solo ed esclusivamente del giudizio dei mercati, ma siccome il lupo cambia il pelo ma non il vizio, l’antico rivoluzionario anni Settanta non può non indovinarsi sotto le spoglie del San Giorgio che infilza il drago dell’articolo 18.
Conclusioni (inevitabili): se negli anni Settanta ed Ottanta i danni del suo fanatismo logorroico erano contenuti ed arginati dalla presenza dei partiti storici che facevano solo finta (talvolta) di ascoltarne il raglio, oggi i suoi ragli arrivano direttamente in cielo, per cui si progettano ed attuano riforme destinate a mandare in malora, in un colpo solo, quel che resta del benessere del Paese e la pace sociale.
Dove sono finiti i dorotei? Ridateci i dorotei, per favore!

Nella foto: Domenico Distìlo.


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(13.4.12) PER GALATRO: LA POLITICA, LA MEDIAZIONE E LA SPERANZA (Angelo Cannatà) - La strada era lunga e piena di sentieri interrotti, ma Pierino Ocello - poeta e scrittore - non rinunciava, saliva con passo sicuro verso la meta, voleva incontrare il Maestro, e parlargli, comprendere. Un pensiero - da tempo - l’assillava, era come un’angoscia, un tarlo segreto, un tormento dell’anima. La sua Galatro era malata: chi meglio di Conìa poteva aiutarlo a capire? Lo vide, tra una schiera di eletti, sul far della sera...

OCELLO - Maestro, finalmente.
CONÌA - Anche tu qui, figlio diletto.
OCELLO - Da tempo. E l’ho cercata a lungo in questo Oceano di Verità. Sono devoto alla sua arte, al sublime fascino dei suoi versi...
CONÌA - So tutto. Dei libri e della tua felice penna, ma, non vorrei sbagliarmi, tu sei qui, oggi, per qualcosa che non c’entra con la poesia. E’ la prosa della vita che ti ha spinto fino a me. Sei preoccupato per Galatro, è vero?, dimmi, ti ascolto.
OCELLO - Ha visto cosa succede? Da tempo c’è uno scontro, un aspro conflitto che divide il Paese... una “guerra di manifesti” (e non solo).
CONÌA - Il Comune di Galatro contro le Terme…
OCELLO - ...e la Direzione delle Terme contro il Comune di Galatro. Chi ha ragione – poeta – mi aiuti a capire? C’è confusione. Doppiezza di linguaggi. Inganno. La Comunità è frastornata. Io, se posso permettermi, credo che il Sindaco stia facendo l’interesse dei cittadini, che voglia tutelarne la salute e i diritti, che...
CONÌA - Non valutare in fretta, Piero. Pensa ai problemi incontrati dal Direttore delle Terme. Agli ostacoli che – ad ogni passo – gli sono stati opposti. Hai letto il testo che difende le sue ragioni? Sono argomenti convincenti.
OCELLO - Mi convincono di più le ragioni del Comune. L’ultimo manifesto è perfetto.
CONÌA - Sospendi il giudizio e rifletti...
OCELLO - Potrei aver ragione, Maestro, ascolti...

La discussione continuò per ore, tra tesi che riproducevano – in un certo senso – le opposte “ragioni” presenti nel Paese. Era come un girare a vuoto, un eterno perdersi tra argomenti e documenti e sentenze e difese ad oltranza di verità parziali. Cosa mancava in questa disputa? Perché era così difficile venirne a capo? Dove stava l’errore? Passò di lì, nel momento più acceso della contesa, Antonio Martino. E subito s’inserì nel dialogo.

MARTINO - Perché vi accalorate tanto - fratelli - possibile che non abbiate ancora capito?
CONÌA e OCELLO - Cosa?
MARTINO - Che l’errore sta nella parzialità delle posizioni. Comune e Direzione Termale “hanno torto nel loro modo di aver ragione, anche se pensano – credetemi – di aver ragione nel loro modo di aver torto”.
CONÌA e OCELLO - Puoi essere più chiaro...
MARTINO - Voglio dire che gli opposti contendenti, a Galatro, difendono quella parte (piccola) di verità, e di interessi, che pensano di rappresentare, e hanno perso di vista – da gran tempo – l’interesse generale.
CONÌA - L’interesse del Paese.
MARTINO - E’ proprio così. Il progetto per il bene e lo sviluppo di Galatro, in questa eterna disputa su chi comanda e chi controlla, su programmi, gestioni, autorizzazioni, legittimazioni… è sparito. Come non vedere che in questo scempio, in questo conflitto perenne, è proprio l’interesse del Paese che viene meno.
OCELLO - Quindi?
MARTINO - Poiché in mezzo a tante dispute la verità si perde, prima la smettono di litigare e prima – ammesso che sia ancora possibile – si potrà definire un “progetto comune per Galatro” e valorizzare un bene che è di tutti. Nella confusione, forze oscure potrebbero prendere il sopravvento.
OCELLO - Pensi alla ‘ndrangheta?
MARTINO - Galatro è in Calabria.
CONÌA - Capisco.
MARTINO - L’interesse generale del Paese dovrebbe “tornare” in primo piano. Ci sono rischi seri. Offuscare l’immagine delle Terme sminuisce, de-potenzia Galatro. Un Paese debole è - facilmente - preda dei cannibali.
CONÌA - Moderazione e buon senso. A questo pensi?
MARTINO - Moderazione, da parte di tutti - nessuno escluso - e una politica che sappia mediare, pacificare i conflitti.
CONÌA - La politica “è” l’arte della mediazione.
MARTINO - Appunto. Bisogna evitare le posizioni estreme, “troppo virtuose”, di molti contendenti. “Il più delle volte le nostre virtù sono soltanto vizi mascherati”. So di persone ragionevoli (e per bene) che sembrano aver perso la retta via: invitano amici e conoscenti a curarsi in altre Terme. Non va bene.
CONÌA - Ma...
MARTINO - Non va bene, Giovanni, si passa immediatamente dalla parte del torto con questo atteggiamento. Così come si è nel torto lanciando “accuse non provate” contro l’Amministrazione. Occorre lavorare per Galatro. Svelenire il clima.
CONÌA - C’è un deficit di Politica nel nostro Paese?
MARTINO - Se la Politica è l’arte di mediare i conflitti, è sparita da tempo. Sparita. Ai vari livelli - individuali e istituzionali - della Comunità. Il Paese vive in grandi difficoltà. Dobbiamo s-p-e-r-a-r-e che prevalga la ragione.

Si osservarono, i tre intellettuali galatresi, mentre quella parola (s-p-e-r-a-r-e) riecheggiava nel vuoto, e i loro sguardi, scettici, tradivano un dubbio segreto. Non dissero nulla. Solo silenzio. Tormento. Infinita tristezza. C’era ancora qualcosa da sperare in quel luogo remoto - e amatissimo - della loro vita terrena?

Nella foto in alto: Angelo Cannatà.


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(21.4.12) IL PAREGGIO DI BILANCIO IN COSTITUZIONE - Il governo Monti, questa è la notizia, ha licenziato il disegno di legge costituzionale sul pareggio di bilancio. Se verrà approvato non sarà più possibile, tra le altre cose, finanziare in deficit servizi pubblici essenziali quali la sanità e l’istruzione o interventi mirati per contrastare un ciclo economico recessivo.
Ma, più in generale, si rinuncerebbe a priori a una politica economica di segno diverso da quella che le istituzioni del capitalismo mondiale ormai di fatto – un fatto che sta diventando diritto - impongono ai governi tenendoli sotto la spada di Damocle del giudizio dei mercati.
A quanto pare anche il PD si appresterebbe a votare questa ennesima (auto)limitazione della democrazia. Se così fosse ci sarebbe da prendere atto che si è trasformato in un partito di destra. Non di sinistra e neppure di centro, ma puramente e semplicemente di destra, non potendosi definire altrimenti una forza che acconsenta a una formale cessione di sovranità - ché di questo si tratta, è inutile girarci intorno - del Parlamento e, per esso, del popolo sovrano.
Ma se così stanno le cose – se questa modifica dovesse passare - c’è da rivolgere una domanda ai costituzionalisti: quanto è da considerarsi “costituzionale”, cioè in accordo con le altre norme della Carta, una disposizione che limita drasticamente il campo d’azione di governi e maggioranze vietando loro una politica economica da realizzarsi attraverso il deficit di bilancio?
Esistono ancora individui e gruppi – tra i quali ci annoveriamo - che non si sono arresi al pensiero unico e sono convinti che esista un’alternativa al rovinoso neoliberismo mercatista che sta distruggendo il liberalismo, la democrazia e lo stesso capitalismo. C’è perciò da chiedersi quanto sia costituzionale doverli assoggettare, in caso di vittoria alle elezioni – evento pur sempre teoricamente possibile - a una legge, addirittura costituzionale, sul pareggio di bilancio. Ma sappiamo trattarsi di una domanda retorica, irricevibile da chi pensa con la testa dei mercati e del FMI.

Nell'immagine: bilancio pareggiato.


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(5.5.12) BREVI CONSIDERAZIONI SUL PRINCIPIO DEL PAREGGIO DI BILANCIO (Maria Francesca Cordiani) - Il principio del pareggio di bilancio sostenuto da alcuni autorevoli ed illustri economisti assurge a rango costituzionale.
Vengono così messe definitivamente al bando le politiche Keynesiane.
L’introduzione nella nostra Carta Costituzionale di tale criterio determina innanzitutto, come già sottolineato in un
precedente articolo su questo giornale, l’affievolimento di uno dei cardini su cui si basa il nostro Paese, ovvero l’appartenenza della sovranità al popolo.
Anche Montesquieu, infatti, nel suo Esprit des lois affermava, che il bilancio dovrebbe rappresentare la volontà dei cittadini, i quali manifestano la loro volontà tramite il Parlamento.
In vero la costituzionalizzazione del suddetto principio impone grossi vincoli al Governo nell’adozione degli interventi di politica economica.
Tale modifica della Costituzione è il frutto di una visione classica della finanza pubblica, nasce cioè da una politica ispirata al liberismo economico sviluppatasi fin dal '700 ad opera di Adamo Smith, di Davide Ricardo, di Jeremy Bentham ed altri, basata sul libero scambio, che l’Italia adottò nel dopoguerra, con la sua adesione al FMI ed alla CEE.
La manovra dovrebbe ridurre il crescente disavanzo e l’elevato debito pubblico, che l’Italia da anni registra, entro i limiti stabiliti nel Patto di stabilità e crescita, ultimamente ribaditi dal Consiglio ECOFIN nel Patto Europlus e nel Six pack.
Essa comporterà molto probabilmente nuovi tagli alla spesa pubblica e secondo alcuni la privatizzazione dei servizi pubblici essenziali e delle imprese pubbliche.
Ma quali saranno le conseguenze di tutto ciò?
A mio avviso si assisterà ad una grave crisi dello Stato sociale.
Appare evidente, infatti, il contrasto tra il principio di cui sopra e gli altri criteri tutelati dalla Costituzione, su cui esso si basa.
Mi riferisco, in particolare, a quello sancito dall’art. 2 della Costituzione che, come è noto, riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali nelle quali si svolge la sua personalità ed al principio di uguaglianza sostanziale di cui alla norma successiva avente come scopo il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i cittadini all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, in base alle loro capacità naturali.
In sostanza si corre il rischio di scardinare valori fondamentali come la libertà e l’uguaglianza.

M. Francesca Cordiani

* * *

Maria Francesca Cordiani coglie nel segno. I valori fondamentali della Costituzione non sono compatibili con le politiche iperliberiste che stanno travolgendo ogni cosa che non sia riconducibile al valore di mercato, al "freddo pagamento in contanti". Quando si capirà che il problema dei problemi, il nemico pubblico numero uno non è la politica corrotta (che pure è un problema e non dappoco) ma le ideologie liberiste-mercatiste-darwiniste che ormai non nascondono quasi più di voler sostituire alla democrazia la mercatocrazia di cui i tecnici sono gli insindacabili gestori, sarà forse troppo tardi per tornare indietro.
Per opporsi alla mercatocrazia non bisogna però temere neppure i paradossi, il più urticante dei quali potrebbe essere, da qui a non molto, che per salvare la democrazia sia il default l'unica strada da battere. Eistono ancora margini per politiche neokeynesiane, che richiedono però che la sinistra riformista faccia la sinistra riformista riprendendosi il territorio che le appartiene; e che gli elettori la votino senza dare ascolto alle sirene del populismo di destra e di sinistra, oltrechè, ovviamente a quelle dell'ideologia dominante.

LA REDAZIONE


Nella foto in alto: sforbiciate alle spese.

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(13.5.12) FRUTTERO E LUCENTINI PER CAPIRE L'OMOFOBIA (Angelo Cannatà) - Torna in mente il libro di Fruttero e Lucentini – “La prevalenza del cretino” – di fronte all’aggressione del giovane gay reggino picchiato in strada e umiliato in ospedale. La mente procede per associazioni e la prima immagine è questa: energumeni – rozzi e incolti – che vomitano violenza omofoba, su un giovane indifeso, “responsabile” di un reato grave: amare.
Sembra che un infermiere gli abbia detto: “Ti consiglio uno psicologo. Con una cura di ormoni puoi guarire”. E’ quest’idea, che l’omosessualità sia una malattia, a generare violenza. Ma dice qualcosa di diverso l’onorevole Giovanardi ogni volta che in Parlamento arringa contro l’omosessualità? Voglio dire: ci sono responsabilità politiche (e pedagogiche) quando si indica l’altro come “diverso”, “anormale”. Si dice: è solo linguaggio, parola, discorso, quello del parlamentare. D’accordo. Ma ognuno utilizza gli strumenti concettuali che ha: e sul corso di Reggio, l’energumeno, ha inviato il “suo” messaggio.
Bisogna chiedersi perché certa politica non riesca a liberarsi dall’omofobia. La risposta va cercata nelle certezze “ideologico-religiose” che - con lo sguardo a una presunta “natura umana” -, veicolano anatemi, divieti, ostracismi.
Il problema ha origini lontane, e - per restare al Novecento - ha trovato nella Germania nazista e nell’Italia fascista udienza, alimento e sviluppo: penso a un libro come “Amori al confino”, di Giorgio Robiony, il racconto degli omosessuali confinati nelle isole Tremiti.
Dietro il gesto dell’energumeno reggino e dell’infermiere ottuso c’è, dunque, il peso della Storia, di una tradizione autoritaria. Storia e politica si sedimentano in una cultura, un atteggiamento, un gesto, un pugno. Oltre al dato storico e politico, c’è quello religioso. La Chiesa si dimentica spesso il suo messaggio centrale: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Possibile che non si veda come – inevitabilmente – certe posizioni finiscano per fungere da alibi all’ottusità perbenista e violenta che dilaga nelle nostre strade? (“E’ un diverso! Dunque, va messo in riga”). Non molti anni fa – su “la Repubblica” – apparve un editoriale titolato: “Chi non ama i diversi non è cristiano”. Titolo provocatorio. Stanava dal bunker del dogma la Chiesa cattolica, evidenziando le sue contraddizioni: si può stare con Gesù e rifiutare all’omosessuale il diritto al Sacramento? E allora: se da più parti arrivano messaggi sbagliati possiamo davvero prendercela con quei giovani balordi che a Reggio, a Roma, a Milano insultano e picchiano un gay? Ci sono, per fortuna, anche segnali positivi: “Bisogna entrare nelle scuole - dicono all’Arcigay - sensibilizzare i ragazzi”. Ecco: bisogna dirlo agli studenti, che Foucault, Gide, Pasolini, Proust, Rimbaud, Shakespeare, Tasso, Platone, Garcìa Lorca, Wilde, Visconti, Verlaine… e qui mi fermo perché l’elenco è infinito, erano gay. I cretini – prevalenti, nella “solitudine affollata” dei centri commerciali – non lo sanno, ma è figlia della sensibilità gay gran parte della cultura mondiale. Bisogna ricordarlo, ogni tanto. Con la speranza che anche la politica e la Chiesa escano dal medioevo.

angelocannata.liceo@libero.it

* Articolo apparso su “Il Quotidiano della Calabria” il 17.04.2012; una sintesi del testo è su “La Repubblica” del 18.04.2012 e sul sito www.repubblica.it: visualizza.

Nella foto: Angelo Cannatà.

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(26.5.12) LETTERA AL SINDACO: RIFLESSIONI DI UN GALATRESE A WINTERTHUR (Domenico Chindamo) - Alcune settimane orsono ho chiesto delle delucidazioni al sindaco di Galatro riguardanti la nuova tassa sugli immobili (IMU), purtroppo ad oggi non ho ricevuto risposta da parte del sindaco. Ho chiesto quindi la pubblicazione di questa mia lettera a Galatro Terme News sperando che il Signor Sindaco si degni di rispondere ai galatresi all'estero, in quanto anche noi abbiamo dei diritti oltre che tanti doveri nei confronti del comune:

Gentile Sindaco,
il mio nome é Domenico Chindamo. Sono un galatrese residente in Svizzera (a Winterthur come la maggior parte dei galatresi in Svizzera), sono possessore di un immobile nel comune di Galatro (un appartamento in via La Longa).
Essendo che mi occupo di emigrazione, vorrei sapere la posizione del comune di Galatro a riguardo della nuova tassa comunale (IMU) nei confronti degli emigrati, essendo che il governo Monti ha varato una norma che demanda ai singoli comuni italiani la possibilità di considerare, o meno, come prima casa l’abitazione degli iscritti all’AIRE, analogamente a quanto è stato fatto per le persone che hanno lasciato la loro abitazione per essere ricoverate in una struttura per anziani.
Lei capirà l'insicurezza che regna nei nostri concittadini. Essendo che i figli ed i nipoti degli emigrati non sono per la maggior parte interessati agli immobili nel paese di provenienza dei genitori, si porrà il problema che se l'IMU verrà calcolata come seconda casa, molti emigrati venderanno l'immobile in Italia e così facendo spezzeranno il cordone ombelicale che li lega al paese di provenienza.
Le voglio ricordare che l'emigrazione verso la Svizzera dei galatresi é iniziata agli inizi degli anni '60 del secolo scorso e quindi siamo alla terza o quarta generazione, questo comporta che appunto molti giovani di origine galatrese non verranno a passare le vacanze al paese, con conseguente perdita finanziaria per gli esercizi commerciali così come anche perdite di entrate fiscali del comune.
La prego quindi di farmi sapere al più presto la Vostra posizione così come anche l'aliquota che il comune intende adottare essendo che anche in questo caso la legge prevede una certa libertà da parte dei comuni. Appena avrò la risposta provvederò ad informare i nostri compaesani, magari con una serata informativa sul tema.
Distinti saluti
Domenico Chindamo
domenico.chindamo@baloise.ch

* * *

Oltre alla lettera, voglio allegare alcune mie riflessioni:

Gentile Signor Sindaco,
i galatresi all'estero (ma anche nel nord Italia) sono probabilmente più numerosi dei galatresi residenti a Galatro. Non si ricordi di noi solo quando ci sono le elezioni, ma cerchi di ricordarsi di noi anche quando abbiamo delle domande. Si ricordi che io Le ho fatto delle domande e non ho chiesto favori.
Gentile Signor Sindaco, io vivo a Winterthur (Svizzera) e, per chiarire alcune posizioni del comune di Winterthur a riguardo di un progetto dei ragazzi di lingua Italiana, ho scritto al sindaco il quale nel giro di una settimana mi ha dato risposta. Adesso la domanda mi sorge spontanea, il sindaco di Galatro con circa 1800 abitanti é più impegnato del sindaco di Winterthur con oltre 100.000 abitanti per non darmi risposta? Forse non trova il tempo in quanto impegnato con cene di lavoro o di ringraziamento ad alcuni concittadini particolarmente meritevoli?
Forse non si tratta di avere più o meno tempo, ma é più probabile che si tratta di avere più o meno rispetto verso alcune categorie di persone. A me i miei genitori mi hanno insegnato che il rispetto non si ha solo nei confronti di alcuni e non nei confronti di altri, bensì si devono rispettare tutti nella loro dignità.
Gentile Signor Sindaco sà quale é la fregatura di tutta questa storia? Io a Winterthur non posso dare il voto a questo sindaco che mi risponde in quanto non ho diritto di voto, ma a Galatro potrei pure votare.
Si ricordi che le domande che Le ho rivolto richiedono risposte politiche e non tecniche (spero che lei capisca cosa intendo).
Spero comunque che in questo comportamento non ci sia la volontà di snobbarci ma che sia solo una brutta e clamorosa svista.
Cari arrabbiati saluti da Winterthur
Domenico Chindamo

Nella foto in alto: panorama di Winterthur, luogo di residenza di molti galatresi.

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(28.5.12) L'IDEOLOGIA NEOLIBERISTA: UN DELIRIO COLLETTIVO, UNA CATASTROFE EPOCALE (Domenico Distilo) - Nuove tasse e tagli di spesa che da sei mesi il governo Monti ci ammannisce a profusione non sono finora serviti a nulla. Anzi, nella crisi ci si sta sempre più avvitando con il Pil in picchiata, l’aumento vertiginoso del costo della vita e il sostanziale blocco del credito da parte delle banche.
Eppure la stragrande maggioranza dei politici e dei commentatori continua a non voler capire e a menare il can per l’aia discettando inutilmente di sprechi, ripartizione del debito per abitante ed altre amenità. Con il risultato inevitabile di disorientare i cittadini e non far capire loro nulla, incomprensione che li trasforma in carne da cannone dei populismi e dell’antipolitica, che sempre impazzano quando la gente, oltre a star male, ha le idee confuse.

Una corretta pedagogia della crisi dovrebbe invece soffermarsi su alcune cose essenziali, che elenchiamo di seguito.

1. Austerità e rigore
Le politiche seguite finora vanno, puramente e semplicemente, rovesciate perché, con ogni evidenza, fallimentari. Esse si basano sul presupposto che la messa in ordine dei conti farà ripartire l’economia. Il nesso causale tra le due cose non è però mai stato dimostrato.

2. Debito
Si dice: mettere i conti a posto serve a dare fiducia ai mercati e a ridurre lo spread. Ma a parte che le misure per la messa a posto non possono non essere depressive -guastando vieppiù i conti e innescando un circolo vizioso- l’interesse di chi investe nel debito dovrebbe consistere nello spuntare un interesse più alto che solo il rischio di non rientrare dall’investimento dovrebbe rendere possibile. Ma la logica dei mercati non è così lineare. A renderla contorta c’è il fatto che i detentori di ingenti stock di capitali e di titoli di debito speculino con vendite allo scoperto. Sui debiti sovrani ingrassano gli speculatori finanziari, che potranno continuare a farlo fino a quando i governi non si ricorderanno che i debiti sovrani sono, appunto, sovrani, e che l’essenza della sovranità consiste nel poterli cancellare. Allora, invece di strapparsi i capelli l’unica cosa sensata sarebbe, intanto, lo studio di misure per colpire la speculazione con forme più o meno varie di tassazione e/o di limitazione dei movimenti. La libertà dei capitali non è la libertà, vivaddio!

3. Uscita dall’euro
Sulla possibile, ancorché improbabile, uscita dall’euro semplicemente non si ragiona. Ci si limita ad evocare scenari catastrofici, facendo del terrorismo psicologico. Ora, è vero che sono da prendere in considerazione i rischi connessi all’abbandono della moneta unica, ma non sono da trascurare neppure quelli legati alla permanenza. Se restare nell’euro vuol dire essere danneggiati da una moneta troppo forte e per noi insostenibile, allora è meglio uscire. Detto più chiaramente: il governo dell’ euro è stato finora a misura della Germania, non di tutta l’Unione, per cui invece di assecondare la Cancelliera bisognerebbe dirle a brutto muso: se la Germania ha interesse alla fine della moneta unica e, con essa, dell’Unione, s’accomodi pure, vedremo poi chi starà peggio! Se davvero finisse l’euro la Germania dovrebbe, infatti, vedersela con le svalutazioni competitive dei paesi dell’Europa del Sud e con la chiusura di fatto di questi mercati per le merci tedesche. E non guasterebbe la minaccia di creare un secondo euro dell’Europa mediterranea. Se avessimo politici degni del nome, non economisti imprestati alla politica e dal pensiero ultraconvergente, queste ipotesi non sarebbero solo “di scuola”.

4. Mercati e democrazia
I due termini appaiono sempre più in conflitto, con le istituzioni democratiche in balia di poteri irresponsabili, sottratti al giudizio dei cittadini. Si teme, come è stato evidente allorché l’ex premier greco Papandreu ha proposto il referendum sul debito, il giudizio della gente sui mercati, accreditando la tesi che i popoli, per dirla con una frase di Hegel, “non sanno quello che vogliono”. Che a dirigere i processi politici debba essere un’elite tecnocratica è però solo la versione aggiornata della vecchia idea di Platone del filosofo-re, riciclata da Comte nell’Ottocento e strapazzata da Popper nel Novecento. Se c’è una cosa che la storia degli ultimi due secoli insegna è che i mercati lasciati a se stessi generano crisi, dittature e guerre. Il mercato immaginato dagli ideologi liberisti quale luogo ideale di forze in dinamico equilibrio è un’utopia pericolosa, utopia che rappresenta però, in questo momento, l’ideologia dominante.

5. Pareggio di bilancio in Costituzione
E’ pura follia! Anzi, peggio, una bestialità pazzesca, un obbrobrio che farà inorridire i posteri. A parte la nefandezza di affrontare i problemi di politica contingente, ordinaria, usando le riforme costituzionali –che dovrebbero essere un fatto eccezionale- , l’effetto della costituzionalizzazione del pareggio di bilancio è la preclusione di ogni politica economica che non sia basata sull’offerta, cioè sul taglio delle tasse e sulla riduzione della spesa pubblica. Coerenza vorrebbe che il keynesismo venisse dichiarato fuori legge e i keynesiani arrestati. E’ perciò semplicemente strabiliante che gli evidentissimi profili di incompatibilità di questa cosiddetta riforma non siano stati notati se non da qualche opinionista isolato (Stefano Rodotà su Repubblica). Eppure si tratta di qualcosa che stravolge l’intero impianto della Carta, inficiando gravemente la democrazia stessa. Per di più con un grado di irrazionalità così elevato da potersi paragonare a quello che si avrebbe se, per fare un esempio, con legge costituzionale si vietasse di risolvere i problemi del traffico costruendo le piste ciclabili.

6. Il paradosso del moderatismo estremista
L’asse della discussione politico-economica si è talmente spostato a destra – con l’anatema nei confronti di chiunque non professi l’ortodossia neoliberista - che alcune parole – welfare, istruzione pubblica, sanità pubblica, diritto al (e protezione del) lavoro - sono diventate impronunciabili, le si avverte come circondate da un’aura di negatività. Così capita che chi si sente lontano, culturalmente e psicologicamente, dalle ideologie storicamente di sinistra, venga percepito dai suoi interlocutori come un estremista di sinistra. Ma non è lui ad essere diventato estremista di sinistra. Sono i suoi interlocutori a essersi fatti plagiare da idee troppo di destra che, essendo divenute senso comune, producono un effetto distorcente del giudizio sulle idee e sulle persone. Questi aspetti meritano un articolo a parte, il prossimo.

Nella foto in alto: mazzi di dollari.


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(29.5.12) IL SINDACO HA RISPOSTO ALLE MIE DOMANDE SULL'IMU (Domenico Chindamo) - Cari compaesani, devo ammettere che il Signor Carmelo Panetta (il Sindaco) ha provveduto immediatamente dopo la pubblicazione della mia lettera su Galatro Terme News a rispondere alle mie domande riguardanti la tassa comunale IMU.
Nella sua lettera di chiarimento il Sindaco mi spiega in modo esaustivo che non c'é alcuna intenzione di mancare di rispetto nei confronti dei galatresi sparsi per tutto il mondo, ma semplicemente la mia lettera non era giunta fino a lui.
Mi ha altresì garantito che provvederà ad indagare per quale motivo la mia lettera non gli sia arrivata.
Io mi scuso personalmente con il Signor Carmelo Panetta se in qualche modo si é sentito offeso dalla mia lettera, che comunque non voleva essere un attacco a lui personalmente, bensì rispecchiava lo stato d'animo di una persona che non riceve una risposta a delle domande fatte.
Distinti saluti
Domenico Chindamo

Nell'immagine: tassa IMU sulla casa.

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(31.5.12) IL TERREMOTO E LA CROCE (Michele Scozzarra) - La terra sussulta ancora. È accaduto ancora in Emilia… La terra ha tremato sotto le macerie, facendone altre. Nuove scosse hanno tirato giù case, fabbriche, chiese. Nuovi morti, altri sfollati, 8mila, si aggiungono a quelli che già sono fuori dalle loro case o le hanno perse del tutto. Il terremoto ha colpito ancora lì. Modena, Mirandola, San Felice sul Panaro, Concordia, Novi, Finale Emilia.
Di fronte allo sgomento per questi fatti e alla morte casuale e ingiusta che portano con sé, viene la tentazione di pensare alla terra come a una specie di madre-matrigna. Una madre cattiva. Mentre invece la terra è nostra sorella. È una povera creatura come noi, ha delle imperfezioni, delle fratture, dei sussulti. Ha dentro qualcosa che la rende imperfetta, come siamo imperfetti noi.
Quando accadono queste cose siamo improvvisamente sbattuti di fronte a quello che non possiamo mutare. Il terremoto mette la nostra faccia davanti alla casualità. Alcuni perdono la vita per la caduta casuale di una pietra. Mentre questo accade, altri, senza un apparente perché, si salvano. Casualmente incontriamo la persona che amiamo, casualmente ci troviamo a vivere in una città piuttosto che in un’altra…
Siamo davvero quest'ombra che si dissolve in un istante. Noi e tutte le bellezze che il genio umano crea nei secoli. Un secondo, al massimo dieci, e non solo noi, ma l'eternità dell'arte si fa polvere... Ah sì, lo sappiamo che ogni dieci quindici anni, in Italia dobbiamo fare i conti con un sisma devastatore... ma ogni volta sembra la prima. Basta un istante per capovolgere il destino. I terremoti ristabiliscono in un momento questa memoria collettiva. Ci sintonizzano tutti quanti sulla lunghezza d'onda delle domande di sempre, quelle sul significato del nostro affannarsi quotidiano, sul perché del dolore innocente... Le tragedie che capitano nella vita di ciascuno, e costellano la storia di tutte le famiglie, ci fanno sentire soli, incompresi dagli altri. Un lutto improvviso, la percezione della fine ci assale come un groppo e non se ne accorge nessuno, mentre le città girano come se niente fosse e tutto sembra sordo alla nostra angoscia. Ormai i funerali metropolitani sono privatissimi, la gente se ne frega, c'ha da lavorare. Ma quando la tragedia si allarga a un popolo ecco che la solitudine è come se si sciogliesse nelle lacrime di una sola famiglia, ci pare di essere tornati un popolo, con un solo scopo, ci viene in mente che siamo stati stupidi a farci del male: la terra che ha tremato ci univa tutti, perché sbranarci? E' così, il terremoto ha la forza immane della natura e coinvolge l'intero popolo che si sente privato del suo perno, sbattuto nel vuoto, in balia di mani mostruosamente grandi. Per un giorno, forse due giorni siamo una sola famiglia, ci vogliamo bene, capiamo di più le cose, misuriamo il vero peso del denaro, ci assale l'idea che abbiamo trascurato la semplicità delle cose semplici e vere, quelle che ci mettono nel cuore una speranza che non viene meno neanche di fronte al più grande dei terremoti. Non la speranza di una vita senza problemi: piuttosto quella che viene da una croce, annuncio di resurrezione, significato misterioso di un dolore altrimenti destinato a rimanere senza senso.
Sta in quella croce, per tutti, la vera forza di ricominciare.

Nella foto: Un crocifisso fra le macerie nel recente terremoto in Emilia.


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(6.6.12) IL DIRITTO E IL TORTO (Angelo Cannatà) - La vicenda di Annarosa Macrì, come tante storie calabresi, ha dell’incredibile. In un Paese in cui un numero infinito di giornalisti Rai scrive sui giornali – regionali e nazionali – a lei è impedito: non può scrivere su “Il Quotidiano della Calabria”.
Si invoca l’art. 8 del contratto aziendale, che, puntualmente, viene scavalcato in mille circostanze; il sindacato giornalisti, invece di difenderla, dà ragione alla controparte.
Cosa sta accadendo? Perché? Siamo in presenza di una vicenda anomala. Non si comprende la ratio di questa censura, così personalizzata e persecutoria.
Se c’è una ragione non è “dicibile”, visto che non viene “detta”.
La nostra ipotesi (quasi una certezza, conoscendo la gente italica) è che a vicenda conclusa i responsabili di questa brutta storia si vergogneranno, rifugiandosi nell’oblio: “ ‘Io ho fatto questo’, dice la mia memoria. ‘Io non posso aver fatto questo’ dice il mio orgoglio e rimane irremovibile. Alla fine, la memoria si arrende” (Nietzsche). Intanto, a noi tocca il compito di ricordare e denunciare.
La comunicazione ricevuta dalla giornalista Rai è, tecnicamente, ineccepibile: «Il Direttore Generale ha riscontrato negativamente la richiesta di autorizzazione alla collaborazione con il “Quotidiano della Calabria”». Il contratto di lavoro giornalistico concede piena libertà - lo ricordava Matteo Cosenza - di non rilasciare autorizzazioni a collaborazioni.
Il punto è che dietro le decisioni “tecnicamente ineccepibili”, passano, spesso, fatti insopportabili: “il diritto a tutti i costi diventa ingiuria”, se usato a corrente alternata.
Di più: riuscite a immaginare il rifiuto Rai, a Bruno Vespa, di scrivere su “Panorama”? Non ci riuscite. E allora: “Le leggi sono come ragnatele: quando qualcosa di leggero e di debole ci cade sopra, lo trattengono, mentre se ci cade una cosa più grande, le sfonda e fugge via.” E’ proprio questo che non sopportiamo. E rivendichiamo il diritto di dirlo: è una vergogna.
angelocannata.liceo@libero.it

Articolo apparso su “Il Quotidiano della Calabria” del 22.05.2012

Nella foto: la giornalista Annarosa Macrì.

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(22.6.12) DAL MANUALE DEL PERFETTO LIBERISTA (Domenico Distilo) -
1. Sono vietati, assolutamente vietati, gli aiuti statali alle imprese.
2. Non si possono mettere limiti e freni alla circolazione dei capitali.
3. La ricchezza non va tassata.
4. Il lavoro è una merce e va trattato come tale.
5. Non si possono mettere limiti alla libertà d’impresa, soprattutto della grande impresa.
6. La spesa pubblica è di per sé brutta e cattiva.
7. Il settore pubblico va ridotto all’osso oppure, sarebbe meglio, del tutto abolito.
8. Il deficit pubblico va abolito.
9. Il debito pubblico va restituito.
10. Le svalutazioni monetarie non si possono fare, sono una forma di dumping.
11. La scuola pubblica va privatizzata.
12. Idem la sanità pubblica.
13. La previdenza pubblica va abolita.
14. E sostituita con le assicurazioni (private).
15. Nessuna prestazione deve essere gratis per nessuno.
16. Il valore legale dei titoli di studio va abolito.
17. Vanno abolite le carceri pubbliche.
18. E sostituite con campi di lavoro forzato affidati alla gestione di imprese private.
19. La polizia va abolita.
20. E sostituita con ronde di volontari.
21. L’ amministrazione giudiziaria va abolita.
22. E sostituita con giudici pagati in solido dalle parti.
23. Vanno abolite le assemblee elettive, a partire dai parlamenti nazionali.
24. Vanno abolite le elezioni: costano troppo!
25. Tutto il patrimonio immobiliare statale va messo in liquidazione.
26. Vanno aboliti permessi e licenze: limitano il mercato e costano troppo.
27. Va abolita anche la patente di guida: basta il principio “chi rompe (provoca incidenti) paga (risarcisce le vittime)".
28. Vanno abolite le normative ambientali: sono costose e di dubbia efficacia.
29. Vanno abolite le norme a tutela della salute: limitano la libertà del mercato.
30. Nessun controllo va effettuato su chi produce.
31. Va abolito l’obbligo di riposo settimanale.
32. Va abolito il diritto alle ferie (in nome della flessibilità del lavoro).
33. Va abolita la domenica.
34. Vanno aboliti tutti gli altri giorni festivi.
35. Va abolito l’obbligo scolastico: chi vuole s’istruisca; chi no, no!
36. Non si faranno più opere pubbliche.
37. Lo Stato non faccia più campagne educative di nessun tipo.
38. Si abolisca il divieto di fumare nei luoghi pubblici.
39. Si aboliscano le norme che disciplinano i contratti.
40. Si aboliscano le norme sullo smaltimento dei rifiuti tossici.
41. Si aboliscano i funerali, i matrimoni e tutte le pubbliche cerimonie: costano troppo.
42. Si aboliscano le vaccinazioni obbligatorie dei bambini.
43. Non si faccia più la distribuzione gratuita di vaccini agli anziani.
44. Si aboliscano i cimiteri e si torni alla sepoltura “dove capita”, come prima dell’editto di Saint Cloud: si ridurranno i costi.
45. Si dia a tutti la possibilità di costruire, anche in terreno demaniale, anche in prossimità del cratere dell’Etna: chi lo fa, lo fa a suo rischio.
46. Facciamo in modo che i giornali non diano notizie su privati: violano la privacy.
47. Aboliamo i comunicati sulla circolazione stradale: costano troppo e ognuno può imparare a cercarsi da solo le notizie.
48. Abbandoniamo al loro destino i protocolli sull’ambiente (Kyoto).
49. Sciogliamo tutte le associazioni filantropiche ecc. Chiedono troppi soldi.
50. Aboliamo la società, esista solo l’individuo!

Nell'immagine: la faccia del vero liberista.


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